Skip to main content

Per il pubblico religioso che vive seguendo la Torah, una famiglia normale è formata da un uomo e da una donna. Non dobbiamo provare vergogna per il fatto di vivere in questo modo naturale“. A parlare non è un fondamentalista ebraico qualsiasi, ma il rabbino ortodosso Rafi Peretz, ministro dell’educazione di Israele, uno stato che in genere si vanta di essere uno dei paesi più accoglienti del mondo con le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali). E, tanto per non lasciare spazio a qualche dubbio sulla sua omofobia, il ministro ha negato la possibilità di avere un figlio gay con queste parole: “Grazie a Dio i miei figli sono cresciuti in modo naturale e sano e ora costruiscono le loro famiglie sui valori ebraici“.

Le sue posizioni non sono certo una sorpresa: il premier Benjamin Netanyahu, la cui maggioranza ha sempre bocciato ogni proposta di legge a favore dei diritti delle minoranze sessuali, sapeva benissimo a chi stava affidando il ministero dell’educazione. Peretz è un esperto della tecnica del lanciare la pietra e nascondere la mano: in passato ha paragonato gli omosessuali ai cani (ma poi si è scusato) e ha promosso attivamente le cosiddette terapie riparative, forme di tortura fisica e psicologica che promettono di “convertire” gay e lesbiche all’eterosessualità (ma poi le ha condannate). Il religioso e politico, comunque, non fa mai fatto retromarcia sulla condanna dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e sull’idea che l’omosessualità dovrebbero essere nascosta.

Leggi anche: Netanyahu punta a un governo ancora più omofobo e razzista

Le reazioni

Aguda, la principale associazione arcobaleno israeliana, ha scritto a Peretz: “Purtroppo tutto quello che ricorderemo del tuo comportamento da ministro dell’educazione è odio, ignoranza e inazione“. Ma la reazione più significativa è arrivata dalle scuole di Tel Aviv, che, con il benestare del sindaco laburista Ron Huldai, hanno dedicato 15 minuti a una discussione su tolleranza, coesistenza e diversi modi di intendere la famiglia.

Ovviamente anche il mondo della politica ha reagito. Il parlamentare gay laburista Itzik Shmuli ha reagito con una propria foto con marito e figlio: “Ecco com’è una famiglia ‘naturale e sana’“. Benny Gantz, leader della coalizione liberale Kahol Lavan (Blu e bianco), ha commentato: “Nel nostro paese nel 2020 un ministro dell’educazione deve avere una visione rispettosa di tutti i bambini in Israele, della loro religione, del loro orientamento sessuale e della loro nazionalità“. Parole che però suonano ipocrite nella stessa bocca che si è vantata di “aver riportato all’Età della pietra” alcune zone della Striscia di Gaza.

Leggi anche: Israele, l’altra faccia del Pride: apartheid e pinkwashing

Poche speranze

Gantz, sotto accusa nei Paesi Bassi per crimini di guerra, sul conflitto israelo-palestinese ha posizioni molto simili a quelle dell’ex maggioranza di estrema destra, tanto è vero che quando Netanyahu ha deciso di annettere unilateralmente la valle del Giodano il suo oppositore si è lamentato non perché la decisione violava evidentemente il diritto internazionale, ma perché il governo gli avrebbe rubato l’idea.

Quindi non sembra proprio un caso che le parole del ministro Peretz abbiano creato più scandalo della sua reiterata alleanza, voluta e benedetta da Netanyahu, con Otzma Yehudit (Potere ebraico), un partito legato al terrorismo fondamentalista ebraico basato sugli insegnamenti esplicitamente razzisti e violenti di Meir Kahane. Dopo lo sdoganamento dell’ala più estremista dell’estrema destra, si può sperare al massimo (se e solo se le elezioni non andranno nel peggiore dei modi) che la nuova maggioranza israeliana faccia qualche apertura sui diritti delle minoranze sessuali, mentre appare ancora lontanissima la fine della profonda crisi democratica del paese.

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: Pikremo (CC0)

Leave a Reply