Gay, appello di Obama all’Africa: utile o dannoso?

Una vittoria per la democrazia americana e un giorno di cui essere orgogliosi per l’uguaglianza dei diritti“: così il presidente degli Stati Uniti  Barack Obama ha definito la storica decisione con cui la Corte suprema di Washington ha dichiarato l’incostituzionalità della legge che definiva il matrimonio come unione unicamente eterosessuale. Le parole di Obama, significativamente, sono state pronunciate in Senegal , paese africano che punisce l’omosessualità con la detenzione fino a cinque anni. E, ancor più significativamente, Obama ha pubblicamente chiesto ai trentotto stati africani che ancora considerano un reato i rapporti tra persone dello stesso sesso di decriminalizzare l’omosessualità: “Le persone dovrebbero essere trattate secondo il principio di uguaglianza, credo che sia un principio da applicare ovunque“.

Il presidente senegalese Macky Sall, che aveva appena incontrato il suo omologo statunitense, ha immediatamente risposto con una netta chiusura, pur usando parole relativamente moderate: Sall ha assicurato che i senegalesi sono molto tolleranti e per nulla omofobi, ma ha anche aggiunto, con una logica poco chiara, che il paese non è pronto a cancellare il reato di omosessualità. Come ha scritto Thomas Fessy, inviato della BBC da Dakar, “mentre i commenti del presidente Barack Obama sui diritti gay possono fare notizia sui media occidentali, la risposta della sua controparte senegalese è probabilmente ciò che molti senegalesi volevano sentire“. In Senegal, al contrario di quanto sostiene Sall, il 96% delle persone giudica inaccettabile l’omosessualità. E negli altri paesi africani le cose non vanno meglio (Pew Research).

Con queste premesse, l’esplicita presa di posizione di Obama durante il suo viaggio africano era tutt’altro che scontata, non perché il presidente sia tiepido nel difendere i diritti di lesbiche, gay e transgender, ma piuttosto perché rimangono poco chiari i pro e i contro di dichiarazioni politiche così esplicite (Il grande colibrì). Se da un lato la persecuzione delle persone LGBT non può passare sotto silenzio ed Obama è uno dei pochi leader mondiali a godere di credito tra i popoli dell’Africa sub-sahariana, dall’altro lato prese di posizione così nette rischiano di inasprire il fronte omofobico e di rafforzare la retorica di chi dipinge l’omosessualità come un vizio non africano che l’Occidente vorrebbe introdurre nel continente. Quanto successo recentemente in Gambia  è un ottimo esempio… (Il grande colibrì)

Un altro esempio arriva dallo Zimbabwe , dove il campione dell’omofobia Robert Mugabe guida la maggioranza di governo e l’opposizione non sembra essere molto più aperta… Un esponente anonimo del Movimento per il cambiamento democratico di Welshman Ncube avrebbe affermato, secondo quanto riporta AllAfrica: “I governi africani dovrebbero unirsi per preservare le nostre culture. L’Africa non sta dalla parte del diavolo e noi non permetteremo l’omosessualità, anche se questo significa perdere gli aiuti occidentali“. Il politico non vuole la pena di morte per i gay, ma si “limita” a invocare l’ergastolo e l’esilio in Sudafrica, “dove gli uomini vanno a letto con gli uomini per compiacere il demonio“.

E il diavolo è stato più volte citato anche dal reverendo Marvellous Kalu, pastore responsabile della parrocchia presbiteriana di Nyanya, in Nigeria . Per il prelato, l’omosessualità “è certamente un segno della fine dei tempi” ed è “generata dal re delle tenebre“. La sfilza di epiteti che colpisce l’amore tra persone dello stesso sesso è impressionante: “Estraneo al cristianesimo, estraneo alla Bibbia, estraneo alla cultura, estraneo alla nostra tradizione di questa parte del mondo, in definitiva estraneo alla tradizione umana. Persino gli animali non hanno il diritto di praticare queste cose: ciò che non è umano non può essere un diritto per gli esseri umani” (AllAfrica). Il reverendo non sembra avere nozioni molto approfondite di psicologia, storia, biologia… e neppure di carità cristiana!

L’omosessualità preoccupa anche i presbiteriani del Ghana , che hanno sospeso il reverendo Kingsford Kusi-Kyere, accusato di molestie da sette ragazzi dai 20 ai 28 anni (Ghana Web). La decisione è arrivata dopo una feroce campagna della stampa, che non ha esitato un attimo a pubblicare nome e foto del sacerdote, oltre a dettagliate testimonianze dei presunti abusi, sempre negati dal religioso: “Mi ha chiamato nella sua stanza, mi ha infilato le mani nei pantaloni, ha tirato fuori il mio pene e ha iniziato a giocare con la punta. Poi si è messo sulle mani una pomata e ha iniziato a spingere il mio pene su e giù. Usava la mano destra per masturbarmi, mentre la sinistra era sul mio sedere…” (News One).

Sempre più spesso i giornali scandalistici di tutto il continente pubblicano storie come questa, che associano inevitabilmente l’omosessualità all’abuso sessuale, spesso riprendendo fatti di cronaca fin troppo simili per non generare qualche sospetto e che sono comunque quasi sempre accomunati da una morbosa voglia di scandalizzare e da un’evidente mancanza di verifica e di approfondimento (ad esempio, in questi giorni i giornali del Kenya  titolano:”Uomo sodomizza ragazzo e lo infetta con l’HIV”; Standard Digital).

Tornando alla vicenda del sacerdote ghanese, i commenti dei lettori sono esemplari: c’è chi si rimette a Dio (“Preghiamo per lui: possa il diavolo sollevare le sue mani da lui“), chi invoca la morte per il sodomita (“Uccidete subito questo animale!“), chi ne approfitta per lanciare messaggi razzisti (“Cos’altro aspettarsi da uno dell’etnia ashanti? Sono tutti criminali!“), chi se la prende anche con le presunte vittime (“Dovrebbero essere puniti anche i ragazzi: come ha fatto a sedurli tutti e sette per conoscere il loro canale innaturale? Li ha violentati minacciandoli con una pistola?“). Per gli omosessuali africani la strada per ottenere sicurezza e rispetto appare ancora molto difficile: le parole di Obama serviranno ad accorciarla o finiranno purtroppo per allungarla?

Pier
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RASSEGNA STAMPA
Cronaca. USA, incontro interreligioso per festeggiare la sentenza sui matrimoni omosessuali.
Cultura. Ricky Martin festeggia: “La sentenza è passo avanti storico verso le nozze egualitarie”.Islam. Dopo Il grande colibrì, Azhar ha raccontato la sua storia alla radio svizzera Rete Due.
Mondo. Russia, anche la Camera alta approva la proposta di legge contro la “propaganda gay”.
Movimento. San Francisco Pride amico dell’esercito (iGC): arrivano anche i reclutatori militari.
Politica. Guerra, viceministro alle Pari opportunià: “Sentenza USA è enorme passo avanti”.
Sessualità. Cliente scivola su della “sostanza bianca” e  denuncia la palestra: “E’ un battuage”.

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3 commenti

  • Forse funzionerebbe meglio se facesse riferimento a esempi di omosessualità nel passato di tali paesi africani, come noi col "Convivio" di Platone ecc. Sicuramente hanno anche loro qualcosa, no?

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