Nel dicembre 2014 Yasuhide Uchiyama, che allora aveva 39 anni, e Hideaki Mizuno, 52 anni, vivevano insieme già da vent’anni. Ma la lunga storia d’amore tra i due uomini finì nel peggiore dei modi: un collega di Uchiyama assassinò Mizuno. L’omicida è stato condannato a 14 anni di carcere, ma la vicenda giudiziaria è andata avanti ancora a lungo. Uchiyama, infatti, ha chiesto un risarcimento in quanto familiare sopravvissuto dell’uomo ucciso. Questa richiesta è stata rigettata come inammissibile dalla prefettura e così Uchiyama si è rivolto alla magistratura.
Ora il giudice Masatake Kakutani, del tribunale distrettuale di Nagoya, capoluogo della prefettura di Aichi e quarta città più grande del Giappone, ha opposto a Uchiyama un nuovo “no”. L’uomo aveva sostenuto che bisognava considerare il suo lungo legame con l’assassinato come una relazione matrimoniale di fatto, ma per la magistratura questo ragionamento non è accettabile in quanto le unioni omosessuali non godrebbero di un riconoscimento sociale generalizzato. A riassumere la situazione è stato lo stesso Uchiyama: “È estremamente deludente che la mia richiesta sia stata respinta sulla base del fatto che le coppie dello stesso sesso non sono sufficientemente accettate dalla società“.
Discriminazioni continue
Se non fosse già abbastanza scandaloso il ragionamento per cui il pregiudizio sociale prevale sui diritti fondamentali delle persone, a rendere ancora più assurda la decisione del tribunale di Nagoya c’è il fatto che, in realtà, oltre tre quarti dei cittadini giapponesi vorrebbero riconoscere il matrimonio tra le persone dello stesso sesso. La maggioranza politica di destra, però, non vuole sentirne proprio parlare e così il Giappone è oggi l’unico paese del G7 a non riconoscere in nessun modo le coppie omosessuali, con l’esigua eccezione di alcuni registri comunali dal valore soprattutto simbolico.
La notizia, inoltre, arriva dopo mesi in cui l’epidemia di COVID-19 ha fatto emergere con ancora più forza le discriminazioni legislative che le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) subiscono ogni giorno nel paese: per esempio, molte non hanno potuto ricevere informazioni sulla salute dei partner ricoverati perché affetti dal nuovo coronavirus. Per le minoranze sessuali la misura è ormai colma.
Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: Il Grande Colibrì
Leggi anche:
Nozze gay in Giappone, la speranza si chiama Taiga Ishikawa
Il Giappone vuole i matrimoni gay, ma la politica è contraria


