Tunisia, l’associazione gay-friendly ha i giorni contati?

Sono tante le minoranze che in questo paese aspettano i loro diritti: poveri, disoccupati, emarginati. E voi… voi venite a reclamare i vostri diritti! Ma i tunisini hanno altre preoccupazioni!“. Il giornalista Samir El Wafi, della TV privata El Hiwar Ettounsi, ha mostrato tutta la propria omofobia durante l’intervista a Ahmed Ben Amor, vice-presidente dell’associazione per i diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) Shams. L’omofobia andata in onda sul piccolo schermo è quella che conoscono molti gay tunisini, in particolare i più giovani, come ha ricordato il presidente di Shams, Yadh Krendel: “Molti giovani hanno una vita precaria perché hanno dovuto lasciare il tetto familiare, magari perché rinnegati. Sono perseguitati non solo dalla famiglia e dalla società, ma anche dallo stato che non li riconosce e addirittura distrugge il loro futuro mettendoli in prigione“.

IMPORRE IL SILENZIO SULL’OMOFOBIA

omosessuali in Tunisia
Il pericolo omosessuale. “Come avete potuto autorizzare questo tipo di manifestazione per strada?”. “Pronto? Mi passi il ministro dell’interno!”. Vignetta di Z pubblicata su debatunisie.com

E’ un’omofobia che conoscono altrettanto bene gli attivisti di Shams e che è stata confermata a livello istituzionale: le autorità, che a sorpresa avevano autorizzato la nascita dell’associazione per la depenalizzazione dell’omosessualità a maggio dell’anno scorso [ilgrandecolibri.com], hanno deciso di sospendere le sue attività per trenta giorni, scelta che potrebbe essere il preludio del suo scioglimento forzato [huffpostmaghreb.com]. Se i primi tre tentativi di chiudere Shams con denunce per attentato al pudore erano falliti, non sono chiare le accuse alla base della sospensione. Si sa solamente che l’associazione è da tempo nel mirino degli integralisti: il deputato islamista Abdellatif Mekki, per esempio, aveva persino incolpato gli attivisti per i divorzi, le violenze domestiche e il consumo di droga [ilgrandecolibri.com].

In attesa dell’esito del ricorso che Shams ha già depositato e che dovrebbe essere discusso il 18 gennaio, Yadh Krendel lancia un appello: “Oggi più che mai abbiamo bisogno del sostegno di quelle minoranze che difendiamo con le unghie e con i denti. Abbiamo bisogno del sostegno dei democratici che credono nei diritti umani. Abbiamo bisogno degli umanisti. Abbiamo bisogno dei musulmani illuminati che possono avere altre interpretazioni della religione. Abbiamo bisogno del sostegno di tutte le altre associazioni con cui vorremmo cooperare e creare legami più stretti per rendere il dibattito più efficace. Abbiamo bisogno di tutte le persone che credono in una Tunisia migliore e più egualitaria“.

E se qualcuno ha lanciato un sospiro di sollievo alla notizia della liberazione sotto cauzione [kapitalis.com] dei sei ragazzi accusati di sodomia e condannati in prima istanza a tre anni di carcere [ilgrandecolibri.com], è proprio Shams ha gelare ogni entusiasmo pubblicando su facebook.com la testimonianza di uno degli arrestati sulle torture e gli abusi subiti in carcere da parte dei secondini e degli altri prigionieri. Il ragazzo, che ha anche tentato il suicidio durante la detenzione, è disperato: “Anche dopo essere uscito di prigione, non posso più vivere: la mia vita si è oscurata, non riesco più a comunicare con la mia famiglia o a uscire dalla mia camera, gli studi sono andati a farsi fottere, la mia vita è andata a farsi fottere. Il mio paese mi ha distrutto, schiacciato e spezzato“.

ONDATA DI ARRESTI IN AFRICA DEL NORD

E’ una sensazione che condividono anche gli undici presunti omosessuali scarcerati in Senegal, dopo essere stati arrestati con l’accusa di aver celebrato un matrimonio gay [ilgrandecolibri.com]: i loro nomi sono finiti sui giornali e, nonostante gli inquirenti abbiano ammesso che mancano prove contro di loro e loro stessi neghino di essere gay, la loro reputazione è andata distrutta. Molti giornalisti e religiosi, inoltre, soffiano sul fuoco del pregiudizio, chiedendo una condanna esemplare contro gli undici uomini o lanciando allarmi improbabili: per esempio, Mame Mactar Guèye, dell’associazione islamica Jamra, ha spiegato in TV che si stava organizzando un Gay Pride nella capitale Dakar con la partecipazione di omosessuali provenienti da ogni parte del mondo.

Negli ultimi giorni ci sono stati altri arresti di presunti omosessuali anche in altri paesi dell’Africa settentrionale. In Marocco due studenti universitari di Aït Melloul si sono filmati in un’aula mentre si scambiavano un bacio, forse per amore o forse per goliardia, e per questo sono finiti dietro le sbarre: la loro sorte dovrebbe essere decisa già questa settimana [le360.ma]. In Egitto, invece, la polizia ha teso una trappola a un uomo reo di aver postato su internet un annuncio sessuale o forse solo di aver indicato nel proprio profilo Facebook di provare attrazione per gli uomini. Dopo aver concordato un appuntamento fittizio, le forze dell’ordine hanno trovato a casa del malcapitato capi di intimo femminile e alcuni sex toys, che sono stati considerati elementi di prova della sua immoralità [youm7.com].

 

Pier
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