Islam, donne, gay e minoranze: è l’ora della chiarezza

Contro l’autoproclamato “califfato” si sta profilando la nascita di un’alleanza, che probabilmente non diventerà mai ufficiale e dichiarata, tra governi che fino a ieri erano acerrimi nemici: Stati Uniti, Iran, Siria, Arabia Saudita… Se l’Occidente non ci fa una bella figura (potrebbe esserci un’immagine più nitida di questa armata brancaleone per rappresentare il fallimento e lo sbando di lunghi anni di politica estera?), i contendenti islamici fanno solo paura: da una parte una masnada di macellai che diffondono morte e terrore (riprende gli sgozzamenti perché “mi piace rivederli la notte”, dichiara un combattente dello Stato Islamico in un video diffuso qualche settimana fa), dall’altra regimi dittatoriali che da decenni negano i diritti più basilari ai loro cittadini e tramano, più o meno nell’ombra, per destabilizzare i propri vicini e per imporre un’interpretazione del Corano sempre più oscurantista.

La disumanità dei combattenti dello Stato Islamico almeno un effetto positivo lo ha avuto: molte voci hanno condannato questi atti di terrore, che sono stati definiti come contrari ai principi della religione islamica. Il vero Islam, hanno ricordato in molti, è una religione di pace. Queste prese di posizione sono importanti, ma non sono sufficienti: di fronte al baratro di orrore aperto dal “califfato”, le voci della maggioranza dei musulmani che crede in un Islam di pace devono levarsi più numerose e con più chiarezza. Perché occorre riconoscere che lo Stato Islamico sta semplicemente portando alle sue estreme conseguenze, in modo lineare e coerente, una rappresentazione dell’Islam proposta da troppi anni da tanti protagonisti religiosi e politici, compresi quegli stati che oggi affrontano il califfato sui campi di guerra.

Oggi non basta, come non bastava ieri, condannare lo sterminio delle minoranze religiose, l’annullamento totale dei diritti delle donne o l’assassinio in pubblica piazza degli omosessuali (ilgrandecolibri.com), ma occorre reclamare senza ambiguità una piena democrazia laica in cui stato e religione siano divise, in cui donne e uomini godano di parità formale e sostanziale, in cui il popolo possa eleggere liberamente un presidente musulmano o cristiano, in cui una donna musulmana possa sposare civilmente un uomo musulmano o yazida, in cui uno scrittore possa proclamarsi ateo senza finire in prigione, in cui una ragazza possa vivere in pace la propria omosessualità.

Oggi occorre fare chiarezza: il problema dello Stato Islamico è solo la misura e la velocità con cui sta realizzando una determinata interpretazione del Corano e della Sunna o il problema è quella interpretazione in sé, che porta morte e distruzione, che corrompe e perverte il testo sacro fino a ridurlo a un manuale di macelleria da usare al servizio di un “califfato” sanguinario (e lontanissimo dalla realtà storica del califfato; ilgrandecolibri.com)? Il problema dello Stato Islamico è solamente che uccide troppo o troppo in fretta? Che opprime troppo o troppo in fretta? Oppure è da condannare la sua ideologia di strazio e di tirannia, e quindi anche il fatto che questa identica ideologia, anche se in una versione più “moderata”, sia seguita da tanti altri governi e da tanti altri predicatori?

In tutto questo l’Occidente non ha il diritto di stare semplicemente a guardare o di bearsi in un senso di superiorità, perché deve fare autocritica sulle proprie pesanti colpe e porvi rimedio: l’indecenza etica delle sue scelte lascia senza parole. Finora ha seguito costantemente le proprie convenienze del momento, senza alcuna lungimiranza e soprattutto senza alcun rispetto per la vita e la dignità di milioni di persone. Ha mantenuto alleanze strettissime con feroci dittature teocratiche. Ha sostenuto caricature immonde di laicità e democrazia dietro cui si nascondeva solo corruzione e violenza. Ha fomentato guerre con la mano sul portafoglio. Ha ignorato guerre con la mano sugli occhi.

E ha costantemente presentato una visione monolitica e oscurantista dell’Islam, ha ignorato e negato l’estrema pluralità e varietà di civiltà, di culture e di persone che in questa fede si sono riconosciute, si sono sviluppate e sono evolute, contribuendo così a legittimare e rafforzare le interpretazioni più cupe di questa religione.

Queste considerazioni sull’Occidente, però, non siano un pretesto per nascondersi dietro le colpe altrui, per evitare di fronteggiare i problemi, per rimandare la denuncia. Perché il cammino che i musulmani che credono in un Islam religione della pace devono affrontare non è mai stato così duro e pericoloso, ma non è neppure mai stato così inevitabile e urgente. I diritti delle donne, i diritti delle minoranze e i diritti degli omosessuali saranno tra i banchi di prova più importanti per vedere se le comunità musulmane affideranno la propria fede a un dio spietato o ad Al-Rahman, il Dio Misericordioso.

 

Pier
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5 commenti

  • concordo con cytanyao e aggiungo che forse sarebbe il caso di fare autocritica a sinistra sull'entusiasmo con cui si è guardato alle cosiddette "primavere arabe" e alla "rivoluzione" anti-gheddafi..io temo che rimpiangeremo saddam e gheddafi e quelle "caricature di laicità" di cui si diceva
    ben venga la pluralità di voci nell'islam (ma i laici sinceri da quelle parti mi sembrano pochi) ma faccio notare che tutte le volte che in un Paese di cultura islamica si è potuto votare "liberamente" le urne hanno premiato partiti religiosi.."moderati" sì ma religiosi: questo avvenne in Algeria negli anni '90, questo è avvenuto in Turchia (dove paradossalmente è solo l'esercito a garantire la laicità voluta da Ataturk, Erdogan sa che se esagera con l'islamizzazione, i militari lo rovesciano) e nella Tunisia ed Egitto post-primavera dove ha vinto rispettivamente Ennahda e Fratelli Musulmani (questi ultimi rovesciati da un colpo di stato)

    • L’autocritica dovrebbe essere fatta a sinistra, a destra e al centro.
      Le primavere arabe sono state una grande opportunità e bisognerebbe chiedersi dove fossero quelle tante voci che avevano gioito dei piani per esportare la democrazia con le armi e che, quando si è trattato di aiutarla a fiorire altrove, si sono ammutolite.
      In Tunisia e in Egitto gli islamisti hanno vinto perché sono state le forze che hanno garantito per anni forme minime di “welfare state”, mentre l’Occidente appoggiava governi corrotti (screditando l’immagine della democrazia e della laicità). Personalmente non credo che possa esistere una democrazia con la pancia vuota e farei un monumento in piazza a George Marshall, per il piano che propose e realizzo dopo la Seconda guerra mondiale: chissà, se l’Occidente avesse promosso ingenti aiuti ai paesi post-rivoluzione forse la storia sarebbe andata molto diversamente (come andò molto diversamente dopo la Seconda guerra mondiale rispetto al primo dopoguerra).
      In Egitto, noto en passant, siamo al paradosso che, per certi aspetti, i Fratelli musulmani hanno garantito un governo meno anti-democratico e meno integralista di quello dei militari laici (ad esempio, per rimanere ai temi più vicini a questo blog, le retate contro omosessuali e transessuali si sono scatenate dopo la caduta di Morsi).
      Anche sulla Turchia mi chiederei se l’allora Comunità economica europea non abbia fatto un errore a firmare un trattato di associazione nel 1963 per poi gettare tutto nelle sabbie mobili: il trionfo di Erdogan si nutre anche del fallimento del progetto europeo.

  • articolo interessante. condivido alcune cose, dissento da altre.

    Lei dice che l'Occidente "deve fare autocritica" io penso invece che é urgente chiudere quanto prima l'era della "repentance" post-coloniale.

    Per me é indispensabile che l'Occidente si svegli e che la maggioranza moderata degli Occidentali, in particolare degli Europei, riaffermi con forza i suoi valori e si difenda da chi cerca di distruggerlo.

    concordo con lei quando dice che i governi occidentali hanno compiuto errori evidenti nella loro politica medio-orientale. Al momento in particolare siamo governati da élites la cui inanità non cessa di preoccuparmi (vedasi l'ucraina). L'occidente ha il diritto di difendere i suoi interessi ma troppi governanti paiono dimenticare che il primo dovere di un politico é non aggiungere problemi a quelli esistenti. Nulla ad ogni modo può scusare o giustificare l'esistenza di gruppi come l' ISIS. anche volendo prendere per buona la vulgata anti-colonialista di vittime della colonizzazione é pieno il mondo.

    Sulle reazioni al "califfato" non condivido il suo ottimismo. La reazione in europa é stata insufficiente. Le dichiarazioni dei sauditi poi mi lasciano indifferente perché é mia regola non credere a nulla di quel che dicono… che il piromane si sorprenda del fuoco che ha appiccato é di scarso interesse. Sono stato inoltre orripilato oltre ogni misura dall'appoggio che certi settori hanno dato all'IS…non bastava vedere gente inneggiare ad Hamas ora siamo giunti anche all' IS.

    Il tutto in nome dell'anti-razzismo e dell'amore per l'altro, naturalmente. certa gente é una iattura soprattutto per gli oggetti della sua adorazione che vengono mantenuti costantemente allo stato, appunto, di oggetto e mai di soggetto….. dei poverini che sanno solo reagire al male che loro é fatto. c'é forse qualcosa di più coloniale di questo?

    Condivido naturalmente il fondo del suo post. La battaglia per l'anima e il futuro dell'Islam é il tema centrale e mi rallegro che lei abbia notato in conclusione che é necessario che i discorsi sulle colpe vere o presunte dell'occidente "non siano un pretesto per nascondersi dietro le colpe altrui, per evitare di fronteggiare i problemi, per rimandare la denuncia". sono con lei quando dice "I diritti delle donne, i diritti delle minoranze e i diritti degli omosessuali saranno tra i banchi di prova più importanti per vedere se le comunità musulmane affideranno la propria fede a un dio spietato o ad Al-Rahman, il Dio Misericordioso"

    vi auguro ogni bene in questa battaglia contro l'oscurantismo. Questo é comunque un problema che non mi riguarda direttamente e, che, temo, occuperà per molti secoli ancora il mondo musulmano e di cui nel frattempo amerei non diventare una vittima collaterale.

    • Premettendo che non credo affatto che la questione del colonialismo sia conclusa, concordo con lei sul fatto che l’Occidente dovrebbe riaffermare con forza i propri valori: è per questo che dovrebbe smettere di inseguire i propri interessi contingenti costi quel che costi, che dovrebbe smettere di tenere in piedi dittature odiose, che dovrebbe smettere di fingere di non vedere (quando non le incentiva…) le malefatte dei propri alleati, che dovrebbe appoggiare chi cerca democrazia e libertà in tutto il Medio Oriente (e questo dovrebbe valere per tutti, perché anche l’alleato israeliano porta avanti politiche semplicemente spaventose). Ovviamente, come già detto, le colpe dell’Occidente non giustificano l’esistenza di gruppi come quelli che sostengono lo Stato Islamico né, aggiungo io, di governi come quelli degli stati del Golfo o quello iraniano. Ma, come i musulmani non devono usare le colpe di alcuni occidentali come un pretesto per tacere sulle colpe di altri musulmani, allo stesso modo gli occidentali non devono usare le colpe di alcuni musulmani come un pretesto per tacere delle colpe di altri occidentali…

      Concordo con lei anche sulle reazioni al “califfato”: sono state insufficienti, e infatti per questo si chiedono reazioni più forti, visibili e coerenti. Concordo anche nel giudizio sulle reazioni del governo saudita: tra questo è lo Stato Islamico c’è solo una differenza di “misura” e non di sostanza.

    • Israele per me naturalmente non porta avanti nessuna politica spaventosa (salvo permettere ad hamas di continuare ad esistere) ma non polemizziamo su questo. Non serve a nulla. lets agree to disagree.

      Abbiamo punti di contatto, non la penso lontanissimo da lei su varii punti ma c'é una divergenza di fondo sul medio-oriente: lei pare pensare che i regimi al potere nella regione non esistono che per il sostegno che ricevono o meno dall'occidente. io penso che l'occidente difende -bene o male- i suoi interessi (il che può essere moralmente reprensibile ma non lo rende più neo-colonialista della Cina che fa lo stesso….. o del Qatar quando fa lo stesso in Francia), ma che non é l'unico fattore in gioco e neppure il più determinante in molti paesi. Responsabilizzare l'occidente (che ha sbagliato e sbaglia sia sostenendo regimi impresentabili sia quando ha sostenuto irresponsabilmente le primavere arabe) per quello che passa oggi in molti paesi arabi per me non ha molto senso. é un riflesso di tempi ormai superati.

      Sulla complessità ignorata della storia e il colonialismo se non lo ha visto le consiglio un bellissimo film del grande Maestro Ousmane Sembène intitolato "Ceddo"… é un capolavoro che racconta dell'arrivo delle religioni monoteiste e in particolare dell'Islam in Senegal. Un canto alla libertà contro l'oppressione religiosa, un inno alla lotta di un popolo che rifiuta le conversioni forzate all'islam, la lotta degli africani per mantenere le loro tradizioni africane distrutte dall'arrivo dei monoteismi.

      (tengo a precisare che non lo consiglio per offendere, perché é un film "anti-islam". per me non é un film "anti-islam" ok? )

      Ogni bene

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