A Grodzisk Mazowiecki, chi transita sull’autostrada che collega Varsavia e Berlino può vedere il più grande manifesto anti-abortista della Polonia, collocato da una fondazione cattolica: è un pannello di 300 metri quadrati con la colossale scritta “L’aborto non va bene!“. Parole così incisive e vibranti che sicuramente riusciranno a scuotere qualsiasi coscienza, almeno nelle intenzioni di chi le ha scritte. Il tema dell’interruzione di gravidanza infiamma l’opinione pubblica polacca da mesi: il 22 ottobre la Corte costituzionale ha reso ancor più difficile il ricorso all’aborto e da allora si sono susseguite grandi proteste.
Manifesti reazionari
Poco dopo il pronunciamento della Corte, mentre le piazze si riempivano di manifestanti, gli spazi pubblicitari si sono riempiti dell’immagine di un feto racchiuso in un cuore, prima senza nessun commento e poi accompagnata da diversi slogan anti-abortisti. In seguito si è scoperto che la campagna è stata organizzata da Nasze Dzieci (I nostri figli), una piccola fondazione capeggiata da un produttore di porte e sedie, Mateusz Klosek. Sono state segnalate almeno 1.275 grandi affissioni in 17 città in appena tre mesi, per un costo che si stima superiore a 1,2 milioni di euro: le istituzioni pubbliche smentiscono di aver finanziato la campagna, ma molte persone si chiedono da dove siano arrivati tutti questi soldi in così poco tempo.
La campagna di Nasze Dzieci non è stata l’unica a riempire la Polonia di manifesti anti-abortisti. E un’altra ondata di pannelli pubblicitari ha mostrato una coppia eterosessuale con lo slogan “Papà, mamma, amatevi!“. Una frase che fuori dalla Polonia può sembrare del tutto inoffensiva, ma che in realtà nel paese è utilizzata spesso da chi vuole negare i diritti delle coppie dello stesso genere. Insomma, all’offensiva ideologica reazionaria non bastano gli scranni in parlamento e gli altari nelle chiese: sta cercando di conquistare anche le strade.
Reazione progressista
Contro questa invasione di poster anti-abortisti e omofobi, alcuni gruppi si sono organizzati molto artigianalmente: Marta Mazuś, in un’inchiesta sul settimanale liberale Polityka, ha seguito i Nocne Marki (espressione che in polacco significa sia “falchi notturni” sia “nottambuli”). Sono poche persone che girano di notte “armate” di bombolette spray e adesivi per “discutere graficamente” con i poster, per esempio scrivendo che anche le coppie omosessuali si amano e meritano rispetto. Ma a reagire ci sono anche alcune artiste grafiche che hanno realizzato dei poster per i diritti delle donne e delle minoranze sessuali.
Una è stata l’illustratrice russa Ekaterina Glazkova, la disegnatrice del feto nel cuore: indignata per l’uso fatto della sua immagine, ha realizzato un manifesto a favore dell’autodeterminazione delle donne. La polacca Karolina Plewińska, invece, ha disegnato un bambino con una borsa arcobaleno, l’impronta di uno schiaffo su una guancia e la scritta “Papà, mamma, amatemi!“, con un piccolo ed essenziale cambiamento rispetto allo slogan originale: “La mancanza di accettazione non viene solo dallo stato, ma anche dalle famiglie: [lə bambinə lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali; ndr] sono bambinə già natə e i loro problemi non dovrebbero essere ignorati“.
L’arma del crowdfunding
L’immagine di Plewinska è diventata un poster affisso in 265 località grazie a 130mila euro raccolti con un crowdfounding pubblico e trasparente. L’idea della raccolta fondi è stata ripresa da diverse associazioni: In Vitro Bez Granic (In vitro senza confini) ha finanziato manifesti per difendere il diritto a ricorrere alla procreazione assistita, che vede una feroce opposizione da parte del governo e della Chiesa cattolica, mentre un gruppo di persone a Lomza ha organizzato una colletta per affiggere il numero di telefono di Aborcja Bez Granic (Aborto senza frontiere), un’associazione che aiuta le donne ad abortire all’estero. La guerra dei manifesti pubblicitari, insomma, sembra solo al suo inizio.
Pier Cesare Notaro
©2021 Il Grande Colibrì
immagini: i poster di Glazkova e Plewińska / elaborazione da mathiaswasik (CC BY-SA 2.0)
Pier Cesare Notaro: “Antifascista, attivista per i diritti delle persone LGBTQIA e delle persone migranti, dottore di ricerca in scienze politiche, mi sono interessato da subito ai temi dell’intersezionalità” > leggi tutti i suoi articoli



