Gbada, un ragazzo di 28 anni di Monrovia, la capitale della Liberia, apre un messaggio su Facebook: un suo amico gli chiede di raggiungerlo in una casa nella parte orientale della città. Il giovane raggiunge il posto indicato e dopo pochi istanti viene circondato da una folla armata di coltelli, sciabole, forbici, cavi. Il capo della banda gli tira un ceffone su un orecchio così forte da farlo sanguinare, un altro lo colpisce con una sciabola. Gbada sviene e mentre è privo di sensi i suoi assalitori gli rubano tutto: soldi, documenti, cellulare, tutti i vestiti. Ma quando la giovane vittima si risveglia l’incubo non è finito: le violenze riprendono più forti di prima. Lui è vivo per miracolo.
La vicenda di Gbada è tutt’altro che unica: sono sempre di più i giovani gay liberiani che raccontano tutti la stessa storia. Un amico gli scrive, loro lo raggiungono e al suo posto trovano Cheeseman Cole e la sua banda. Con il pretesto di purificare il loro spirito dal male dell’omosessualità, Cole e i suoi torturano e insultano i poveri malcapitati, gli rubano i vestiti, gli oggetti di valore e soprattutto i cellulari, che poi utilizzeranno per tendere trappole a nuove persone. Poi le vittime vengono abbandonate per strada seminude, con un ordine preciso: “Tornatene a casa e non peccare più“. La scomparsa di un ragazzo che secondo alcune testimonianze sarebbe stato contattato da Cole fa temere che a volte le aggressioni finiscano ancora peggio.
Cheeseman Cole
Se Gbada e le altre vittime si nascondono comprensibilmente dietro pseudonimi, Cheeseman Cole è il vero nome del carnefice. Di lui si sanno molte cose, compreso come si chiama e dove abita. È un ufficiale della polizia militare, anche se secondo alcune voci sarebbe stato cacciato dall’esercito con disonore a causa di alcuni atti criminali non meglio specificati. Ha anche la sua bella pagina Facebook, dove si pavoneggia in fotografie spesso in occhiali da sole.
La sua scarsa modestia spicca dalle didascalie con cui descrive gli scatti che lo ritraggono: “Che bellezza ineguagliabile! Nessun altro è stato creato così a immagine di Dio. Egli ha preso il suo tempo per creare me, il suo pupillo“. E ancora scrive che nell’esercito “non c’era nessuno pari a me. Ancora oggi non c’è nessuno pari a me“. La sua presentazione è d’altra parte molto semplice: “Sono un cristiano rinato che ama tantissimo Dio e si prende cura dell’umanità“. Parole assurde per una persona che passa il tempo a dispensare indicibili violenze e torture.
“Non si nasconde”
Violenze e torture che Cheeseman Cole rivendica senza problemi. Contattato da Front Page Africa, il giovane aguzzino spiega: “Sono un servo di Dio e Dio mi ha parlato, mi ha detto che devo sbarazzarmi di tutti i gay della Liberia. Negli ultimi due mesi ho preso 27 gay e li ho salvati“. È impossibile capire se è un folle invasato che crede a quello che dice o se maschera dietro a discorsi religiosi la sua voglia di sadismo e le sue rapine. Per la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) liberiana, in ogni caso, il conteggio di 27 vittime in due mesi è del tutto credibile.
Open Arms (Braccia aperte), un’organizzazione segreta che difende i diritti delle minoranze sessuali in Liberia, lancia appelli affinché chi ha subito le violenze di Cole faccia denuncia alla polizia: “Questo criminale non ha alcuna intenzione di fermarsi e non si nasconde perché le sue vittime non reagiscono, non cercano giustizia“. Ma che senso ha chiedere aiuto contro le violenze omofobe alle forze dell’ordine di un paese che criminalizza l’omosessualità con il carcere? E perché correre il rischio di subire violenze, insulti o ricatti dalla polizia dopo averli già subiti da Cole? La comunità LGBTQIA liberiana può difendersi solo mettendo tutti i ragazzi gay in guardia: non ci si può fidare dei messaggi di nessuno, neppure di quelli del proprio migliore amico.
Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: Cheeseman Cole


