“Credo che oggi tutti coloro che hanno difeso la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) in Bhutan festeggeranno, perché questa è la nostra vittoria“. E ha davvero molto da festeggiare Tashi Tsheten, attivista per i diritti umani e direttore dell’associazione per le minoranze sessuali Rainbow Bhutan. Giovedì, infatti, le due camere del parlamento del piccolo stato buddista hanno approvato, in seduta congiunta e all’unanimità, la depenalizzazione dei rapporti omosessuali, che entrerà in vigore non appena arriverà la ratifica del re.
Nel 2004 il Bhutan si è dotato per la prima volta di un codice penale, nel quale le sezioni 213 e 214 riprendevano dal codice indiano (imposto dai colonizzatori britannici nel 1860) la condanna del “sesso innaturale, se l’imputato commette sodomia o qualsiasi altro comportamento sessuale contro l’ordine della natura“. La condanna prevista a un anno di carcere, in realtà, non è mai stata applicata, ma la legge rappresenta comunque un forte ostacolo all’uguaglianza di tutte le persone. Con il voto di giovedì il “sesso innaturale” resterà reato, ma una nuova frase chiarirà che questa espressione non include i rapporti sessuali tra persone adulte dello stesso sesso.
Un passo avanti
Il Bhutan è il secondo stato a decriminalizzare l’omosessualità nel 2020: a giugno lo aveva già fatto il Gabon. Ma l’esempio più importante per il regno asiatico è stato senza dubbio quello della vicina India, che ha cancellato la condanna ai rapporti tra persone dello stesso sesso nel 2018. Il Bhutan poteva mantenere in piedi un articolo di legge mai applicato e copiato da uno stato che nel frattempo lo aveva eliminato? Inoltre si sono mobilitati i ministeri della salute e delle finanze, che hanno sottolineato come l’omofobia di stato rappresenti un impedimento alla lotta contro l’HIV/AIDS, dal momento che gli uomini gay e bisessuali hanno paura a rivolgersi alle strutture pubbliche per la prevenzione e il trattamento delle infezioni sessualmente trasmissibili.
Tashi Tsheten, comunque, invita a festeggiare senza esagerare. Perché ricorda che il pregiudizio contro le persone LGBTQIA è ancora molto forte nello stato a maggioranza buddista, con molte persone che sono costrette, per esempio, ad abbandonare la scuola o i social media a causa dell’omobitransfobia dominante. Kyle Knight, ricercatore di Human Rights Watch specializzato in diritti delle minoranze sessuali, concorda: “Il Bhutan ha ancora tanto lavoro da fare per garantire che siano completamente tutelati i diritti delle persone che, a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere, sono state emarginate per molto tempo“.
Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagine: elaborazione da bhuwanpurohit (CC0)
Leggi anche:
Bangladesh: diritto all’eredità anche per le persone trans
Sri Lanka, ancora test anali e stupri contro la comunità LGBT


