Durante una videoconferenza lo scorso 3 luglio, Ekaterina Lakhova, dirigente del partito al potere Edinaja Rossija (Russia Unita), ha richiamato l’attenzione del presidente russo Vladimir Putin sui valori (famiglia “tradizionale”, eccetera) che “dobbiamo essere sicuri che siano fatti rispettare”. Dopo avere ascoltato cosa stesse minando così alla base le fondamenta della società russa, il presidente Putin ha risposto: “Se ci sono elementi che mostrano una propaganda di valori che per noi non sono tradizionali, allora le autorità pubbliche russe dovranno rafforzare il controllo in modo non aggressivo”.
Guerra fredda
Ciò che ha reso indispensabile l’intervento di Lakhova e il coinvolgimento di colui che, dopo le ultime riforme costituzionali, è di fatto il presidente a vita della Russia, con poteri ampissimi, è… un gelato. Nello specifico, un gelato multicolore chiamato, in modo non esattamente originale, “Raduga” (arcobaleno), i cui colori ricordano molto vagamente la bandiera della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali).
Ovviamente, Armen Beniaminov, vice presidente della Chistaya Liniya, l’azienda che produce il gelato “di propaganda gay”, smentisce l’accusa: “È un gelato delizioso, di alta qualità e fatto con coloranti naturali. Per noi l’arcobaleno rappresenta il sole dopo la pioggia, uno dei fenomeni più belli che ci siano. Non vediamo niente che possa legarlo al movimento LGBT”. Ma Lakhova la pensa diversamente: “Anche indirettamente queste cose fanno in modo che i nostri bambini si abituino a quella… bandiera”. Una bandiera che la dirigente politica non ama particolarmente: “Ho gli stessi sentimenti – aveva detto in precedenza – quando vedo la bandiera arcobaleno e quando vedo quella con la svastica”.
Paese violento
Con le ultime riforme costituzionali, è stato inoltre scritto nella legge fondamentale russa che “il matrimonio è soltanto tra un uomo e una donna”. Intanto i gruppi per la difesa dei diritti umani hanno riportato un netto incremento dei crimini d’odio contro le persone LGBTQIA in Russia dopo che nel 2013 è stata promulgata l’infausta legge che vieta “la propaganda di relazioni non tradizionali davanti ai minori”. E lo scorso anno a San Pietroburgo è stata uccisa l’attivista LGBTQIA Elena Grigorieva, dopo che il suo nome era finito in un database di attivisti da eliminare chiamato Saw.
Alessandro Garzi
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