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Che cosa ci può essere di più dolce e rassicurante dell’arcobaleno disegnato da un bimbo? All’apparenza niente, e infatti quel tripudio di colori è diventato nelle ultime settimane il simbolo stesso di una normalità da ritrovare: in tutto il mondo grandi e piccini si sono serviti di questa immagine per offrire a sé stessi e agli altri una parola di incoraggiamento e speranza. Un’iniziativa indubbiamente bellissima, che si è però scontrata proprio in questi giorni con una censura inaspettata e davvero sconfortante.

Distanti ma uniti?

In tempi di grande difficoltà e immensa incertezza come quelli che stiamo attraversando, per alcuni individui trovare un capro espiatorio su cui sfogare le proprie frustrazioni sembra una necessità primaria. Di certo lo è per alcuni politici, per i quali una soluzione di assoluta emergenza come quella scatenata dal nuovo coronavirus si trasforma nell’occasione perfetta per perseguitare i più deboli e aizzare il popolo contro le minoranze. Il caso del presidente brasiliano Jair Bolsonaro può in questo senso essere considerato emblematico, ma non è purtroppo l’unico all’interno del panorama mondiale.

Lo dimostrano le prese di posizione del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che, in un paese impegnato a far fronte alla notevole diffusione del COVID-19, si è scagliato proprio in questi giorni contro gli arcobaleni appesi alle finestre. Che, a suo dire, farebbero parte di una sorta di complotto per condurre i più piccoli sulla strada della “devianza” e dell’omosessualità.

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Alla larga dai colori!

Se non fosse a dir poco spaventosa, la notizia di per sé mi farebbe quasi ridere. Perché no, davvero non ci si può credere, non ci posso credere: ho lavorato in un asilo fino allo scorso gennaio e ogni giorno, immancabilmente, tornavo a casa con lo zainetto pieno di fogli e disegni di ogni genere, tutti coloratissimi e spesso pieni di glitter e unicorni saltellanti. Meravigliosi. Assolutamente, divinamente meravigliosi.

Poco importava che gli arcobaleni sembrassero più delle onde e gli unicorni dei somarelli con un cono di carta scottex piantato nel cranio, a me quei disegni piacevano tantissimo e me li appiccicavo tutti quanti sulla porta della camera. Perché erano bellissimi, puri e innocenti, e soprattutto perché venivano fatti di loro assoluta, spontanea volontà. Nessun obbligo, nessuna imposizione: i bambini, esimio presidente Erdoğan, disegnano queste cose perché ai loro occhi sono divertenti, gioiose, simpatiche e sognanti.

bambini bianchi scrivono disegnanoNessun adulto li costringe a fissare certe immagini su un foglio. Nessun educatore intende avvelenare le menti dei più piccoli. Nessuno vuole renderli gay. Nessuno vuole condurli su una strada di perdizione. Nessuno vuole inculcare nelle loro fragili testoline la temutissima “ideologia del gender”. Quello che si cerca di fare è semplicemente offrire ai più piccoli la possibilità di essere sé stessi, di reagire alle avversità in maniera creativa, di essere aperti alle sfide che li attendono in futuro senza per questo dimenticare che in questo momento sono e restano semplicemente dei bambini. E come tali, presidente, vanno protetti. Non da un arcobaleno vergato su un foglio, ma dalle istanze di odio e chiusura che certi adulti tendono continuamente a veicolare.

Educare al rispetto

Le parole sono importanti, presidente, e lo sono ancora di più i fatti. Se vogliamo crescere una generazione che non guarderà con astio e sospetto qualsiasi essere umano gli passi sotto alla finestra, se non vogliamo rendere questa terra un campo di battaglia perpetuo, se non vogliamo che finisca tutto in una gigantesca lotta all’ultimo respiro e all’ultimo sangue, per favore smettiamola di cercare nuovi bersagli su cui riversare tutto il nostro disprezzo e insegniamo ai piccoli a essere migliori di ciò che noi stessi siamo stati. Invece di dare credito e risalto a opinioni cariche di intolleranza e odio, ascoltiamo e mettiamo al centro delle nostre conversazioni le opinioni di chi questi atteggiamenti di chiusura li rifiuta e li combatte.

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Non esiste un solo essere umano al mondo che meriti di essere trattato con disprezzo e disistima, nessuno, neanche se ha idee, comportamenti, modi di pensare e di vivere diametralmente opposti ai nostri. Non siamo gli unici, su questa terra, presidente. E abbiamo una grande responsabilità nei confronti di chi verrà dopo di noi. Quella di insegnare che cos’è il rispetto. Non dico l’amore. Non dico la comprensione totale e piena di ciò che magari non riusciremo proprio mai ad accettare. Però il rispetto, quello sì. Quello andrebbe sempre insegnato.

Non per buonismo, sa, presidente! (Sia mai! Quella è robaccia per gentaglia del calibro dell’autore di questo articolo, porc@ depravat@ di un@ bisessuale-non binary-comunista-radical chic, che va ai Pride con la maglietta con scritto “Love is love” e ama ragazzi e ragazze indistintamente, perché quello che conta è la persona e non quello che ha tra le gambe!). No, presidente. Non è per buonismo che le dico queste cose. È per il bene di questo cacchio di mondo dove ci è stato concesso vivere. E, me lo lasci dire dal profondo del cuore, è soprattutto per il bene di chi in quell’arcobaleno disegnato e appeso alla finestra vede un gran bel sorriso. Lo stesso che riserverà ai suoi amichetti quando finalmente potrà ritornare fuori a giocare.

Nicole Zaramella
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da Recep Tayyip Erdoğan (CC0) / da Victoria_Borodinova (CC0)

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