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Nel 2023, quattro anni dopo la sua prima stesura, il Governo italiano aveva aggiornato la lista dei cosiddetti “Paesi sicuri”, che permette di analizzare con una procedura accelerata, e con vincoli molto più stringenti, le richieste di asilo presentate dalle persone provenienti da tali paesi. Quindi, visto il lasso di tempo fra la prima e la seconda lista, ci si aspettava che un ulteriore aggiornamento non sarebbe avvenuto in tempi troppo brevi.

Invece, il Decreto Ministeriale del 7 maggio 2024 ha aggiunto alla lista Egitto, Camerun, Colombia, Perù e Sri Lanka, proprio negli stessi giorni in cui è stata ufficializzata l’assegnazione di bandi per la costruzione dei CPR in Albania, destinati soprattutto a chi proviene dai Paesi sicuri.

Con questo aggiornamento, l’Italia ha deciso di aggiungere ben quattro paesi che non sono presenti in nessuna delle liste stilate dagli altri Stati europei: Camerun, Colombia, Perù e Sri Lanka. Il Bangladesh risulta nelle liste di Grecia, Slovenia e Malta, mentre l’Egitto nella sola lista della Grecia. Per maggiori informazioni potete consultare il sito dell’AIDA (Asylum Information Database) creato dall’ECRE (European Council on Refugees and Exiles).

Stupisce l’inserimento dell’Egitto, che negli ultimi anni ha destato una certa indignazione nell’opinione pubblica italiana proprio per la sua sistematica violazione dei diritti umani, in particolare per i casi di Giulio Regeni e Patrick Zaki. Il suo inserimento potrebbe risultare funzionale ai recenti accordi portati avanti fra Egitto e Unione Europea, in cui l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano.

Aggiornata la lista dei "Paesi Sicuri"

I DIRITTI LGBTQIA+ NEI NUOVI “PAESI SICURI”

Anche senza considerare questi casi clamorosi, per quel che riguarda i diritti LGBTQIA+ l’Egitto ha assunto una posizione che si commenta da sola: pur non avendo leggi che criminalizzano specificamente gli atti omosessuali, il paese utilizza le leggi per la tutela della morale e dell’ordine pubblico per criminalizzare, torturare e imprigionare (fino a 17 anni) le persone LGBTQIA+ e i loro sostenitori.

Sulla gravissima condizione che vivono le persone LGBTQIA+ in Camerun, che peraltro si è inasprita lo scorso anno, potete consultare il nostro approfondimento: Quando li “aiutiamo a casa loro”: un incidente in Camerun.

In Bangladesh, gli atti omosessuali possono determinare l’ergastolo, e nei territori rurali non è raro che le autorità locali preferiscano risolvere la questione con esecuzioni pubbliche.

L’attuale governo dello Sri Lanka pare orientato verso la decriminalizzazione dell’omosessualità, ma al momento la legge punisce gli atti omosessuali con una pena massima di 10 anni.

In Perù e Colombia la condizione delle persone LGBTQIA+ negli ultimi anni è progredita e la legislazione ha fatto molti passi avanti, soprattutto in Colombia. Tuttavia il contesto sociale e politico non facilita l’applicazione di queste conquiste legali; in generale, si tratta di Stati in cui il rispetto dei diritti umani spesso non viene garantito, come dimostrano i report di Human Rights Watch: Colombia, Perù.

Aggiornata la lista dei "Paesi Sicuri"

PAESI “SICURI” O NAZIONI “DI TROPPO”?

Quali sono stati, quindi, i criteri in base ai quali sono stati aggiunti questi paesi alla lista?
In passato, abbiamo individuato due possibili fattori, che nulla avevano a che fare con l’effettivo livello di sicurezza dei paesi inseriti.

Analizzando la situazione attuale, purtroppo, l’analisi precedente sembra trovare conferma.

Il primo fattore è il peso numerico delle nazionalità di chi sbarca in Italia nel periodo antecedente all’aggiornamento. All’inizio del 2023, al primo posto c’era la Costa D’Avorio, che è stata prontamente inserita nell’elenco diffuso nel marzo di quell’anno. Quest’anno i dati aggiornati a maggio indicano che il 19% dei migranti sbarcati negli ultimi mesi proveniva dal Bangladesh, e – guarda caso – anche il Bangladesh ora è nella lista dei Paesi sicuri. I cittadini egiziani rappresentano il 6% di chi è sbarcato, ma l’inclusione dell’Egitto potrebbe essere dovuta soprattutto a considerazioni di natura geopolitica, come spiegato sopra.

Il secondo fattore è la rappresentanza numerica dei cittadini stranieri residenti nel nostro paese.

Secondo gli ultimi dati ISTAT, i cittadini bengalesi in Italia sono 174.058 e rappresentano la seconda comunità asiatica (al primo posto c’è quella cinese). Nella lista asiatica la comunità cingalese invece occupa il quinto posto, con 109.828 residenti.

Gli egiziani sono 147.797 e sono al secondo posto fra le comunità di origine africana (al primo posto ci sono i marocchini, che sono nella lista fin dal 2019). I camerunensi sono 15.443 e sono all’undicesima posizione della stessa classifica. È interessante notare che l’Italia ha inserito nella lista dei Paesi sicuri praticamente tutte le nazionalità africane che in Italia hanno il maggior numero di residenti, ad eccezione del Mali (che però vive un periodo di instabilità incontestabile, al punto da motivare il ritiro della missione di pace Minusma promossa dall’ONU, che dal 2013 al 2024 è costata 311 morti e oltre 700 feriti).

Anche l’aggiunta, per la prima volta, di due paesi sudamericani non sembra casuale. La comunità peruviana è quella che si trova in cima alla classifica dei residenti provenienti dal continente americano (98.733 persone), mentre la Colombia si trova in settima posizione.

Quindi, se questi aggiornamenti della lista continueranno ad essere regolari, è molto probabile che l’anno prossimo verranno inseriti nuovi paesi in funzione della loro posizione nella classifica stabilita dai dati ISTAT e in funzione della provenienza di chi sbarca, ma non in funzione di una valutazione oggettiva del loro livello di sicurezza.

Aggiornata la lista dei "Paesi Sicuri"

SVILUPPI SEMPRE PIÙ GRAVI

Se pensiamo alle persone LGBTQIA+ che provengono dai paesi presenti nella lista, la possibilità per loro di avere un percorso funzionale all’affermazione del diritto all’asilo diminuirà drasticamente.

Il tutto avviene in un silenzio assordante. Il rispetto per i diritti fondamentali dei richiedenti asilo sembra essere stato rimosso dalla coscienza collettiva. Presentato sempre più spesso come un obbligo fastidioso, se non dannoso, il diritto all’asilo è sempre più limitato dai nuovi provvedimenti.
E se questo andamento verrà confermato, è difficile anche solo immaginare in quale situazione potremmo ritrovarci di qui a breve.

 

Valeriano Scassa
©2024 Il Grande Colibrì

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