India alle urne, la strana corsa verso i diritti LGBT

Con una sentenza che è stata da più parti criticata, nello scorso dicembre in India la Corte suprema ha rimesso in vigore il reato di omosessualità previsto dal paragrafo 377 del codice penale lasciato in eredità al paese dagli inglesi (ilgrandecolibri.com). Ma la storia potrebbe nuovamente rimescolare le carte, a seconda di come andranno le ormai prossime elezioni che vedranno al voto circa 850 milioni di persone e che si svolgeranno tra il 7 aprile ed il 12 maggio di quest’anno. Perché, nonostante l’inanità del governo e i timori di molti, anche grazie al moltiplicarsi degli sforzi degli attivisti, le tematiche LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) sono entrate decisamente nella campagna elettorale e potrebbero di conseguenza finire nell’agenda di governo.

A lanciare il tema sulla ribalta è stato l’Aam Aadmi Party (Partito dell’uomo comune), una formazione di recente formazione (è nato a fine 2012) ma che vola nei sondaggi e che potrebbe spostare decisamente gli equilibri a favore di una legge che decriminalizzi l’omosessualità, invece di correre appresso a una nuova sentenza che stabilisca o neghi i diritti minimi delle persone LGBT. L’AAP ha infatti annunciato che nel suo “manifesto” (che verrà diffuso nei dettagli durante i prossimi giorni) verrà proposta l’abolizione dell’odiato paragrafo 377 (dnaindia.com).

Del resto l’effetto sorpresa di quest’annuncio è stato piuttosto basso, se pensiamo che – commentando la sentenza nello scorso dicembre – il sito del partito (aamadmiparty.org) aveva pubblicato una nota in cui si diceva che la decisione “non solo viola i diritti umani di ogni individuo ma va contro i valori liberali della nostra Costituzione e dei nostri tempi“.

Del resto la questione dei diritti LGBT, seppur relegata in una delle ultime pagine del programma, è sostenuta anche dall’Indian National Congress di Sonia Gandhi, che intende approvare una legge “per garantire che i rapporti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso non siano criminalizzati” (ndtv.com; pag. 45, punto 2) – una legge che però il partito, principale forza politica nell’attuale maggioranza, avrebbe già potuto proporre in parlamento…

La cosa che appare rilevante, forse ancora più di queste due prese di posizione così importanti, è che la questione sembra una di quelle in grado di spostare i voti, almeno secondo quanto affermano i sondaggi, che ricordano peraltro come, prima ancora dell’AAP e dell’INC, già il Communist Party of India (il decimo dei trentotto partiti che compongono il parlamento) aveva promesso l’abolizione del paragrafo 377 (hinduistantimes.com).

Accanto alla decriminalizzazione dei rapporti tra persone dello stesso sesso c’è però anche un altro tema che tocca, e non poco, la comunità LGBT. Un comitato di esperti, creato lo scorso anno dal Ministero della giustizia sociale, ha presentato un rapporto sulle discriminazioni subite dalle persone transgender, proponendo di riconoscere le persone in transizione come “terzo sesso“, chiedendo all’Ufficio del registro dei crimini nazionale di documentare tutti i casi denunciati di violenze e abusi nei confronti di persone trangender e raccomandando, tra le altre cose, che qualora una persona trans dovesse essere sottoposta a regime carcerario, sia “garantita dal subire aggressioni sessuali per la sua natura“.

E mentre il Consiglio medico dell’India, così come le altre istituzioni che hanno cura dell’aspetto psichico delle persone, dovranno sviluppare particolari protocolli per gli adolescenti che si sentono a disagio con la propria identità di genere, il Ministero della salute e del benessere familiare preparerà un’indicazione politica “perché vengano forniti gli essenziali servizi di transizione negli ospedali pubblici” (thehindu.com).

In questo fervore di buone notizie e di promesse, non bisogna però dimenticare che la semplice abolizione del paragrafo 377 non basterà a cambiare la vita delle persone LGBT in India: quando ne fu – di fatto – sospesa l’applicazione non sono mancati crimini d’odio e violenze anche da parte delle autorità di polizia, tanto che, pur nell’auspicare le novità promesse, alcuni attivisti si mostrano prudenti e poco disponibili a fidarsi. “Quelli che mi hanno attaccato erano poliziotti. Come posso aspettarmi giustizia da loro?“, si chiede uno di loro al termine di un intervento costellato di episodi di abusi ed attacchi su buzzfeed.com.

Forse però più ancora della politica potrebbe far pendere a favore di una svolta positiva uno studio della Banca mondiale che stima proprio in India il danno economico delle politiche omofobiche fino a 31 miliardi di dollari, che sarebbero tuttavia solo la punta dell’iceberg di quanto costi al paese non avere politiche inclusive, che potrebbero – al contrario – portare benefici economici (worldbank.org).

E a danneggiare l’economia può anche mettercisi il turismo che sceglie altre mete: cosa faranno i lettori di Spartacus, la guida gay più diffusa, scoprendo che l’India è uscita dai primi cento paesi verso cui viaggiare con poche preoccupazioni, proprio a causa delle sue politiche non inclusive, che si aggiungono a un’influenza religiosa negativa, a problemi per i viaggiatori HIV-positivi e ad una sporadica ma non occasionale ostilità della popolazione nei confronti degli omosessuali? (spartacusworld.com)

 

Michele
Copyright©2014ilgrandecolibri.com
Scritto da
More from Michele

“Inutile l’ipocrisia, i gay ci sono anche in Zimbabwe”

Dopo la notizia dell’attivista nigeriano deciso a portare avanti una battaglia in...
Leggi di più

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *