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La Commissione Europea ha annunciato di avere aperto una procedura di infrazione contro Polonia e Ungheria, a causa delle politiche discriminatorie nei confronti delle persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) attuate dai governi sovranisti al potere nei due paesi. Adesso i due stati hanno due mesi di tempo per rispondere alla Commissione, che potrà portare il caso di fronte alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Ricordiamo che lo scorso novembre la Commissione ha presentato il primo piano dell’Unione Europea per le politiche da adottare per le persone LGBTQIA+ nei prossimi cinque anni, come aveva annunciato la presidente Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’UE.

Ungheria

Nel caso ungherese, la procedura riguarda soprattutto la legge, recentemente approvata, che vieta la “promozione” verso i minori di materiale che tratti “l’identità divergente dal sesso alla nascita, il cambiamento di sesso o l’omosessualità”. Poco dopo l’uscita della notizia dell’apertura della procedura di infrazione, Háttér Society, la più importante associazione per i diritti delle minoranze sessuali in Ungheria, ha twittato di avere accolto con piacere quanto deciso dalla Commissione: “I diritti delle persone LGBTQI sono diritti umani: non possiamo più essere trattatə come persone di serie B”.

Polonia

Per la Polonia, sono stati contestati i provvedimenti, presi da diverse amministrazioni locali, noti come “zone libere dall’ideologia LGBT”, che limitano la libertà di espressione e di accesso alle informazioni. Kampanii Przeciw Homofobii (Campagna contro l’omofobia, KPH) in un comunicato ha parlato di un “successo” anche delle iniziative proposte dalla stessa associazione: “L’UE è intervenuta contro la caccia alle streghe omofobica, dando un chiaro segnale per fermare le iniziative ‘anti-LGBT’ che violano i principi alla base dell’unione. Se le autorità dovessero insistere su questa linea, la Polonia potrebbe subire seri provvedimenti dal punto di vista finanziario”.

ILGA-Europe

Evelyne Paradis, direttrice di ILGA-Europe, ha commentato: “Abbiamo visto per anni alcuni governi dell’UE mettere alla prova i principi democratici dell’unione e i diritti fondamentali. Questa procedura di infrazione è un chiaro segnale che il limite è stato raggiunto. Gli stati membri non possono più agire impunemente contro i diritti e non possono più strumentalizzare le minoranze per ottenere vantaggi politici. Adesso dovranno rendere conto di queste azioni”.

Alessandro Garzi
©2021 Il Grande Colibrì
immagine: Il Grande Colibrì

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Alessandro Garzi: “Ho sempre avuto un interesse per i diritti civili. Al momento, cerco di capire qualcosa sulle politiche verso le persone LGBTQIA+ nei paesi dell’Europa centrale ed orientale, e di far conoscere cosa sia l’orientamento asessuale e il mondo che lo circonda” > leggi tutti i suoi articoli

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