Come organizzarsi in associazioni di musulmani LGBT?

"Queer, musulmana e orgogliosa" a Toronto

Organizzare attività conviviali, culturali e politiche con e per le persone musulmane e LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) non è affatto facile: le difficoltà sono molte sia nei paesi arabo-musulmani sia in Occidente e a volte sono le stesse e a volte cambiano. Ecco quali sono i consigli forniti da Ludovic-Mohamed Zahed [Il Grande Colibrì], imam apertamente gay che ha fondato e diretto numerose associazioni in Francia, in Europa e nel mondo. Ne approfittiamo per ricordare che il nostro progetto Musulmani omosessuali in Italia [Il Grande Colibrì], per ora unica realtà del nostro paese ad aderire alla Confederazione delle associazioni LGBTQI euro-africane e musulmane (CALEM), è sempre pronto ad accogliere nuovi contributi, ad aprire nuove collaborazioni, a sostenere nuovi progetti: la strada da percorrere è impervia, farla in compagnia la rende più agevole.

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Spesso mi chiedono se sia difficile essere musulmano e omosessuale in Algeria, il paese dove sono nato: io rispondo che è difficile essere algerino in Algeria tout court. E lo stesso si può dire dell’Egitto e di molti altri paesi. Qui è complicato organizzare la società civile, eppure anche nel mondo arabo-musulmano ci sono sempre più organizzati femministe e LGBT e il movimento fa passi avanti, anche se, per forza di cose, è molto meno visibile che in Europa e resta clandestino. Per esempio, grazie a finanziamenti europei, abbiamo organizzato una formazione in Francia per un’associazione algerina, che però ufficialmente in Algeria non esiste. Questo tipo di formazione dura diversi giorni, anche settimane, e mira a decostruire le rappresentazioni oscurantiste dell’islam per elaborare invece rappresentazioni alternative.

Anche in Europa, però, la questione del rapporto identità LGBT e islam è molto complicata, e al tempo stesso molto semplice. Bisogna essere molto pazienti: se vent’anni fa mi avessero detto che sarei stato invitato in Europa per parlare della mia esperienza mi sarei messo a ridere, perché ero completamente seduto, ero depresso, soffrivo di omofobia interiorizzata e di islamofobia interiorizzata. Ho dovuto lavorare molto, studiare molto e leggere molto. Credo che oggi questo processo potrebbe essere più veloce, perché, se è vero che siamo ancora poco visibili, si sta organizzando da diversi anni un movimento a livello internazionale.

Incontri come quelli organizzati da Il grande colibrì a Genova (con il Festival Suq e il circolo Arcigay Approdo) e a Milano (con la Casa dei diritti, Il guado, Le rose di Gertrude e Renzo e Lucio) sono molto importanti, ma se si vuole un effetto sul lungo termine, con le persone che si prendono carico di se stesse – perché non possiamo trovare soluzioni al posto loro – bisogna identificare una persona di origini arabo-musulmane o di cultura arabo-musulmana che abbia motivazioni e qualifiche adeguate e bisogna spingerla ad organizzare nelle diverse associazioni e nelle diverse province dei gruppi di dialogo. Questo è il punto di partenza, è il modo in cui hanno iniziato tutte le associazioni che conosco.

A volte, con il tempo, la cosa si amplia e si rafforza, ma avere “semplicemente” un gruppo che si dedica a queste questioni e che accoglie le persone che si riconoscono più o meno in questo genere di problematiche sarebbe un risultato straordinario, perché altrimenti le persone continueranno ad avere l’impressione che le porte tanto della comunità musulmana quanto della comunità LGBT siano chiuse a questo tipo di pratiche e al dialogo intersezionale.

 

Leggi tutta la serie di interventi di Ludovic-Mohamed Zahed

 

Ludovic-Mohamed Zahed, imam, psicologo e antropologo
traduzione di Pier
©2015 Il Grande Colibrì

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