Il Williams Institute della UCLA School of Law ha pubblicato il nuovo rapporto sul livello di accettazione verso le persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) e i loro diritti. I ricercatori hanno analizzato i dati statistici di 174 paesi per calcolare il Global Acceptance Index (indice di accettazione globale; GAI) per ognuno di essi. Se si prendono in considerazione i dati globali, questo indice è cresciuto a partire dal 1981: in particolare, il 75% degli stati ha registrato un incremento del proprio indice GAI, il 16% non ha avuto cambiamenti sostanziali e il 9% (27 nazioni) ha visto scendere il proprio livello di tolleranza.
Al momento i paesi più accoglienti nei confronti delle persone LGBTQIA sono l’Islanda, i Paesi Bassi, la Norvegia, il Canada e la Spagna. Dai dati emerge che le posizioni nei vari paesi si stanno polarizzando: gli stati che erano più tolleranti offrono sempre più accoglienza verso le persone LGBTQIA. Al contrario, laddove l’atteggiamento verso le minoranze era negativo, questo è diventato ancora peggiore. “Le minoranze sessuali e di genere in tutto il mondo subiscono un forte impatto da ciò che le circonda – dice Andrew R. Flores, autore dello studio – L’essere accettati è collegato direttamente a meno bullismo e violenza, una forma fisica e mentale migliore e meno discriminazione”.
All’interno del miglioramento globale della situazione, l’indice GAI dell’Italia è cresciuto, ma non al passo con gli altri paesi. Per cui, se un indice di 5,6 poteva dare alla nostra nazione il 23° posto nel quadriennio 2000-2003, con l’Irlanda che ci precedeva soltanto di 0,1 punti, l’Italia è scivolata al 25° posto nel quinquennio 2004-2008 con 5,8 e quindi al 27° posto nei cinque anni successivi con un indice di 6,1. L’ultimo periodo in esame ha visto un GAI per l’Italia di 6,4 e un 30° posto. Nel 2017, l’Irlanda ha avuto un indice di 7,9 e un settimo posto.

Alessandro Garzi
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