Libertà di esprimere odio: è davvero democrazia?

Riconoscere i matrimoni gay porterebbe a legalizzare i rapporti sessuali consensuali tra esseri umani e animali: accostare, anche se solo indirettamente, l’omosessualità alla zoofilia è costato caro a Cory Bernardi,  parlamentare del Partito liberale d’Australia. Il giovane politico, dopo che il premier inglese David Cameron aveva fatto sapere che era ospite sgradito, è stato costretto prima ad annullare la visita all’università di Oxford dove doveva tenere un importante discorso all’incontro dei Giovani conservatori europei, poi, isolato da tutti i suoi compagni di partito, a rassegnare le dimissioni da segretario parlamentare (Star Observer). Una vittoria democratica.

Un’altra vittoria democratica è stata, ad esempio, l’impegno della moschea di Tower Hamlets, a Londra, a non ospitare predicatori che propongano discorsi d’odio contro gli omosessuali (Il grande colibrì) o, più recentemente, l’aver impedito al cantante libanese Mohamed Eskandar, in tour in Canada, di eseguire alcuni brani dal testo omofobico (Xtra!). A chi ha provato a giustificare i predicatori antigay e Eskandar appellandosi alla libertà di espressione, si è giustamente ricordato che tale libertà non è sinonimo di impunità per chi semina odio, pregiudizio e falsità. Libertà di espressione, diceva John Stuart Mill, il grande pensatore liberale che pure sosteneva l’assenza di altri limiti alla libertà, non può significare arrecare danno ad altri.

Il principio, però, non sembra valere per tutti. La carriera di Bernardi, finita dopo una dichiarazione omofobica, si era basata su dichiarazioni d’odio contro musulmani, immigrati e richiedenti asilo. “L’innocenza del musulmani“, un video indubitabilmente finalizzato unicamente ad aizzare gli integralisti islamici (Il grande colibrì), è stato incensato come paladino della libertà di espressione (Fiamma Nirenstein, su Il Giornale, tesse l’elogio della “critica irridente” della satira occidentale, dimenticando la crociata proclamata contro Vauro per una vignetta a lei dedicata e pretestuosamente giudicata antisemita). E in Francia Charlie Hebdo pubblica senza problemi disegni di Maometto con il sedere al vento, proprio mentre la magistratura censura le tette, sempre al vento, della moglie del principe William…

Si capisce allora lo sconcerto, espresso anche nelle bacheche dei social network, di molti musulmani, che pure hanno condannato senza esitazioni le violenze scatenate da salafiti e integralisti, nell’opaco silenzio dei mass media, tanto in Occidente (si leggano le inequivocabili prese di posizione dei Musulmani per i valori progressisti o quella del nostro collaboratore e portavoce della conferenza CALEM Ludovic-Mohamed Zahed), quanto soprattutto nei paesi arabi (ma solo l’edizione tedesca del Financial Times sembra essersi resa conto che in molte piazze sono scese più persone a protestare contro i salafiti che contro il film blasfemo).

Il testo di una catena di sant’Antonio molto diffusa tra i musulmani accusa l’uso di due pesi e due misure: “Se attacchi i neri, lo chiamano razzismo; se attacchi gli ebrei, lo chiamano antisemitismo; se attacchi le donne, lo chiamano sessismo; se attacchi l’omosessualità, la chiamano intolleranza; se attacchi una confessione religiosa, li chiamano discorsi d’odio. Ma se attacchi il profeta Maometto… la chiamano libertà di espressione!“. La libertà di espressione, in altre parole, rischia di diventare la parodia degradata di sé stessa: non solo lo scudo per poter dire quello che ci pare, liberando gioiosamente i fantasmi di intolleranza e odio che ci portiamo dentro, ma anche la scusa paradossale per pretendere il silenzio altrui.

E, allora, come uscirne? O proclamando l’assoluta libertà di chiunque a offendere, umiliare e calunniare chiunque, fregandosene del rispetto, della pacifica convivenza, di qualsiasi conseguenza, fino a riconoscere che la libertà di insultare la fede altrui giustifichi la ricerca volontaria (il video doppiato in arabo…) di una reazione violenta ed omicida. Oppure imponendo ulteriori limiti alla possibilità di esprimersi, partendo magari da una legge contro i discorsi omofobici e arrivando ad una contro la blasfemia, come quella che Erdogan vorrebbe oggi introdurre in Turchia (Turkish Weekly) o quella che dal 1930 in Italia punisce la bestemmia e che è stata così difesa dalla Corte di Cassazione: “Ciò che, invero, vien sanzionato con la norma in questione è il fatto di bestemmiare con invettive e parole oltraggiose: non la manifestazione di un pensiero, ma una manifestazione pubblica di volgarità“.

Oppure si può costruire una terza via, che eviti tanto l’abuso del più prepotente quanto le inibizioni imposte dall’alto: la società civile, le istituzioni culturali e gli intellettuali dovrebbero condannare senza esitazioni ogni manifestazione di intolleranza e odio, senza distinguere se sia rivolta contro “amici” o “nemici”, e dovrebbero ricordare che per il funzionamento della democrazia le idee aggressive non sono equiparabili a quelle pacifiche, le opinioni basate sul pregiudizio e sulla menzogna non sono equiparabili a quelle di chi cerca di essere obiettivo e costruttivo. Saprà la società democratica salvare sé stessa da chi la vuole calpestare dall’esterno e da chi la vuole avvelenare dall’interno?

 

Pier
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* Aggiornato mercoledì 26 settembre. V. commento di Matteo Mainardi
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3 commenti

  • Nessuno ha colpa di quello che è (può esserne responsabile) e per questo non andrebbe discriminato. Ogni sistema logico, voluto o assorbito, di fatto implica una visione e le eventuali limitazioni. Ognuna ha una ipotetica dignità di esistenza.
    Ognuna ha un diritto di espressione: questa è il democratico rispetto delle espressioni.
    I sistemi sociali esistono grazie a regole. Gli stati laici esistono e si definiscono nella tutela delle espressioni entro i limiti definiti della tutela assoluta della persona. Per questo in un sistema laico, la tutela delle espressioni nega una sola espressione, quella fascista, perchè implica la negazione della laicità stessa. Nega l'omicidio (codice penale e civile) perchè nega l'esistenza altrui, e nega la sola libertà di espressione che vincola quella di un altro, e questa è l'etica in una società laica. Entro queste "limitazioni" stà la tutela dell'individuo e delle sue espressioni in una società laica.

  • Ciao ragazzi,

    una sola segnalazione. Il Senatore Cory Bernardi non si è dimesso da parlamentare ma "solo" da segretario parlamentare personale di Tony Abbott (leader dell'opposizione). Alla fine non cambia tanto: una vera vittoria democratica!

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