Il tribunale di Wrocław, in Polonia, ha respinto un procedimento fatto contro l’associazione cattolica ultraconservatrice Fundacja Pro (Fondazione pro, nel senso del motto anti-abortista “pro vita“): la denuncia riguardava l’affissione di manifesti stradali di stampo apertamente omofobo all’interno di una campagna “informativa” fatta dall’organizzazione. La campagna è piuttosto violenta: si va dallo slogan “La lobby LGBT vuole insegnare ai nostri figli” a una bandiera arcobaleno cancellata e con la scritta “Stop alla pedofilia”, fino ad affermare che la pedofilia, appunto, sarebbe “venti volte più comune” tra le persone omosessuali.
La denuncia era stata fatta dall’avvocato Bartłomiej Ciążyński, che è vicepresidente del consiglio comunale della città, ma il giudice del tribunale di Wrocław, Adam Maciński, ha motivato la sentenza dicendo che “la campagna dovrebbe essere considerata dal punto di vista dell’informazione e della sua dimensione sociale: mostra al pubblico il problema della pedofilia e i modi diversi con cui ci si può approcciare all’educazione sessuale per i minori, affrontando anche il problema di un’educazione sessuale estrema”. Secondo Maciński, la campagna “è l’espressione della libertà di parola e di credo” dei promotori.
Chi minaccia i bambini?
Durante lo scorso anno il tribunale di Danzica ha vietato a Fundacja Pro di continuare a usare i rapporti pseudo-scientifici che affermano l’equivalenza tra omosessualità e pedofilia. E la stessa organizzazione è dietro alla proposta di legge nota come “Stop pedofilia”, depositata in parlamento, per vietare l’educazione sessuale, prevedendo pene detentive fino a tre anni. La proposta ha l’appoggio di alcuni parlamentari del partito di maggioranza Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia, PiS), i quali hanno dichiarato di voler aumentare le pene previste fino a cinque anni.
Gli ambienti conservatori polacchi da diverso tempo stanno facendo una guerra contro i diritti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) e contro la circolazione di qualsiasi informazione sulle minoranze sessuali. Per Jarosław Kaczyński, ex primo ministro e leader di fatto di PiS, “la sessualizzazione dei bambini deve essere combattuta e sconfitta, perché è in corso una minaccia alla civiltà di tutta Europa, che è una civiltà basata sul cristianesimo”.
Posizioni simili vengono prese anche dalla potente Chiesa cattolica polacca. “L’ideologia assassina LGBT usa l’educazione sessuale per distruggere l’innocenza dei più giovani” sostiene per esempio Marek Jędraszewski, arcivescovo di Cracovia, la cui diocesi è al centro di uno scandalo di molestie nei confronti di minori.
Alessandro Garzi
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