L’ennesima stretta del governo ultranazionalista ungherese, guidato da Viktor Orbán, alle libertà delle persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) verrà “nascosta” come emendamento all’interno di un progetto di legge contro la pedofilia che è stato calendarizzato per essere votato in parlamento domani, martedì 15 giugno. In precedenza, la supermaggioranza della quale Fidesz (il partito di Orbán) dispone in parlamento ha cercato di limitare anche in via retroattiva la possibilità di cambiare genere sui documenti e ha inserito nella costituzione la norma secondo cui il matrimonio è l’unione tra un uomo “nato uomo” e una donna “nata donna” e il divieto di adozione da parte delle coppie formate da persone dello stesso sesso.
Sempre invocando la nobile ragione di “difendere i bambini”, il provvedimento, che somiglia molto all’infausta legge russa “contro la propaganda gay” in vigore dal 2013, se verrà approvato renderà illegale mostrare a minori tutti quei contenuti che possano “spingere all’omosessualità o al cambiamento di genere”. La stretta si applicherà a tutti i prodotti mediatici (come i programmi TV), comprese le pubblicità. Inoltre verrà stilata una lista delle uniche associazioni e gruppi autorizzati a svolgere lezioni di educazione sessuale all’interno delle scuole. Si tratterà della prima legge in questo senso all’interno dell’Unione Europea.
Associazioni in allarme
Un comunicato sottoscritto da varie associazioni per la difesa delle persone LGBTQIA+ ha ovviamente condannato il progetto, chiedendo al governo di ritirarlo, e all’opposizione di non votarlo in questi termini. Ma è fin troppo ovvia la trappola: se l’opposizione votasse contro la legge, per i media avrà “votato a favore della pedofilia”.
Secondo un sondaggio effettuato nelle scuole nazionali, e riportato da Hatter Society (una delle associazioni firmatarie del documento), due terzi dellə studenti LGBTQIA+ ungheresi delle scuole superiori hanno subito offese a causa del proprio orientamento sessuale. Il 13% ha riportato di avere subito aggressioni fisiche per questo motivo, mentre il 10% a causa della propria espressione di genere. Si fa menzione di giovani picchiatə, presə a calci e colpitə con vari oggetti. “Questo provvedimento – si legge – mette a repentaglio la salute dellə giovani LGBTQIA+ e non dà loro la possibilità di accedere in tempo alle informazioni di cui hanno bisogno”.
Per Neela Ghoshal, responsabile per i diritti delle minoranze sessuali di Human Rights Watch (HRW), “Fidesz si nasconde dietro ‘la protezione dei bambini’ per rendere invisibili le persone LGBTQIA+. Le persone più giovani non devono essere protette dalla diversità, ma dalla discriminazione e dalla violenza”. HRW fa notare che la legge russa, molto simile a quella proposta dalla maggioranza ungherese, è stata condannata nel 2017 dalla Corte europea per i diritti dell’uomo perché è contraria ai principi di libertà di espressione e alla difesa dalle discriminazioni sancite nella Convenzione europea per i diritti dell’uomo. Inoltre il provvedimento va in direzione opposta alle linee guida stabilite dalla Commissione europea lo scorso novembre.
Guerra contro Bruxelles
All’interno dell’esecutivo di Budapest non possono essere così ingenui e probabilmente sanno che questa proposta fa a pugni con tutti i principi dell’UE e delle altre organizzazioni internazionali alle quali l’Ungheria ha aderito. C’è un elemento da considerare: l’anno prossimo in Ungheria si voterà per le politiche e, per la prima volta in più di un decennio, Orbán non è così sicuro di stravincere, ma neanche di vincere. Quando governi con il pugno di ferro, ai limiti (talvolta oltre) di una costituzione democratica, già riscritta secondo i tuoi bisogni, e controlli tutti i media, essere accreditato del 49% nei sondaggi, contro il 48% che viene attribuito a un’accozzaglia di partiti eterogenei di opposizione, è qualcosa di più di un segnale di allarme.
Forse Orbán ha bisogno dell’ennesima “guerra santa” contro l’UE, per rivitalizzare il nazionalismo ungherese, sia tramite un emendamento liberticida inserito in una legge contro la pedofilia, sia attraverso un progetto di “immigrazione zero” che chiuderebbe le porte alle persone straniere nel paese. Le ovvie obiezioni di Bruxelles lascerebbero a Fidesz la possibilità di una campagna elettorale contro l’UE che sarebbe accusata di “imporre gay, pedofili e immigrati” all’Ungheria.
Alessandro Garzi
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