Dopo tanto viaggiare

Lui è la prima volta che viene qui, ha il sorriso che gli esplode in bocca e sembra quasi di vedere il petto, nudo, preso a martellate dal cuore. E’ giovanissimo, magrissimo, appena maggiorenne, un volto da angelo burlone, i capelli ricci e neri che emulano la disobbedienza che insieme alla gioia gli martella nel petto. I suoi genitori non sanno che è venuto qua, ci potrei scommettere. Ci potremmo trasferire in un altro paese, lontano da qui, dove gli potrei insegnare tante cose e lo aiuterei a esprimere al meglio i suoi talenti. Non sarà facile, certo, la differenza d’età si farà sentire, ma secondo me se ci impegniamo tutti e due…

Mi guardo un po’ attorno, discretamente. Nessuno mi guarda, nessuno mi osserva. Lo spettacolo, d’altra parte, sono loro. Noi siamo il pubblico non pagante del marciapiedi.

Non saprei quanti anni dargli. Sembra molto giovane, ma ha lo sguardo vivace di un uomo maturo. E’ atletico, sia il suo fisico asciutto che l’abbigliamento, una tuta un po’ troppo larga. Ma credo che starebbe a suo agio con qualsiasi vestito. Ce ne adremmo in Olanda, lì troverei un altro lavoro e lo potrei portare in giacca e cravatta a qualche aperitivo coi colleghi e lui mi potrebbe portare in qualche centro sociale o in qualche coffee shop a fumare uno spinello. Viaggeremo spesso in treno, dormendo nelle cuccette e in qualche ostello, fermandoci a mangiare in qualche bettola. E poi visiteremmo un sacco di musei, lui deve capirne di arte…

No, non devo fissarne nessuno in particolare: e se qualcuno seguisse il mio sguardo? Calibro il mio sorriso, deve apparire divertito, ma distaccato. E lo sguardo deve essere puntato sull’insieme, non sui singoli ragazzi.

Ora va di moda la testa rasata e la barba abbastanza folta. Però a questo qui sta bene. Poi gli occhialini gli danno un’aria da intellettuale alla mano. Certo, vestito così sembra un boscaiolo: camicia senza maniche a quadrettoni aperta sul petto villoso, pantaloncini di jeans cortissimi e stivaletti che sono proprio fuori stagione… Però chi l’ha mai detto che non mi piacciono i boscaioli? Una bella vacanza in Siberia, lontanissimi da Roma e dalla gente, le serate passate davanti a un caminetto, a mangiare carne di renna e bere vodka, mentre fuori nevica. E addormentarsi stanchi del tanto viaggiare, uno nelle braccia dell’altro.

Ce ne sono di ragazzi belli in questo Europride, però. Beh, forse non tutti belli, ma hanno visi così rilassati, sorrisi così spontanei… E io che li guardo dal marciapiedi! Ma io una vita così non me la posso permettere: ho i miei genitori che sono all’antica e poi ho un lavoro rispettabile, i colleghi non mi prenderebbero sul serio. Posso fare a meno dell’amore, in fondo: ho altre cose che mi appagano.

Ma guarda quello qui! La maglietta nera aderente mette in risalto le forme vigorose del petto. Non è troppo magro e la cosa mi piace. Poi la pelle scura, una bella abbronzatura uniforme. O forse no, forse è il suo colore naturale, deve essere mediorientale. Sì, forse è così, anche i tratti definiti del naso… Se non fosse per quegli occhiali da sole troppo grandi che gli nascondono mezzo viso… Se non fosse per quegli occhiali, sembrerebbe quasi…

Cazzo!

E’ proprio Aziz, il figlio del siriano che ha l’alimentari di fronte a casa. E ha girato lo sguardo verso di me. Non vedermi, non vedermi, ti prego! E invece lascia il corteo alle sue spalle, si dirige verso di me, anzi punta proprio nella mia direzione e mi si ferma davanti.
“Ciao, come va?” mi chiede.
“Bene… E tu?”.
“Bene, dai. Ti sta bene questa camicia, sai?”.
Abbasso lo sguardo sui miei vestiti. “Grazie” gli dico.
“Ma domani non ti andrebbe di andare a prendere un gelato?”.
“Un gelato? In che senso?”.
“Un gelato. Prendere un gelato alla gelateria in piazzetta, vicino a casa”.
Non so cosa rispondergli, lascio lo sguardo vagare senza meta tutto intorno. Che figura da cretino!
“Li fanno buoni i gelati in piazzetta…”.
“Ok”.
“Bene! Allora ci vediamo domani?”.
“Sì, ok” rispondo in modo un po’ troppo sbrigativo.
“A domani, ciao!” mi dice, iniziando a rientrare nel flusso dei manifestanti.
Allungo una mano, lo afferro per una spalla, lo fermo: “Aspetta…”.
“Sì?” chiede, girando la testa verso di me, sorridendo.
“Domani a che ora?”.

 

Pier
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