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Un dono divino. È così che il cantante e compositore Aish Divine definisce l’arte. Un dono divino, qualcosa di inestimabile e preziosissimo, di cui servirsi per aprire nuove strade, comprendere meglio la realtà che ci circonda. E, perché no, anche per rammendare qualche dolorosa ferita. Il Grande Colibrì lo ha intervistato.

Che ne diresti di iniziare questo dialogo raccontandomi qualcosa in più su te stesso?

Il mio nome è Aish Divine e vivo a New York. Sono un compositore e un cantante con una formazione musicale classica alle spalle, ma scrivo e produco musica pop. Il mio prossimo album, intitolato “The Sex Issue” (La questione sesso), è una riflessione sull’amore nei tempi moderni e sulla sessualità. Il singolo di apertura del disco, “Jungly” (Giunglamente), uscirà mercoledì [il 16 settembre; ndr]!

Wow! La musica occupa sicuramente uno spazio di rilievo all’interno della tua esistenza… Quando hai compreso che era il modo perfetto per esprimere te stesso e le tue emozioni?

L’arte è un dono, e io sono nato con questo dono, che considero divino e di cui sono infinitamente grato. Da che mi ricordi, questo dono è stato lo strumento che ho utilizzato per esprimere me stesso. Da piccolo ho sempre disegnato molto, prima di avvicinarmi definitivamente alla musica. Ho dovuto migrare da un continente all’altro, confrontarmi con spostamenti continui e fare i conti con esperienze spesso traumatiche e terribili… La musica era la mia unica certezza, è diventata il mio rifugio. Mi serviva per comunicare con il resto del mondo, per capire meglio me stesso e la realtà che mi circondava.

Da chi hai tratto ispirazione?

Sono cresciuto ascoltando Whitney Houston e i Pink Floyd, poi sono passato a Nina Simone, Mahalia Jackson e Billie Holiday. Durante gli anni del college, Tchaikovsky, Erik Satie e Debussy sono diventati i miei punti di riferimento. Da quando ho cominciato a comporre musica io stesso, la mia ammirazione si è allargata anche a Björk, Anhoni, Asha Bhosle, Prince e David Bowie. Questi gli artisti che amo, ma l’ispirazione per la mia musica arriva dalla realtà che mi circonda. Come diceva Nina Simone, “il dovere di un artista è quello di rispecchiare i tempi in cui vive”.

Il tuo singolo “Promise me” (Promettimi) affronta l’affascinante e non facile tema della maternità: ti andrebbe di parlarmi un po’ di questa scelta così intima e particolare?

Il mio primo album si intitola “Mother” (Madre) perché attraverso di esso ho cercato di analizzare il mio rapporto più precoce con il femminile, il senso dei legami, l’idea dell’identità personale trasmessa dalla madre, la madrepatria e la costruzione della patria. In un certo qual modo, questo album è stato un po’ il mio primo figlio… Lo so che sembra strano, ma è così. Il video di “Promise me” rappresenta la mia relazione con la femminilità, una relazione forgiata dalla perdita e dal dolore.

Sono tempi molto difficili per tutto il mondo: il razzismo, l’intolleranza e la discriminazione minano nel profondo le nostre esistenze. Tu vivi negli Stati Uniti ormai da diversi anni: quali sono le tue impressioni sulle grandi difficoltà che sta attraversando il tuo paese?

Viviamo nel bel mezzo di una serie di crisi, probabilmente la peggiore che abbiamo mai affrontato. Giorno dopo giorno dobbiamo fare i conti con guerre e genocidi (penso ad esempio a quello degli uiguri), con un divario economico di proporzioni immense, a cui si aggiungono la pandemia, l’inadeguatezza dei governi, le ingiustizie sociali, la sfiducia nella realtà e nella scienza e, dulcis sul fundo, anche il cambiamento climatico. Tutto questo è davvero desolante e terribile. La Casa Bianca è occupata da un criminale narcisista, opportunista e sociopatico. Deve essere tolto dal governo, democraticamente o meno.

Le ingiustizie sociali ed economiche patite da generazioni dai nativi e dagli afroamericani non possono certo essere cancellate da un singolo mandato presidenziale, ma le scuse nazionali e un risarcimento finanziario rappresenterebbero il primo passo. Perché mezzi pesanti alimentati a carburanti fossili devono trasportare pacchi Amazon in materiale non biodegradabile in giro per il mondo, a parte per sostenere un capitalismo insano che sta diventando sempre di più un cancro per la democrazia?

Credi che le imminenti elezioni presidenziali possano modificare questa situazione?

Non so dire se le elezioni o l’ascesa del Partito Democratico (che mi auguro risulti vincente) possano davvero cambiare l’attuale situazione, ma sono certo che riveleranno lo stato di salute della democrazia intesa come sistema sociopolitico e mostreranno se il capitalismo e la democrazia possono coesistere senza una riforma radicale. In qualsiasi caso, democraticamente o meno, il cretino che siede alla Casa Bianca deve essere scacciato.

La comunità queer dovrebbe essere un luogo sicuro e accogliente per tutte le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), ma sfortunatamente non è sempre questo il caso: a volte subiamo discriminazioni e pregiudizi…

Essere discriminat@ è già abbastanza brutto, ma esserlo da chi in teoria dovrebbe stare dalla tua parte è ancora più straziante e doloroso. Da persona queer, ne so qualcosa per esperienza diretta. Non credo che il problema sia tanto non essere accettat@ da perfett@ sconosciut@, perché i loro pregiudizi contano ben poco, ma, se non ti accetta la tua comunità e la tua famiglia, allora è qualcosa che ti distrugge tanto che non potrai più tornare come prima.

Io sento molta vicinanza nei confronti delle persone trans, non binarie, bisessuali e asessuali, che meritano supporto, considerazione e accoglienza da parte della grande famiglia LGBTQIA. Invece ancora nel 2020 nei siti di incontri per gay continuiamo a leggere frasi come no neri, no asiatici” o “no grassi, no effeminati, mentre i gay usano espressioni come “travone” o “camionista” come fossero divertenti. È semplicemente inaccettabile. Supereremo la nostra esclusione quando combatteremo contro l’esclusione delle altre persone.

E tu sei mai stato discriminato?

Sì, anch’io sono stato discriminato e ho dovuto fare i conti con episodi che vanno dagli attacchi violenti alle micro aggressioni legate alla mia carnagione scura, al mio essere migrante e queer… al mio semplice essere diverso. Tutto questo però non mi ha fermato, anzi mi ha spronato a usare la mia condizione di privilegio per aiutare chi è stat@ bollat@ come divers@.

Nicole Zaramella
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: @Aish Divine

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