Clinton o Sanders? USA: i dubbi della comunità LGBT

Gli anni della presidenza di Barack Obama saranno ricordati anche per gli enormi progressi che gli Stati Uniti hanno fatto nel riconoscimento dei diritti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender): non solo l’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso in tutti gli stati della federazione, ma anche leggi contro le discriminazioni nei posti di lavoro, nell’esercito, nelle scuole e nelle università, norme contro i crimini d’odio motivati da omofobia e transfobia, divieti contro le cosiddette “terapie riparative” per “curare” l’omosessualità… Ora che l’era Obama volge al termine, i due principali candidati democratici alla sua successione, Hillary Clinton e Bernie Sanders, si stanno facendo una guerra feroce cercando di presentarsi come i migliori paladini delle minoranze sessuali, riscrivendo parte della propria storia personale e lanciandosi reciproche bordate.

CHI E’ IL PALADINO DELLE PERSONE LGBT?

Se tanto Clinton quanto Sanders fanno apertamente la corte all’elettorato LGBT, la maggioranza delle persone omosessuali e transessuali ricambia senza esitazioni: i candidati alla presidenza del Partito repubblicano, infatti, si stanno dimostrando tutti ostili ai diritti delle minoranze sessuali, passando da un’inimicizia “garbata” a dichiarazioni omofobiche di sconcertante violenza. Insomma, per i cittadini LGBT statunitensi è quasi scontato decidere di votare democratico. E’ difficile, invece, scegliere a quale candidato dare la propria preferenza.

Human Rights Campaign (HRC; Campagna per i diritti umani), l’associazione LGBT più grande del paese, si è apertamente schierata con Clinton: “Crediamo che lei sia la campionessa su cui potremo contare a novembre… e tutti i giorni in cui occuperà lo Studio ovale“, cioè l’ufficio del presidente statunitense alla Casa bianca, ha scritto il presidente di HRC, Chad Griffin [hrc.org]. Michael Briggs, portavoce di Sanders, non l’ha presa affatto bene e ha dichiarato: “E’ comprensibile e coerente che le organizzazioni dell’establishment votino per la candidata dell’establishment, ma il loro sostegno non può proprio basarsi sui fatti e sulla storia“. E ha aggiunto: “Penso che i gay e le lesbiche di tutto il paese sapranno chi è stato il loro paladino per tantissimo tempo” [washingtonblade.com].

Le parole di Briggs sono state particolarmente velenose ed efficaci soprattutto per i loro sottintesi: non solo hanno richiamato l’immagine di Clinton come la ricca signora lontanissima dalle preoccupazioni delle classi medie e basse, ma hanno lanciato una pesante frecciata a HRC. L’associazione, infatti, è considerata da molti come l’espressione dell’America omosessuale bianca e benestante, insomma di quelle lesbiche e di quei gay che appunto fanno parte dell’establishment e che conoscono poco le discriminazioni più pesanti. HRC è poi particolarmente invisa ai transessuali, perché per lungo tempo ha rifiutato di difendere i diritti delle persone transgender e in più occasioni si è addirittura schierata contro l’inclusione dell’identità di genere nelle norme anti-discriminazione.

CLINTON, UN’ICONA GAY INAFFIDABILE?

Hillary Clinton ha comunque incassato con molto piacere il sostegno di HRC e ha rilanciato i sei punti del suo programma: lotta per un’uguaglianza completa a livello federale per gli americani LGBT; sostegno alle persone LGBT giovani, anziane e con figli; rispetto per i militari LGBT; trattamenti a buon mercato per le persone HIV-positive; protezione dei diritti delle persone transgender; promozione dei diritti umani delle persone LGBT nel mondo.

Secondo il suo sito, “Hillary ha appoggiato le norme sui crimini d’odio, combattuto per leggi federali anti-discriminazione per proteggere gli americani LGBT sul lavoro, sostenuto la fine delle restrizioni che impedivano agli americani LGBT di adottare” e, da segretario di stato, “ha spinto i diritti LGBT all’estero e ha attuato norme anti-discriminazione più forti” [hillaryclinton.com]. Ma il sito tace su un’altra parte del passato di Clinton, che, per esempio, era favorevole al “Don’t ask, don’t tell” (“non chiedere, non dire”, cioè il divieto di coming out per i militari omosessuali) o al Defense of marriage act (legge di difesa del matrimonio, che sanciva a livello federale le nozze come unicamente eterosessuali e permetteva ai singoli stati di non riconoscere i matrimoni omosessuali celebrati altrove).

Il fascino di Clinton sull’elettorato LGBT, però, spesso prescinde dalle sue posizioni: molti omosessuali l’avevano sostenuta con grande slancio anche durante le presidenziali del 2007, sebbene si fosse dichiarata contraria ai matrimoni tra persone dello stesso sesso (come, d’altra parte, anche Obama). Per tanti Hillary è semplicemente un’icona che merita il voto in parte anche al di là delle sue proposte. “Molti gay si rivedono in lei – dice Michael Beyer, un suo sostenitore della Louisiana – Tanti dicono che è falsa o stridula o maligna, ma non importa: so che se fossi io a correre per queste elezioni dovrei affrontare molti degli stessi problemi con cui si è scontrata lei. E come non potrei ammirarla per il fatto che continua a salire sul ring?” [mic.com].

SANDERS, IL PALADINO SENZA MACCHIA?

Ma Barnie – ricorda Noah Baron, un avvocato di Washington che appoggia Sanders – ogni sacrosanta volta ha preso la posizione giusta fin dall’inizio o, perlomeno, è arrivato ad assumere la posizione giusta prima di Hillary. Ho fiducia in lui: proteggerà e incrementerà l’uguaglianza delle persone LGBT più di qualsiasi altro candidato in questa corsa“. Sanders, che esprime posizioni più a sinistra di Clinton, ha inizialmente tentato di presentarsi come l’uomo politico che avrebbe sempre sostenuto i diritti LGBT senza esitazioni, ma anche la sua storia dimostra che, su certi punti, ha cambiato idea: per esempio, solo nel 2009 si è espresso esplicitamente a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Questo non toglie che, a differenza di Clinton, ha votato contro il Defense of marriage act (ma solo per ragioni di equilibri costituzionali). E che, sempre a differenza di Clinton, è sempre stato contrario al “Don’t ask, don’t tell”: prima di questa candidatura, per molti statunitensi Sanders era innanzitutto il politico che, nel 1995, difese i militari gay in un discorso appassionato che commosse tanti omosessuali. Inoltre, se il suo sostegno alle nozze gay è stato forse tardivo, è comunque arrivato molto prima di quelli di Clinton e dello stesso Obama. I suoi sostenitori, inoltre, ricordano come Sanders abbia difeso i diritti LGBT anche davanti a platee molto ostili, per esempio quando ha parlato in un’università evangelica. E si chiedono maliziosamente: si può dire lo stesso di Clinton?

Ed ecco le proposte di Sanders: approvare ogni legge che proibisca le discriminazioni contro le persone LGBT; assicurare alle persone LGBT un’assicurazione sanitaria che garantisca cure adeguate da parte di strutture non discriminatorie; continuare il lavoro dell’inviato speciale USA per i diritti LGBT per proteggere le persone LGBT in tutto il mondo; sviluppare nuove politiche contro il bullismo e per prevenire i suicidi di bambini e adolescenti; formare le forze dell’ordine affinché si superino le pratiche che discriminano le persone transgender, soprattutto quelle di colore; combattere contro le discriminazioni omofobiche e transfobiche attuate dagli istituti di credito e dalle banche; porre il veto su qualsiasi norma che legalizzi le discriminazioni in nome della “libertà religiosa” [berniesanders.com].

LA POLITICA CHE SA CAMBIARE IDEA

Il dibattito, negli Stati Uniti, è aperto e coinvolge non solo la politica, ma anche il movimento LGBT: chi, tra Clinton e Sanders, è il candidato presidente con il passato più limpido nella difesa dei diritti delle minoranze sessuali? Qualcuno si dispera: entrambi hanno qualche ombra, entrambi hanno dimostrato qualche esitazione. Questa volta, forse, potrebbe giovare il nostro sguardo disilluso di comunità ormai abituata a promesse mai mantenute, a parole pronunciate senza convinzione, a arretramenti infiniti, a compromessi costanti verso il nulla. Cari amici LGBT statunitensi, avete due candidati che hanno saputo cambiare idea e che oggi si schierano con chiarezza a favore dei vostri diritti: iniziate a dirci come è stato possibile arrivare a questo risultato, dopo lamentatevi pure.

 

Pier
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