India, la depenalizzazione dell’omosessualità è vicina?

Nei prossimi giorni un cambiamento epocale potrebbe modificare la vita di milioni di donne e uomini omosessuali e bisessuali: da domani il parlamento dell’India, il secondo stato più popolato del mondo, comincerà l’esame di un disegno di legge che modificherebbe in maniera sostanziale la famigerata sezione 377 del codice penale, eredità coloniale delle leggi britanniche contro i rapporti sessuali “contro natura”. L’attuale norma, che punisce i rapporti tra persone dello stesso sesso, in passato aveva già subito la bocciatura dall’Alta corte di New Delhi, che nel 2009 l’aveva di fatto resa inoffensiva, ma nel 2013 la Corte suprema aveva stabilito che era costituzionale e quindi ancora valida, invitando il parlamento a intervenire qualora si volessero proporre delle modifiche. Oggi a far sperare in bene è il cambiamento di clima che l’India sta vivendo rispetto a questa materia.

Il disegno di legge che sta per essere discusso, presentato dal deputato Lok Shashi, propone molte modifiche, tra cui l’eliminazione dei riferimenti al sesso contro natura, stabilendo come limiti per i rapporti sessuali la maggiore età ed il consenso pieno (dato quindi in piena coscienza, senza essere vittima di ricatti o di perturbamenti) ed eliminando di fatto tutti i riferimenti alla sessualità dei due partner. Riformando il codice penale, osserva Shashi, si eliminerebbero anche una serie di crimini indotti, quali minacce, ricatti ed estorsioni di cui sono spesso vittime le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender): da gennaio a novembre dello scorso anno le organizzazioni umanitarie hanno registrato ben 800 casi di violenza nei confronti di persone omosessuali o hijra [livemint.com].

Intanto qualche giorno fa alcuni intellettuali hanno lanciato una petizione al governo [ipetitions.com] in cui si dettano i principi che dovrebbero essere seguiti nel modificare il codice penale (evitando cioè riferimenti all’appartenenza ad un genere o a un altro nelle leggi, che dovrebbero avere come obiettivo la salvaguardia degli individui). Ma il numero di firme raccolte è ancora piuttosto modesto.

Ad alimentare le speranze, allora, sono soprattutto altri episodi: il ministro delle finanze, Arun Jaitley, pur senza inneggiare alle libertà sessuali ha comunque osservato che “quando milioni di persone hanno preferenze sessuali alternative è fuori dai tempi proporre che vengano punite con il carcere“, mentre sempre più numerosi sono anche gli interventi a favore dei diritti LGBT da parte di esponenti del Partito del congresso (INC), a partire da Sonia e Rahul Gandhi [timesofindia.indiatimes.com].

Contro la criminalizzazione dei rapporti omosessuali si è anche espresso l’ex giudice A. P. Shah, che nel 2009 emanò la sentenza in cui si depenalizzavano le norme punite dall’articolo 377, che ha auspicato un nuovo e più tollerante pronunciamento della Corte suprema, tanto più che “anche se il numero delle persone omosessuali fosse, come vogliono i più prudenti studi, il 2% della popolazione, questo numero sarebbe maggiore di quello dei sikh, dei giainisti, dei buddisti e dei parsi: e come si fa a decidere quale minoranza deve essere protetta?“. Shah ha inoltre osservato che, in assenza di misure legislative, “la responsabilità di tutelare le minoranze si sposta sulla magistratura” [newindianexpress.com].

La possibilità che oggi le cose cambino avviene in un contesto particolare, in cui la Corte suprema ha riconosciuto le hijra, persone biologicamente maschili che sentono di appartenere a un “terzo sesso” e che adottano abbigliamento e atteggiamenti tipicamente femminili [ilgrandecolibri.com]. In diversi stati indiani le hijra hanno protezioni legali, assistenza, borse di studio in scuole statali e fonti di sostentamento alternative, anche se questi benefici spesso sono solo teorici, perché gli episodi di violenza e discriminazione sono ancora frequenti [ilgrandecolibri.com].

In ogni caso questi benefici non riguardano in alcun modo gli individui che hanno rapporti con persone del proprio sesso: un quadro della situazione legale, con riferimenti ai paesi circostanti e parallelismi con i paesi occidentali è ben tracciato da foreignpolicy.com in un esauriente ritratto sulle questioni LGBT in India e nel sud-est asiatico.

Intanto, però, la comunità LGBT indiana continua ad essere unita e determinata nella volontà ddi rompere il muro che la rende invisibile e vittima di discriminazioni. E così domenica scorsa gay, lesbiche e trans di Calcutta hanno partecipato ancora una volta alla Passeggiata dell’orgoglio arcobaleno, camminando per la città “con amore e solidarietà“: con striscioni e cartelli colorati i partecipanti si sono fatti notare dalla popolazione, richiamando l’attenzione con canti e balli [india.com].

AGGIORNAMENTO DEL 18 DICEMBRE 2015: La camera bassa del parlamento indiano ha bocciato, con 71 voti contro 24, la proposta di legge di Shashi Tharoor [dnaindia.com].

 

Michele
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