“Non progettate un Egitto LGBT senza noi egiziani”

La mobilitazione delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender nella valle del Nilo (Egitto e Sudan) è iniziata più tardi rispetto ad altri movimenti simili in molte aree del mondo, sia dal punto di vista globale sia da quello regionale, con riferimento ai paesi confinanti del Medio Oriente e dell’Africa; questo ha spinto molti attivisti e molti gruppi a lavorare sul questa questione in Egitto o in Sudan. Sono stati avviati alcuni gruppi, alcune iniziative e alcune campagne come reazione a determinati eventi e situazioni, ma senza che si siano sviluppati oltre agli stadi iniziali e senza che riuscissero infine a delineare chiare strategie ottimali per lavorare nel complesso contesto culturale, sociale e politico della regione.

Il tanto apprezzato impegno profuso singolarmente o attraverso le loro organizzazioni da numerosi attivisti queer ed il coinvolgimento della società civile in Egitto hanno avuto come conseguenza diretta l’emergere di organizzazioni LGBT come Bedayaa, che ha iniziato ad operare a luglio del 2010 per sensibilizzare gli appartenenti alla comunità LGBT e spingerli a difendere i propri diritti nella valle del Nilo (Egitto e Sudan).

Quando Bedayaa ha iniziato a lavorare in Egitto, ha prestato la massima attenzione alle proprie limitate capacità e risorse (in termini tanto di persone quanto di materiali) e a capire approfonditamente le realtà politiche, culturali, sociali ed economiche locali e le loro interconnessioni  con le tematiche dei diritti umani e delle libertà fondamentali in generale e dei diritti relativi alla sessualità e al corpo in particolare.

Accordare grande importanza a queste interconnessioni e ai loro effetti sulle nostre battaglie e sulle tematiche per noi fondamentali ci ha permesso di capire le necessità degli appartenenti alla comunità LGBT e di sviluppare piani d’azione e strategie adatte al contesto locale, grazie all’insegnamento tratto dalle esperienze di altri movimenti e senza cadere nell’errore di adottare formule esterne che in realtà non possono essere applicate o utilizzate per sviluppare la mobilitazione in Egitto nel modo migliore possibile.

Recentemente il governo egiziano ha intensificato gli attacchi brutali contro la società civile in Egitto, violando soprattutto il diritto alla privacy e alla libertà di espressione di molti gruppi della società egiziana, in particolare degli appartenenti alla comunità LGBT, con lo scopo dichiarato di preservare la sicurezza e l’integrità del paese, di controllare i valori etici e di impedire che si indeboliscano e si degradino. Un’ondata di frustrazione si è alzata tra gli attivisti che lavorano per i diritti umani, compresi quelli degli omosessuali, in Egitto.

Di conseguenza, sono stati avviati alcuni seri tentativi per cambiare lo stato delle cose e per creare un clima che possa mettere in evidenza, localmente e globalmente, la questione dell’omosessualità nelle agende per i diritti umani in Egitto. Noi dell’associazione Bedayaa, con la nostra vasta esperienza pratica nel trattare con le persone LGBT e con chi sostiene i loro diritti in Egitto, crediamo che alcune di queste campagne e di queste iniziative non tengano conto di quanto la realtà locale in questo momento sia complessa, tanto politicamente quanto socialmente.

Non tengono neppure conto di quanto sia importante non saltare o bruciare le tappe di una lotta che deve iniziare sul terreno coinvolgendo le persone LGBT e che deve comprendere i loro bisogni per  informarle e metterle in condizione di difendere i propri diritti. Purtroppo noi attivisti LGBT non siamo riusciti a farlo per colpa di molti fattori, come la carenza di risorse umane e materiali o la mancanza di un’idea di lungo termine e di pazienza tra gli attivisti che lavorano su questa tematica. Inoltre, il recente aumento della pressione e dei rischi per la sicurezza nei confronti degli attivisti a sua volta ha reso le idee meno nitide, ha portato confusione nella scelte delle strategie appropriate o semplicemente ha convinto molti a fuggire dall’Egitto.

Noi dell’associazione Bedayaa riteniamo che qualsiasi iniziativa o campagna che non ponga la sicurezza e l’incolumità delle persone LGBT come priorità assoluta o che sia priva di una comprensione profonda del contesto locale e dei bisogni degli appartenenti alla comunità si trasformerà in un semplice tentativo elitario ed isolato di suscitare l’attenzione internazionale che non solo non inciderebbe in modo significativo sulla comunità in Egitto, ma che addirittura potrebbe accrescere i rischi e peggiorare la situazione della sicurezza.

Ovviamente, siamo grati per tutti i tentativi e per tutte le iniziative che cerchino di cambiare lo stato dei fatti e rispettiamo e apprezziamo gli sforzi di tanti individui per garantire il meglio agli appartenenti alla nostra comunità in Egitto, ma facciamo appello a tutti affinché si scelgano strategie a lungo termine con un impatto reale e tangibile sul terreno invece di adottare modelli che potrebbero non funzionare in modo efficace nella realtà e nel contesto locale dell’Egitto di oggi o che addirittura potrebbero in futuro danneggiare il movimento, come ad esempio un’enfasi eccessiva sull’importanza della visibilità e del coming out o la concentrazione nel rivolgersi alla comunità internazionale attraverso dimostrazioni e marce dell’orgoglio gay come unico e solo modo per combattere per i diritti LGBT.

La comunità LGBT in Egitto è priva di una consapevolezza anche minima sulle questioni che la riguardano e su come difendersi, per non parlare dell’ignoranza sull’ABC dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Condividiamo questa nostra realtà con molte altre persone eterosessuali. E’ per questo che, se separassimo le nostre lotte e ignorassimo le loro intersezioni con molte altre questioni legate ai diritti umani, daremmo vita un movimento LGBT completamente sconnesso dalla realtà e destinato ad una scomparsa graduale.

Invitiamo tutti a trarre conclusioni e insegnamenti dal nostro attivismo locale in Egitto, ad usare queste conclusioni e questi insegnamenti per creare un futuro migliore e luminoso per le persone queer in Egitto e a lavorare per costruire un movimento dinamico con obiettivi chiari e concreti.

Azza
Azza Sultan è la presidentessa di Bedayaa, organizzazione LGBTQI attiva in Egitto e Sudan

Copyright©2014bedayaa-ilgrandecolibri.com
segui MOI Musulmani Omosessuali in Italia
More from Il Grande Colibrì

Transgender nell’induismo 2 – I danni del colonialismo

Leggi anche la prima parte dell’analisi: Prima della distorsione Gli antichi testi...
Leggi di più

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *