La Chiesa e l’omosessualità: mille anni di ipocrisia

vestizione di un prete cattolico in chiesa
La vestizione di un prete cattolico in una chiesa

Quando, nel 1051, Pier Damiani pubblicò il suo “Liber Gomorrhianus” per denunciare la diffusione dell’omosessualità fra i chierici e i monaci della sua epoca, senz’altro non avrebbe mai pensato di inaugurare un nuovo genere di trattato morale: quello che ha come obiettivo principale di suscitare lo sdegno nei confronti dell’omosessualità e la riprovazione e lo schifo nei confronti degli omosessuali. Se infatti è vero che, prima di quest’opera, si trovano numerosi riferimenti all’omosessualità, è anche vero che sono contenuti in penitenzili e in collezioni canoniche che non hanno come obiettivo quello di fornire al lettore un “trattato” sull’omosessualità.

Lo storico inglese John Boswell fa riferimento a Pier Damiani inserendolo in quel “piccolo e rumoroso gruppo di asceti” che risvegliò la violenta ostilità che già si trova nelle opere di Giovanni Crisostomo, il quale affermava che gli atti omosessuali non solo erano peccaminosi, ma così gravi da essere paragonati più all’assassinio che alla golosità o alla fornicazione. Per tutta la loro vita questi uomini, continua Boswell, “lottarono per interessare la Chiesa istituzionale alla loro crociata, per cambiare le opinioni della gente e dei teologi in materia”. Le autorità  ecclesiastiche non stabilirono mai delle punizioni per il comportamento omosessuale e finsero di non sentire quelle poche lamentele che ricevevano dai riformatori.

Oltre a Damiani, che cercò, con scarso successo, di interessare al problema Leone IX e Alessandro II, lo stesso Ivo di Chartres denunciò a papa Urbano II, il pontefice che promosse la prima crociata, i nomi di alcuni prelati altolocati che erano ben conosciuti per essere coinvolti in attività omosessuali, ma anche la sua protesta cadde nel vuoto.

Quasi certamente nello stesso periodo, si cercò di introdurre in Inghilterra una legislazione ecclesiastica che definiva peccaminoso il comportamento omosessuale. Il concilio di Londra del 1102 prese delle misure per far sì che il pubblico venisse informato della scorrettezza di tali atti e dichiarò che la sodomia doveva essere confessata come peccato. Ma Anselmo di Canterbury si oppose alla pubblicazione del decreto e, in una lettera all’arcidiacono Guglielmo, scrisse: “Questo peccato è stato finora così comune che difficilmente si prova imbarazzo per esso e, perciò, molti sono caduti in tale peccato perchè erano inconsapevoli della sua gravità”.

Lo stesso Boswell sottolinea giustamente che questa indifferenza della Chiesa istituzionale nei confronti dei comportamenti omosessuali è ancora più sorprendente perché si colloca in un periodo storico caratterizzato da uno sforzo enorme teso a dare vigore al celibato ecclesiastico e osserva come, nella stessa Chiesa dell’XI secolo, fosse attivo un altro gruppo di autori che sosteneva “il valore positivo delle relazioni omosessuali e le celebrò in una esplosione di letteratura gay cristiana” basata principalmente sull’esempio dell’amicizia fra Gesù e Giovanni.

Ed è alla luce di questa notizia che si comprende la risposta che Leone IX dà a Pier Damiani dopo aver ricevuto il suo “Liber Gomorrhianus”. Pur condividendo, infatti, la sua “santa indignazione” per quello che anche il papa definisce “desiderio osceno”, tanto più detestabile perché compiuto da persone consacrate, Leone continua la sua lettera scrivendo: “Noi, però, agiremo più umanamente” di fronte alle richieste di Pier Damiani, a cui dice chiaramente: “Hai scritto ciò che sembrava meglio per te”, prendendo le distanze dalle conclusioni severe a cui arriva il suo interlocutore.

E infatti decide che gli ecclesiastici non coinvolti in attività omosessuali “da lunga abitudine o con molti uomini” rimangano nello stesso grado che occupavano quando erano stati dichiarati colpevoli, e che solo quelli in stato particolarmente peccaminoso vengano degradati dal loro rango.

Nelle parole di Leone si legge chiaramente un atteggiamento molto tollerante: se da un lato sembra voler accontentare Pier Damiani, comminando la degradazione laddove la gravità del peccato sia proprio innegabile, dall’altro lato non si inasprisce contro i peccatori ma, anzi, usa un tono comprensivo senza giustificare ulteriormente le sue affermazioni. Ci vorrà più di un secolo per arrivare alla condanna esplicita dei comportamenti omosessuali che si legge tra i decreti del III Concilio Lateranense: “Chiunque abbia commesso quella lussuria che è contro natura […], se ecclesiastico sarà espulso dal clero o confinato in un monastero a fare penitenza, se laico sarà soggetto alla scomunica e sarà scacciato dalla congregazione dei fedeli”.

A distanza di quasi un millennio sembra di rivedere nelle cronache dei giorni nostri le vicende che avevano opposto Pier Damiani a Leone IX: con alcuni che si danno da fare per documentare la presenza di una “lobby gay” in Vaticano e invocano provvedimenti severi e altri che invece negano l’urgenza di questi provvedimenti. In realtà sia i primi che i secondi dimenticano che il vero problema con cui deve fare i conti la chiesa cattolica per ritrovare quella fedeltà al Vangelo che sembra definitivamente perduta, non è tanto l’incontinenza sessuale dei suoi ministri, quanto l’ipocrisia con cui questi si muovono sia quando si tratta di arrivare a una condanna dell’omosessualità che quando si tratta di evitarla.

La domenica in cui sulla stampa iniziavano a circolare le prime voci su questo dossier, messo a punto dai cardinali Herranz, Tomko e De Giorgi nominati da Benedetto XVI, in cui si denuncia la presenza di una vera e propria “lobby gay” all’interno della Chiesa, la liturgia ambrosiana proponeva ai fedeli l’episodio riportato da Giovanni in cui Gesù incontra la samaritana. Ed è sorprendente vedere come in questo episodio ci sia la risposta alle preoccupazioni di Pier Damiani, di Leone IX, di Benedetto XVI e dei cardinali da lui incaricati.

Basta osservare che, in seguito alla richiesta che Gesù le fa di andare a chiamare suo marito, quando la donna risponde: “Io non ho marito”, Gesù le risponde dicendole: “Hai detto bene donna: ‘Non ho marito’; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito”, invitando la sua interlocutrice a dire fino in fondo la verità su se stessa e spingendola così ad aprirsi alla rivelazione definitiva, quella con cui Gesù si manifesta a lei come il Messia.

Solo chi ha il coraggio di ammettere la verità su se stesso, riconoscendo e raccontando le proprie debolezze e le proprie contraddizioni, può infatti aprirsi alla buona novella che il Vangelo proclama. Chi, al contrario, continua a dibattersi nell’ipocrisia di chi vuole nascondere i propri peccati o di chi, ancora più colpevolmente, non accetta la debolezza umana e usa le punizioni e le condanne per farli sparire tra le cose che non si dicono e che si raccontano con vergogna nel segreto del confessionale, non sarà in grado di riconoscere il messaggio dirompente di Gesù che ci dice che la nostra liberazione è proprio lui che ci parla.

D’altra parte non occorre fare molte ricerche per vedere che Gesù, nel Vangelo, mentre non parla mai di omosessualità, parla molto spesso di ipocrisia, condannandola duramente. Che sia quindi l’ipocrisia la nostra principale preoccupazione. Che sia quindi l’ipocrisia la principale preoccupazione della chiesa.

 

Gianni
Gianni Geraci è portavoce del Gruppo del Guado di Milano
©2013 Il Grande Colibrì
Scritto da
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8 commenti

  • San Pier Damiani qualifica come sodomia qualsiasi emissione di sperma al di fuori del coito omosessuale, la sodomia è per lui piu’ che altro una condizione della mente e non un atto sessuale seppure saltuario. Anche Sant’Alfonso de’ Liguori parla dei sodomiti come uomini e donne presso i quali si riscontra sempre l’attrazione verso il sesso indebito.

  • Dovremmo tutti ricordare invece che prima della seconda metà del XIX secolo non possiamo parlare di identità omosessuale – (la parola omosessualità, è stata usata per la prima volta solo nella seconda metà dell’800) ma solo di atti omosessuali che non prevedono nessuna frattura nell’eterosessualità prevista e dunque obbligatoria.

  • Ho scritto che l'omosessualità per me è un grande dono che Dio mi ha fatto, così come la Fede. La pena che le ispiro nasce probabilmente dalle sue frustrazioni, non dalla mia condizione di omosessuale credente.

  • Quello che mi dà fastidio, e che mi fa anche un po' pena, è che dobbiate sempre per forza aggrapparvi alla figura di Gesù. Ma non potete vivere la vostra vita e basta? Avete per forza bisogno di qualcunk che giustifichi ció che siete? Se è così i primi ad avere problemi con voi stessi siete voi.

  • Pffff… confermato il cambiamento di orientamento sessuale? Da quale scienza prego? 🙂 E anche se fosse, il discorso è sempre a monte: PERCHE' VOLERLO MODIFICARE E/O CAMBIARE? Come diceva Krishnamurti: il sesso è un problema solo per chi ne è ossessionato.

    Inoltre, aggiungo io, supporre che l'omosessualità possa essere cambiata, presuppone che anche l'eterosessualità possa avere lo stesso trattamento. A questo punto dove finisce la vostra regolamentazione etero-normativa? Magari c'è qualche etero che vuole diventare gay.. ne ho conosciuti!

    Per di più negare che l'omosessualità abbia una 'funzione spirituale' e che debba essere modificata per essere 'sani' o 'integri' palesa evidentemente una volonta di divisione e 'categorizzazione' assolutamente, per sua natura, non in linea con il basilare principio della spiritualità, cioè l'unione, l'uno, la non divisione.

    Chi vuole cambiare i gay ha evidentemente qualche necessità di catalogare la realtà, leggerla attraverso le proprie percezioni e modificarla se questa sfugge dalla propria, soggettiva, lettura.

    La sessualità è decisamente molto più misterica di quanto sia il nostro concetto di 'orientamento sessuale'.

  • Per tutto c'è rimedio, anche per l'ipocrisia.
    Il diritto all'autodeterminazione e alle terapie. Il cambiamento di orientamento sessuale ora è anche scientificamente confermato grazie alla nuova scienza sulla neuroplasticità oltre alle migliaia di testimonianze in tutto il mondo. http://www.youtube.com/watch?v=AS0i4_Fv40A

    • Guardi Alida, negli anni ottanta, in seguito al suggerimento di un sacerdote, io sono entrato in contatto con un medico milanese che si chiama Giuseppe Toller con l'obiettivo di diventare eterosessuale. Non avevo mai praticato prima l'omosessualità, ma avevo capito di essere omosessuale e, visto che credevo che la mia fede cattolica fosse incompatibile con il mio orientamento omosessuale, ero disposto a tutto pur di diventare eterosessuale. Lavoravo come ricercatore in Università (insegnare Demografia storica era la mia grande aspirazione), ma con i soldi del contratto di ricercatore, non potevo pagare lo psicologo che mi chiedeva cinquantamila lire a seduta. Ho rinunciato al mio sogno e ho cercato lavoro come sistemista in IBM. Dopo più di un anno di terapia e dopo più di un milione di lire mi sono ritrovato ancora gay.
      Una cosa che noto in tutti i gay che dicono di aver intrapreso con successo delle pratiche per modificare il loro orientamento sessuale è che tutti hanno vissuto la loro omosessualità fino in fondo prima di decidere che non faceva per loro.
      Forse, se anch'io, invece di dare retta al mio confessore cercando di vivere in continenza, mi fossi "lasciato andare" alla mia omosessualità, forse sarei cambiato.
      Se si prende sul serio la testimonianza del ragazzo che dice di essere diventato eterosessuale occorre incoraggiare i giovani a vivere fino in fondo la loro omosessualità, in maniera di metterli nelle condizioni di fare il percorso che poi lui consiglia. La mia storia dice infatti che se si cerca di vivere seriamente la propria condizione seguendo le indicazioni del magistero della chiesa si resta invece omosessuali per sempre.
      Io infatti non sono cambiato.
      Non dico che questo sia un male, perché con il tempo ho imparato ad apprezzare la mia omosessualità e a considerarla un grande dono che Dio mi ha fatto.
      Sarebbe bello se lei, la prossima volta che si fa intervistare da qualcuno chiamasse anche qualcuno che ha intrapreso la terapia senza successo, perché se è vero che è giusto difendere la libertà di scelta, è anche vero che è giusto informare correttamente le persone in merito alle probabilità di successo che ci possono essere quando si propone loro una determinata terapia.
      Se io non avessi fatto la sciocchezza di dare retta a quelli che, come lei, dicono che l'orientamento sessuale si può modificare, adesso farei un lavoro che mi piace e, probabilmente, sarei un uomo realizzato da un punto di vista professionale.

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