È scomparso da oltre un mese e mezzo un giornalista pachistano esiliato in Svezia, Sajid Hussain, fuggito dal proprio paese d’origine nel 2012 e residente, dopo un po’ di peregrinazioni per vari paesi, nei pressi della città universitaria di Uppsala, a una settantina di chilometri da Stoccolma. Hussain è salito su un treno nella capitale scandinava alle 11.30 del 2 marzo, ma non è mai arrivato a casa. La notizia, dopo la denuncia alla polizia, è stata mantenuta riservata fino a pochi giorni fa, per cercare di favorire il progredire delle indagini. Purtroppo però la discrezione non sembra aver prodotto frutti.
L’ombra dell’intelligence
Hussain redigeva il giornale online Balochistan Times, dedicato alle violazioni dei diritti umani nella regione pachistana del Belucistan, dove sono attivi alcuni gruppi di ribelli e non esiste altra fonte ufficiale di notizie se non quella offerta dall’esercito. Questo, insieme alle uniche evidente riscontrate, fa pensare che la sparizione sia avvenuta a opera dei servizi segreti del Pakistan. Erik Halkjaer, presidente della sezione svedese di Reporter senza frontiere (RSF), ha esortato la polizia a proseguire e approfondire le indagini: “La scomparsa di Sajid Hussain è preoccupante. Considerando i recenti attacchi e le molestie contro altri giornalisti pachistani in Europa, non possiamo ignorare la possibilità che la sua scomparsa sia legata al suo lavoro“.
Ancora più esplicito il suo omologo per la sezione Asia-Pacifico di RSF, Daniel Bastard, che ha detto senza mezzi termini: “Tutto indica che si tratta di una sparizione forzata. E se ci si chiede chi avrebbe interesse a mettere a tacere un giornalista dissidente, la prima risposta dovrebbe essere i servizi di intelligence pachistani. Alla luce della natura degli articoli pubblicati da Sajid Hussain, che spesso ha attraversato le ‘linee rosse’ imposte dall’establishment militare di Islamabad, e di tutte le altre ragioni per sospettare l’intelligence pachistana, esortiamo la polizia svedese a lavorare su questa ipotesi“.
Preoccupazione e richiesta di fare luce sulla sparizione di Hussain sono state manifestate anche dalla Pakistan Federal Union of Journalists (Unione federale pachistana dei giornalisti; PFUJ). In una dichiarazione congiunta, il presidente Shahzada Zulfikar e il segretario generale Nasir Zaidi hanno chiesto al governo svedese di lavorare per il suo rapido ritrovamento, chiedendo al ministero degli esteri del paese di collaborare con la polizia di Stoccolma per le indagini.
Sparizioni continue
Non è la prima volta che attivisti o testimoni pachistani che si occupano di diritti umani scompaiono. È già successo diverse volte e quasi sempre dietro le sparizioni c’è stata la lunga mano del governo di Islamabad. Ancora a dicembre Human Rights Watch nel sollecitare la liberazione del giornalista, attivista politico e difensore dei diritti umani Idris Khattak, che aveva denunciato le violazioni dei diritti nella sua provincia natale del Khyber-Pakhtunkhwa, ricordava che sono centinaia le persone sparite senza lasciare traccia in Pakistan negli ultimi anni e che tali atti sono generalmente riconducibili alle forze di polizia o ai servizi segreti. Ma neppure la vita in esilio, dopo essere fuggiti dal paese, è sicura, come dimostra quanto accaduto a Hussain e ad altri giornalisti minacciati o ricattati.
Infatti, Reporter senza frontiere ha ottenuto informazioni riservate secondo cui l’Inter-Services Intelligence (ISI), la più potente delle agenzie di intelligence pachistane, sarebbe entrata in possesso di un elenco di dissidenti pachistani rifugiati in altri paesi. Prima di Hussain, infatti, Ahmad Waqass Goraya, un blogger pachistano che vive in esilio nei Paesi Bassi, è stato attaccato e minacciato lo scorso febbraio da due persone che parlavano in urdu, e almeno altri due giornalisti pachistani con lo status di rifugiato in paesi europei sono attualmente sottoposti a pressioni da parte dell’ISI attraverso l’intimidazione dei familiari ancora in Pakistan.
Inoltre, come riferisce il Committee to Protect Journalists (Comitato per la protezione dei giornalisti), nello scorso marzo l’agenzia investigativa federale pachistana ha rilasciato una dichiarazione in cui chiedeva che Gul Bukhari, editorialista pachistano residente nel Regno Unito, comparisse in Pakistan per essere interrogato, altrimenti l’agenzia avrebbe presentato accuse di terrorismo contro di lui.
Michele Benini
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