“Sfortunatamente, la vittoria di Duda è di cattivo auspicio per il futuro“. Jakub Gawron, uno dei più importanti attivisti polacchi per i diritti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali), è ovviamente deluso dal risultato delle elezioni presidenziali: anche se non ha ottenuto il trionfo sperato, Andrzej Duda ha ottenuto la maggioranza dei voti e quindi continuerà a essere presidente del paese. È un risultato importante anche per il suo partito, Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e giustizia, PiS), che ha basato la campagna elettorale sull’omofobia e sulla paura della diversità. Jakub Gawron ha parlato con Il Grande Colibrì della grave situazione in Polonia.
Che cosa significa la vittoria di Duda?
Il presidente non fermerà con il suo veto le soluzioni legislative che mirano a controllare il finanziamento estero delle organizzazioni non governative, a vietare l’educazione sessuale e contro la discriminazione (con il pretesto di combattere l'”ideologia LGBT“), a riorganizzare la magistratura sottoponendo tutti i giudici a un controllo da parte di organi controllati dalla politica… La vittoria di Duda ha dimostrato che è vantaggioso disumanizzare la comunità LGBTQIA. E potrebbe incoraggiare altri politici autoritari nella regione ad adottare la stessa retorica omofoba.
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Recentemente sono stati pubblicati la Rainbow Map di ILGA e il sondaggio LGBT dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA). ILGA colloca la Polonia all’ultimo posto tra i paesi membri dell’Unione Europea in termini di diritti LGBTQIA. L’indagine della FRA mostra un contesto complesso, in cui il governo nazionale non combatte efficacemente i pregiudizi e l’intolleranza contro le persone LGBTQIA. Puoi descriverci la situazione?
Lo stato non riconosce le relazioni omosessuali. La procedura di transizione di genere in Polonia richiede ancora di fare causa ai genitori. E dal marzo dello scorso anno i governi locali hanno adottato circa 100 risoluzioni contro l'”ideologia LGBT“ e la Carta dei diritti della famiglia del governo locale. Questi provvedimenti differiscono nel testo, ma hanno lo stesso scopo: scoraggiare i dipendenti del governo locale dal compiere qualsiasi azione a favore della parità e contro la discriminazione. Questi provvedimenti sono stati approvati principalmente grazie ai voti dei consiglieri del PiS, nel corso delle campagne elettorali per il Parlamento europeo e per il parlamento nazionale (Sejm e Senat).
La campagna elettorale ha peggiorato la situazione?
Il PiS nella campagna presidenziale è tornato ad adottare questa strategia di attacco alla comunità LGBTQIA, in cui Duda ha annunciato che “LGBT non sono delle persone, ma un’ideologia“, poi ha firmato la “Carta per la famiglia”, che prevede, tra le altre disposizioni, la lotta contro l’ideologia LGBT nelle scuole, e in seguito ha inviato al parlamento un progetto di emendamento alla costituzione che vieta l’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso. Naturalmente tutto questo è accompagnato da una massiccia campagna d’odio della rete nazionale Telewizja Polska (Televisione polacca; TVP), che diffonde costantemente paura tra molte persone della comunità polacca LGBTQIA.
Di cosa avete paura?
La comunità LGBTQIA si pone domande come: “Che cos’altro succederà allo stato polacco? Vieteranno le marce del Pride? Vieteranno le organizzazioni LGBTQIA? Licenzieranno chi non nasconde il proprio orientamento sessuale? Puniranno chi aiuta i giovani che lottano contro la depressione e i pensieri suicidi causati dalle molestie omotransfobiche statali condotte a tutti i livelli possibili (dagli insegnanti alla televisione di stato guardata dai genitori, fino al presidente del paese)?“. Anch’io sento quasi paura fisica perché la propaganda colpisce anche la mia famiglia. Mi sentivo come se la macchina propagandistica dello stato fascista avesse invaso il mio ambiente. Quindi, mentre questa propaganda di stato si intensifica, percepisco l’ansia dei miei parenti stretti.
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Anche durante l’emergenza COVID-19, il governo polacco ha tentato di lanciare attacchi ai diritti civili. Penso al tentativo di limitare ulteriormente l’accesso all’aborto e al disegno di legge chiamato “stop pedofilia”, che è un tentativo di vietare l’educazione sessuale. Tutto questo è successo mentre la pandemia ha portato alla cancellazione dei Pride…
Sono stati cancellati i Pride e la parata di Varsavia. Al loro posto sono statu organizzati raduni contro la disumanizzazione delle persone LGBTQIA da parte del presidente Duda. Abbiamo anche annullato la marcia del Pride a Rzeszów, non solo per la pandemia, ma anche per l’ambigua reazione della polizia. In altre proteste, le forze di polizia hanno selettivamente inflitto sanzioni amministrative draconiane per una presunta violazione dei requisiti sanitari a chi protestava contro il governo. Noi non vogliamo mettere in pericolo le persone più giovani che partecipano alla marcia: non sono attivisti esperti armati di conoscenze legali.
Qualche mese fa ci hai detto che l’associazione Ordo Iuris voleva denunciarti a causa della campagna “Atlas of Hate” (Atlante dell’odio): l’hanno davvero fatto?
Una semplice rappresentazione grafica dei documenti ufficiali omofobi su una mappa ha notevolmente aumentato l’attenzione pubblica sulle risoluzioni anti-LGBTQIA in Polonia. Gli screenshot sono circolati sui media, suscitando discussioni animate nei commenti. Le risoluzioni anti-LGBTQIA, che dovevano essere limitate solo all’elettorato locale, sono diventate note in tutto il mondo. Suppongo che Atlas of Hate abbia rallentato il ritmo dell’adozione di successive risoluzioni simili.
E ciò ha causato conseguenze dirette per me… Ordo Iuris mi ha denunciato per conto di alcuni governi locali: le province (powiat) di Opoczno, Przasnysz, Tarnów, Przysucha, Łowicz, e il comune di Gromadka. Mi hanno fatto causa per aver “infangato il loro buon nome” perché li ho mostrati in Atlas of Hate. A loro avviso, escludere i progetti LGBTQIA dai progetti del governo locale non è omofobo. I cinque comuni chiederanno che mi scusi nell’edifidio del Parlamento europeo e della Polska Agencja Prasowa (Agenzia di stampa polacca; PAP) e che paghi una compensazione finanziaria alle associazioni “pro-famiglia” per un importo totale di 120mila złoty (pari a 30mila dollari o 27mila euro).
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Ci sono stati sviluppi?
Il primo processo, intentato dal powiat di Przysucha, è già iniziato al tribunale di Radom. I casi verranno esaminati nei tribunali di riferimento dei querelanti, quindi dovremo viaggiare in tutto il paese – a Tarnów, Łódź, Ostrołęka, Piotrków Trybunalski e Jelenia Góra.
Atlas of Hate e Il Grande Colibrì sono tra i promotori della campagna “Per amore della Polonia”. Perché è importante che le città gemellate prendano posizione? Quanto ritieni utile l’attenzione e la pressione internazionale sulla situazione della comunità LGBTQIA in Polonia?
Questa petizione è stata una campagna molto importante che ha contribuito a consolidare la questione delle “zone libere da LGBT” nel dibattito pubblico e a ricordare ai consiglieri che le loro risoluzioni sono state notate dall’opinione pubblica internazionale. La gamma delle loro risoluzioni anti-LGBT non si limita all’elettorato locale, ma va oltre la Polonia e attira l’attenzione delle città gemellate e delle istituzioni dell’Unione Europea sulle “zone libere da LGBT“.
Valerio Barbini
traduzione di Pier Cesare Notaro
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazione da The White House (CC0) / Il Grande Colibrì / elaborazione da mathiaswasik (CC BY-SA 2.0)


