Emotivi, consumisti, violenti: i gay come la società

In seguito all’intervista rilasciata a questo blog da Didier Lestrade (per approfondire: Il grande colibrì), mi sono sorte alcune osservazioni riguardanti la presunta svolta a destra del mondo GLBT. E la prima è che questo è solo un sintomo della vera situazione di peggioramento culturale della società europea e non riguarda solo le persone GLBT ma tutti. Andiamo con ordine.

Se fate un giro su Facebook o sui vari altri social network, sicuramente troverete una serie di link abbastanza inquietanti che inneggiano alla pena di morte o addirittura alla tortura per pedofili, stupratori e delinquenti vari. Negli ultimi giorni ne girava uno a seguito della sentenza che ha decretato che per lo stupro di gruppo non è necessario il carcere ma ci possono essere pene alternative (leggi). L’immagine rappresentava un cappio su fondo nero e lo slogan diceva che se non li si sbatte in carcere si rende necessaria la forca.

In questi giorni poi gira un link ancora peggiore. C’è la foto di un uomo (uno che in Brasile ha violentato due bambini) ucciso e con i genitali tagliati e infilati in bocca. Sotto la foto molti commenti di gente che diceva che gli assassini avevano fatto bene, che se l’era meritata. Conosco le persone che hanno postato o condiviso questi link e non sono di destra. Anzi, molti di loro si battono per i diritti e per una società più equa. Che succede allora? Perché chiedono punizioni violente?

Da sempre le persone tendono a reagire in modo emotivo alle cose e non in modo razionale. Negli ultimi decenni però questa tendenza è peggiorata sensibilmente. La nostra società è consumista. Il concetto di consumo, di fruizione momentanea di un qualcosa è totalizzante. Ormai tutto viene vissuto come prodotto. Nei rapporti umani e nella vita gran parte delle persone non ricerca più sentimenti o idee forti e durature. Si ricerca piuttosto l’emozione del momento, l’esperienza. Costruire qualcosa di serio costa fatica, impegno. L’emozione invece soddisfa la nostra voglia di novità, di “divertimento” momentaneo senza impegnarci molto.

Perfino la politica è divenuta un prodotto da consumare. Il voto viene venduto e comprato con slogan insulsi e vuoti e la gente vota chi fa la pubblicità migliore e più efficace. Comizi e dibattiti sono quasi scomparsi, sostituiti da sorrisi patinati e tribune televisive sterili.

Perfino nella protesta c’è un atteggiamento sempre più consumista. Le manifestazioni raccolgono molte persone che gridano e chiedono giustizia, diritti, lavoro, ma sono molto pochi quelli che continuano oltre il momento della piazza. Pochi sono quelli che davvero si battono per cambiare qualcosa, che propongono, che si mobilitano al di là della giornata in piazza. Certo, la militanza è noiosa, la manifestazione è divertente. A Roma, per fare un esempio, al gay pride eravamo mezzo milione. Se però guardate le cifre di chi ogni giorno cerca di ottenere i diritti per le persone GLBT anche solo facendo informazione, scoprirete che sono molti meno. Se tutti coloro che erano là a vedere il concerto di Lady Gaga si battessero quotidianamente oggi i diritti sarebbero cosa fatta.

Vi chiederete cosa c’entra tutto ciò con la violenza. C’entra. E molto. L’atteggiamento giustizialista, draconiano delle destre si basa proprio su una risposta emotiva ai problemi. La “tolleranza zero” è immediata, prende allo stomaco ed è facile da comprendere e accettare per quasi tutti. Chi di noi davanti ad uno stupro non ha pensato che allo stupratore bisognerebbe strappare le palle? L’abbiamo pensato tutti. Una persona civile però dovrebbe spegnere lo stomaco ed accendere il cervello e optare per soluzioni diverse e razionali, soluzioni che tendano a risolvere il problema e non a reprimere violentemente.

I delinquenti sono persone e hanno una storia di vita che li ha portati a delinquere. Gran parte della popolazione carceraria viene da storie fatte di miseria, emarginazione, violenza, degrado. Ciò non toglie che siano responsabili delle loro azioni e che ne debbano rispondere. Ogni persona ha una volontà e sceglie di delinquere. Va però detto che certi contesti facilitano molto la nascita di comportamenti violenti. E’ lì che bisogna incidere, sulle situazioni criminogene, cercando di togliere le persone dall’emarginazione e dal degrado.

Il problema è che la politica, tanto di destra quanto di sinistra, non ha interesse a farlo. La politica attuale ha un orizzonte limitato alla scadenza del mandato. E in questa ottica di mero interesse elettorale una politica seria e razionale non conviene. La risoluzione del problema dell’emarginazione non è cosa breve e dà risultati sul lungo periodo, quindi non porta vantaggi elettorali. Anzi, si rischia di perdere i voti di chi ragiona con le budella.

Pensate solo alle critiche arrivate alla giunta milanese di Pisapia per le politiche di integrazione delle minoranze. Sicuramente attira più consensi una politica come quella della Moratti che ogni volta che aveva bisogno di rifarsi l’immagine mandava le ruspe a distruggere un campo rom generando sofferenza e miseria a chi già stava male senza risolvere assolutamente nulla. Ma la sua “tolleranza zero” (solo di facciata) riscuoteva consenso. Una politica di questo tipo è semplicemente aberrante. E’ segno di una corruzione culturale e morale intollerabile in paesi che vogliano definirsi civili. Speculare sulla sofferenza della gente è a dir poco schifoso.

Ma non è della “casta” la colpa principale. La colpa è di tutti. Se questi esseri viscidi che abbiamo al potere si comportano così è perché sanno che questo fa presa sulla gente, sanno che la gente è emotiva e violenta e che gradisce questi atteggiamenti repressivi. La svolta a destra del mondo GLBT francese denunciata da Lestrade è solo un segno della violenza emotiva della nostra cultura consumista e superficiale che non vuole impegnarsi a trovare soluzioni e a comprendere i problemi, ma che preferisce far affidamento su chi si erge a grande giustiziere. La crisi economica attuale, con la paura che porta, non fa che aggravare la situazione.

Concludendo, non mi preoccupo per la svolta a destra, ma per l’avanzamento di una mentalità sempre più violenta spesso condivisa o almeno non molto criticata perfino dalle sinistre! Chi si pone contro le punizioni violente e chiede soluzioni nonviolente e razionali viene accusato di “buonismo”, se non addirittura di complicità. Tutto si riduce a un dualismo netto tra “cattivi” da punire e “buoni” che puniscono. Tutto si radicalizza.

E in ciò sembra che la ragione e perfino il senso della realtà svaniscano. Come si fa a pensare che una persona che taglia i genitali a uno stupratore e glieli infila in bocca sia meglio dello stupratore stesso? L’omicidio è peggio dello stupro. Eppure chi ha fatto ciò passa quasi per eroe agli occhi di persone che nella vita si battono per i diritti e lamentano la violenza oppressiva della polizia sui manifestanti! Un capolavoro di irrazionalità!

Se vogliamo davvero un mondo migliore dobbiamo usare la logica e rifiutare la violenza. E’ un fatto che i paesi dove le pene sono più severe e quelli, in particolare, dove vige la pena di morte sono anche quelli con più delinquenza. Se le pene severe fossero un deterrente dovrebbe essere il contrario. Ma non è così. Dopo secoli di punizioni dovremmo aver capito dall’evidenza che il deterrente non funziona. Delitto e punizione severa sono entrambi figli della stessa mentalità violenta. L’unica differenza tra chi uccide per il proprio interesse e chi chiede la pena di morte è che il secondo si affida a una autorità a cui si riconosce il diritto di uccidere. E personalmente non credo che ciò cambi le cose. In un caso o nell’altro si tratta sempre di omicidio.

Credo sia giunto il momento, per chi crede nella nonviolenza, di alzare la voce e gridare le proprie ragioni. Soprattutto in un momento tragico come quello che stiamo vivendo, è necessario che le persone si mobilitino per evitare che la violenza continui ad avanzare. Ricordo una frase di Albert Einstein: “Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare“. E’ ora di smentirlo!

 

Enrico
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6 commenti

  • Condivido pienamente! E proprio per questo dobbiamo tutti cercare di diffondere cultura e informazione e cercare di analizzare le situazioni smascherando i meccanismi del razzismo e dell'omofobia. Grazie per i tuoi commenti. Fa sempre piacere sapere che c'è qualcuno sulla nostra stessa lunghezza d'onda! 😀

  • Con "debole" non intendevo "impaurito" o incapace di farsi valere, ma più che altro volevo indicare qualcuno che è vittima di un comportamento o pregiudizio da parte di altre persone, e ha difficoltà nel sconfiggerlo. Forse "vittima" era più adatto come termine.

    In ogni caso, la mentalità che tu indichi come causa/fonte di queste opinioni/comportamenti riesce a far presa con più facilità su chi è incapace di ragionare con la propria testa e su chi non ha gli anticorpi culturali necessari per respingerla. É per questo che non credo ci sia da sorprendersi se certe persone che sono "vittime" in certe situazioni diventano "carnefici" in altre.

  • carissimo tvfantasma, più o meno è quel che penso anche io. in realtà la frase che citi era riferita non al mondo gay in generale, a quelli che mettono "mi piace" su facebook alle richieste di diritti, ma soprattutto a chi è attivo nell'associazionismo e nella pratica politica. chi si mette in prima persona a chiedere diritti non è certo debole. anzi! il problema principale è la mancanza di una visione ampia, che ci faccia vedere i problemi per quel che sono e comprendere che i diritti degli stranieri e quelli delle persone GLBT, così come quelli dei lavoratori e di ogni altra categoria non sono cose diverse. la negazione di questi diritti è figlia della stessa mentalità violenta e antidemocratica che si manifesta sotto forme apparentemente diverse. il razzismo, chiunque sia a sostenerlo è da rifiutare anche solo perché inumano così come l'omofobia che del razzismo è sorella. oltre tutto queste divisioni che generano solo guerra tra poveri sono funzionali al mantenimento del potere di chi i problemi li causa per lucro.

    Galaad

  • Ottimo blog!

    Per quanto riguarda l'articolo, quando dici:

    Eppure chi ha fatto ciò passa quasi per eroe agli occhi di persone che nella vita si battono per i diritti e lamentano la violenza oppressiva della polizia sui manifestanti! Un capolavoro di irrazionalità!

    La verità secondo me è che essere deboli o essere una minoranza (e quindi spendere molto tempo a battersi per i propri diritti) non significa essere intelligenti, saggi e coerenti. Molti di quelli che si battono per i propri diritti lo fanno semplicemente per propria necessità e non hanno le idee molto chiare su cosa voglia dire "equità" in generale.

    Certo.. avendo vissuto l'intolleranza sulla propria pelle dovrebbero avere più facilità nel vedere quella sugli altri, ma ripeto, essere deboli non vuol dire essere intelligenti.

  • non tutti siamo uguali davanti li occhi della ragione e di dio: gay è la gente debole che debolisce la sociedà e fare che le famiglie vulnerabili. prego molto per te, per la tua debolità molto importante. sei un pericolo per la società,perchè si rompe el equilibrio delle famiglie e i bambini non tengono modelli a seguire e sissolvono uguali che i cani selvaghgi, si incontrano con le droge, il sesso senza amore, fumare, il suiciio, la adorazione di oro e il denaro.
    carlos

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