“Un paio di mesi fa, mentre attendevo l’arrivo del mio migliore amico seduto a un tavolino del bar del mio quartiere, sono stato improvvisamente accerchiato da quattro poliziotti. Prima che potessi anche solo rendermi conto di cosa stava succedendo, uno di loro mi ha colpito violentemente il viso. Pochi istanti dopo, lui e i suoi colleghi mi hanno trascinato fuori dal locale e mi hanno caricato a forza in un furgone. La paura e l’ansia che ho provato in quei momenti erano così forti che ho cominciato ad avere difficoltà respiratorie che si sono poi tradotte in un vero e proprio attacco di panico”.
A parlare è un ragazzo nigeriano di appena vent’anni che per ovvie ragioni ha preferito tenere celato il suo nome. La sua terribile esperienza, avvenuta nel paese di origine e culminata con un pestaggio condito da sputi, insulti e minacce di ogni genere, è stata raccolta e pubblicata sul sito del quotidiano inglese Metro. Nel corso della narrazione, il giovane racconta di aver seriamente temuto per la sua vita e di essere riuscito a sfuggire alle violenze degli agenti solo dopo aver accettato di pagare un cospicuo riscatto. Oltre al denaro, prima di lasciarlo libero i quattro poliziotti gli avrebbero sottratto anche il cellulare.
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Obbligati a tradire
Un trattamento simile era stato in precedenza riservato anche al migliore amico del ragazzo, anch’egli brutalmente malmenato. “Era chiaro che il mio amico aveva fatto il mio nome perché lo avevano preso e non aveva altra scelta” spiega il giovane nel suo scritto, sottolineando anche come questa sia una tecnica molto usata dalla polizia nigeriana per colpire le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex, asessuali). “Veniamo usati come esca per arrivare alle altre persone della comunità” riflette tristemente il ragazzo, che per superare l’indignazione e la collera si è affidato alla poesia.
“Scrivo strofe in cui immagino di vivere in un paese in cui non dovrò confrontarmi con questo tipo di discriminazioni e questo mi ha aiutato molto” sottolinea il giovane, che nel corso della sua testimonianza spende anche qualche parola di sostegno nei confronti dell’amico: “Non condanno lui, perché so che ha agito così per cercare di salvarsi, ma condanno le autorità che hanno creato un sistema legale che nega alle persone omosessuali in Nigeria il diritto a vivere senza paura“.
Violenze costanti
Ad alimentare l’ondata di violenze ha contribuito in maniera molto significativa il cosiddetto Same-Sex Prohibition Bill (SSMPA), una legge entrata in vigore nel 2014 che di fatto vieta i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Secondo i dati forniti da Human Rights Watch nel 2016, le prevaricazioni e gli abusi nei confronti delle persone LGBTQIA sono aumentate notevolmente a partire proprio dalla promulgazione dell’atto.
“Da quando è stato firmato, gli arresti sono diventati comuni, così come i casi di estorsione come quello capitato a me, in cui i poliziotti costringono le persone a pagare tangenti. Ma quel che è peggio è che la legge ha prodotto per le persone LGBTQIA un aumento delle discriminazioni, dei linciaggi, persino degli omicidi – riprende il giovane autore del testo apparso su Metro – Nel febbraio di quest’anno, un ragazzo gay è stato ammazzato da un uomo conosciuto su Facebook”. I due avevano combinato un appuntamento in chat, ma, una volta giunto nel luogo convenuto, il poveretto è stato ucciso.
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Segnali di speranza
“I social network come Grindr sono uno dei pochi mezzi con cui noi omosessuali in Nigeria possiamo essere visibili, connetterci tra noi e aiutarci” riflette il ragazzo, che ha incontrato l’amore della sua vita proprio grazie alla app di incontri gay più famosa al mondo – L’ho conosciuto undici mesi fa e prima di incontrarci abbiamo parlato per due mesi. Un mese dopo, lui mi ha chiesto di sposarlo. È stato un momento dolcissimo ma anche un po’ triste, perché sappiamo entrambi che nel nostro paese non ci è nemmeno permesso camminare tenendoci per mano” .
Nonostante egli stesso sappia che la situazione non sia per nulla rosea, il giovane non vuole perdere le speranze: “In Nigeria sempre più persone LGBTQIA stanno trovando il coraggio di parlare apertamente della loro sessualità e di reclamare i loro diritti. Stiamo diventando sempre più coraggiosi, in barba alle ingiustizie che siamo costretti ad affrontare”.
Nicole Zaramella
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