Appoggiandosi sulle evidenze della scienza e sulle evoluzioni della teologia (e in particolare su “Amoris laetitia”, l’esortazione apostolica di papa Francesco), la conferenza episcopale cattolica tedesca ha riconosciuto che l’omosessualità, esattamente come l’eterosessualità, è una “forma normale di predisposizione sessuale” (la bisessualità, invece, non è stata citata). I vescovi hanno condannato “ogni forma di discriminazione delle persone con un orientamento omosessuale” e soprattutto le cosiddette “terapie riparative” o “terapie di conversione”, quelle pratiche pseudo-scientifiche che promettono di “curare l’omosessualità” e che, tra l’altro, avevano ricevuto una netta sconfessione qualche giorno prima anche dal vescovo francese Benoît Rivière.
Queste prese di posizione non fanno sicuramente l’unanimità nella Chiesa cattolica: un mese fa, per esempio, la conferenza episcopale di Senegal, Mauritania, Capo Verde e Guinea ha lanciato un appello contro qualsiasi iniziativa per legalizzare l’omosessualità in Senegal, riprendendo una bufala molto diffusa secondo cui governi stranieri e massoneria sarebbe sul punto di imporre la depenalizzazione nel paese. Le dichiarazioni che arrivano dai prelati europei mostrano comunque quanto la Chiesa cattolica si stia lentamente aprendo a riconoscere e accogliere gay e lesbiche. Molto più difficile, invece, sembra il cammino da percorrere per le persone trans, anche considerando le parole poco concilianti di papa Francesco.
Una pastora trans
Per questo non meraviglia che donne come Nicole Garcia abbandonino il cattolicesimo e si rivolgano ad altre chiese cristiane. Garcia ha avuto un’adolescenza da uomo molto devoto, ma poi il suo desiderio di indossare abiti femminili l’ha spinta a lasciare la religione. Ha iniziato a frequentare festini gay, perché credeva che fossero gli unici posti dove potesse vestirsi da donna. Eppure qualcosa ancora la tormentava. Per mettere a tacere questi pensieri si è persa nella droga e nell’alcol. Non era né felice né soddisfatta di sé e per questo ha cercato di “tornare a Gesù“: ha conosciuto una donna, che ha sposato in un matrimonio cattolico. Non era ovviamente la soluzione giusta: Garcia è tornata all’alcol e dopo qualche anno la moglie ha ottenuto il divorzio.
A salvarla è stato un ciclo di terapia gratuita. In pochissimo tempo Garcia ha capito che non voleva semplicemente indossare vestiti da donna, ma che lei stessa era una donna: era evidente, ma era anche un concetto talmente tabù che non era mai riuscita ad ammetterlo prima. Ha iniziato il percorso di transizione e, in un centro medico, un’altra persona trans l’ha invitata alla locale chiesa luterana. Garcia è andata, non aspettandosi granché. E invece è stata investita da un’immediata ondata di accettazione, di accoglienza e di amore che l’ha travolta.
Garcia racconta di aver riscoperto la fede e in poco tempo è diventata una leader della sua comunità. Nessuno ha mai avuto problemi legati alla sua identità di genere o al suo passato di consumatrice di alcol e droghe. E questo le ha permesso di diventare molto sicura di sé: “Nessuno può mettere in dubbio la mia fede, la mia devozione a Cristo, la mia devozione alla chiesa” afferma. E così questa donna è appena diventata la prima pastora trans latino-americana della Chiesa evangelica luterana in America. “Essere trans è secondario” spiega, e queste poche parole raccontano da sole quanto sia lontana la realtà cattolica.
Pier Cesare Notaro
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