L’omofobia nel mondo del calcio è, purtroppo, un fatto conclamato: numerosi sono infatti i casi di atleti che, nel corso degli anni, hanno subito e subiscono discriminazioni per il loro orientamento sessuale. In un recente articolo apparso sul sito di informazione L’Ultimo Uomo e significativamente intitolato “Breve storia dell’omofobia nel calcio”, Dario Saltari descrive con precisione le discriminazioni e le sofferenze vissute da alcuni protagonisti dello sport contemporaneo crudelmente discriminati.
Si va da Charlie George, che negli anni ’70, quando militava come attaccante nell’Arsenal, si sentiva chiedere dai tifosi avversari dove avesse lasciato la borsetta, a Graeme Le Saux, detestato dai suoi stessi compagni di squadra e perseguitato dal coro “Le Saux takes it up the arse” (Le Saux lo prende nel culo), fino al più recente caso di Héctor Bellerin, insultato a più riprese per i suoi lunghi capelli e la passione per la moda.
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La denuncia di Bellerin
“Alcuni tifosi riescono a essere molto offensivi. La maggior parte degli insulti è online, ma se ne sentono anche allo stadio – ha spiegato il giocatore in un’intervista raccolta dal Times – Mi chiamano ‘lesbica’ perché ho i capelli lunghi, ma arrivano anche altri tipi di insulti omofobi“. A causa degli attacchi subiti sui social, Bellerin è stato anche costretto a chiudere temporaneamente tutti i suoi account. “Agisci in modo leggermente diverso e diventi un bersaglio, ti fanno pressione per farti conformare – ha sottolineato il terzino in forza all’Arsenal – Questo è molto pericoloso. Nella vita, ognuno dovrebbe poter esprimere sé stesso, le persone sarebbero più felici in questo modo“.
Un po’ quello che è accaduto a Carlo Carcano, allenatore tra i più vincenti della storia della Juventus, con ben quattro scudetti tra il 1930 e il 1934, costretto a lasciare la panchina perché sospettato di attentare alle virtù di alcuni membri della squadra. E come dimenticare l’augurio di Antonio Cassano? “Froci in Nazionale? Speriamo che non ci siano, sono problemi loro“.
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Il messaggio di Ekdal
Contro questa visione omofobica e profondamente machista del calcio italiano e internazionale si sono per fortuna schierati in tanti. L’ultimo in ordine di tempo è stato Albin Ekdal, centrocampista della Sampdoria e giocatore di punta della Nazionale svedese. In un lungo messaggio diffuso in occasione dell’incontro “Sport vs Omofobia, una partita da vincere” organizzato al Parlamento Europeo, il giocatore ha espresso la sua preoccupazione per l’ambiente ostile e difficile in cui molti atleti sono costretti a passare le loro giornate.
“In un mondo ideale nessuno dovrebbe sentirsi a disagio nel dichiararsi omosessuale, che sia nella vita o nel calcio, ma purtroppo la realtà è molto diversa. Nel calcio solo 8 giocatori si sono ufficialmente dichiarati omosessuali, molti altri vorrebbero farlo, ma non se ne sentono liberi per paura delle reazioni negative” ha sottolineato Ekdal, augurandosi che presto le cose possano cambiare. “Dobbiamo reagire utilizzando l’istruzione come una forza per un cambiamento positivo – ha continuato il giocatore – Che società siamo se un ragazzino non può seguire il suo sogno di diventare un calciatore per via del suo orientamento sessuale?“.
Rompere il tabù
Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche Vivianne Miedema, attaccante dell’Arsenal dichiaratamente lesbica e fidanzata con la compagna di squadra Lisa Evans. “Se un giocatore famoso riuscisse a fare coming out e la sua rivelazione fosse oggetto di comprensione e rispetto – ha spiegato Miedema alla BBC – sarebbe molto più facile per molti giovani ragazzi fare un passo in avanti e mostrarsi senza paura“.
Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 stelle al Parlamento Europeo e organizzatrice dell’evento contro l’omofobia insieme al popolare Tomasz Frankowski e al socialista Marc Tarabella, ha espresso parole di fiducia per l’imminente futuro: “Nel mondo della politica i primi tabù iniziano a cadere: è emblematico e sinonimo di apertura il grande consenso ottenuto in Iowa alle primarie del Partito Democratico da Pete Buttigieg, 38enne gay dichiarato e sposato da due anni. Auspichiamo che anche il mondo dello sport possa recitare un ruolo da protagonista nella battaglia contro l’omofobia“.
Nicole Zaramella
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