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Sotto il suo aspetto di uomo glaciale, Vladimir Putin ha un cuore follemente innamorato. Del potere. Dal lontano 9 agosto 1999, più di 21 anni fa, Putin non ha lasciato neppure per un giorno la sua amatissima poltrona. 9 agosto 1999: è nominato primo ministro. 31 dicembre 1999: con le dimissioni di Boris Eltsin, diventa anche presidente ad interim. 7 maggio 2000: è eletto presidente. 7 maggio 2004: è rieletto presidente. 7 maggio 2008: scade il mandato da presidente, ma il giorno dopo è nominato primo ministro. 7 maggio 2012: è eletto nuovamente presidente, il giorno stesso si dimette da premier. 7 maggio 2016: è rieletto presidente, con un mandato che si allunga da 4 a 6 anni.

Anche i grandi amori, però, possono cadere nella trappola della monotonia. E quindi il padre e padrone della Russia deve aver pensato che tornare a fare il primo ministro rischiava di annoiarlo – o, più probabilmente, ha pensato che dopo aver accentrato il potere nella presidenza, rischiava di non aver più in mano le chiavi del paese. E allora gli è venuta l’idea: cambiare tutto per non cambiare nulla, riformare completamente il sistema e la costituzione ridistribuendo il potere tra i diversi ruoli per poi farlo ricascare tutto, ovviamente, nelle proprie mani. Così, a sorpresa, il 2020 si è aperto con un nuovo governo e con un processo costituente che dovrebbe riscrivere in profondità la legge fondamentale della Federazione Russa.

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Divieto di nozze gay

E già che la nazione si rifà il make-up, perché non aggiungere nella costituzione una bella definizione della famiglia come “unione tra un uomo e una donna“, per garantire – come se ce ne fosse bisogno, nella Russia che esporta omofobia in mezzo mondo! – che non si celebrino matrimoni tra persone dello stesso sesso? La brillante idea è del rappresentante russo al Congresso Mondiale delle Famiglie, Konstantin Malofeev (sì, è proprio quel Malofeev amico di Matteo Salvini che, secondo le inchieste dell’Espresso e di BuzzFeed, avrebbe trattato per far arrivare alla Lega finanziamenti illegali dalla Russia). Ovviamente la proposta ha ricevuto subito il sostegno di molti personaggi politici e di tanti rappresentanti della Chiesa ortodossa russa.

Per i conservatori, l’omofobia è legata a doppio filo con il nazionalismo. Il giornalista e teologo Sergey Khudiev, per esempio, ne fa “una questione di sovranità“: “È chiaro che la promozione delle perversioni non gode del sostegno e della popolarità dei nostri concittadini. Tentare di imporre una ridefinizione del matrimonio dall’alto significherebbe non curarsi della volontà del popolo. Peggio ancora, costituirebbe un precedente per prendere decisioni dettate al paese dall’esterno“. E ancora: “La Russia è un paese enorme e una superpotenza mondiale. Sarebbe del tutto inappropriato e indecente se trascurassimo il futuro del nostro popolo solo per ottenere una fugace approvazione da parte degli ideologi anti-famiglia“.

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Il mondo sta a guardare

A questo punto, per capire cosa si muove sotto le sabbie mobili della retorica, bisogna ricordare che la nuova costituzione dovrebbe stabilire la preminenza del diritto nazionale su quello internazionale: in poche parole, la Russia potrà ignorare, per esempio, le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU). E non è poca cosa, dal momento che la Russia ha il record assoluto di denunce tra i 47 stati membri del Consiglio d’Europa: da sola ne raccoglie più di un quarto (15.050 su 59.800 nel 2019). Tra l’altro, molti ricorsi alla Corte sono legati a discriminazioni nei confronti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali).

Ironia della sorte, gli omofobi russi gridano all’allarme ingerenze straniere proprio quando il resto del mondo si dimostra più disponibile ad accettare qualsiasi cosa dalla Russia: come scrive l’Economist, “un tempo gli Stati Uniti si sarebbero pronunciati contro un tale stravolgimento delle regole, ma con Donald Trump non lo fanno: il presidente USA non nasconde la sua ammirazione per gli uomini forti. E probabilmente l’UE, spaventata dalla crescita della Cina e dipendente dalla Russia per le forniture di gas, si limiterà a borbottare. Gli autocrati del mondo intero, invece, guarderanno con interesse quello che succederà a Mosca, per vedere se Putin gli offrirà spunti utili da applicare dove governano“.

Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: Il Grande Colibrì

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