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Uno studio dell’istituto indipendente di ricerca e di statistica Levada-Tsentr (Centro Levada) riporta alcune opinioni allarmanti che stanno circolando in Russia. È stato chiesto quale sarebbe il comportamento migliore da tenere nei confronti di alcune categorie racchiuse nella definizione di persone “il cui comportamento si scosta dalle norme socialmente accettate“. Secondo lo studio, il 18% dei partecipanti avrebbe risposto che la soluzione nei confronti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) sarebbe quella di liquidarle” o “eliminarle.

Se il fatto che quasi un individuo su cinque, nel 2020 ed in un paese europeo, vorrebbe “liquidare” le persone non cis-etero è decisamente inquietante, ma si deve anche tenere conto che nel 2012 il dato era del 23% e nel 2015 del 21%. Quella odierna è, insomma, la percentuale più bassa dal 1999, quando “solo” il 15% dei russi volevano “eliminare” le persone LGBTQIA. Un 32% del campione ha invece proposto come soluzione che le minoranze sessuali vengano “isolate dalla società“.

sondaggio centro levada 2020L’isolamento è stato proposto dal 26% del campione anche per le persone progressiste e dal 18% per le femministe, anche se aumenta il numero di coloro che pensa che chi appartiene a queste categorie non debba essere stigmatizzato.

Karina Pipia, una sociologa del Levada, ha dichiarato che questi numeri sono il risultato tanto delle politiche repressive messe in atto in questi anni, non per ultima la nota legge contro la “propaganda gay” in vigore dal 2013, quanto del rafforzamento della Chiesa ortodossa: se negli anni ‘90 tra il 15 e il 20% dei russi si dichiarava religioso, oggi il 70% della popolazione si riconosce in questa definizione. Invece l’analista politico Alexei Makarkin, sul quotidiano russo Kommersant, fa risalire le radici di questo odio all’era sovietica, quando “era necessario affrontare il ‘nemico’ in modo chiaro ed inequivocabile“.

Alessandro Garzi
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: Il Grande Colibrì

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