“LGBT e islam: vincere il fascismo, innovare la società”

Concludiamo questo ciclo di interventi (trascrizioni dell’incontro organizzato a Milano da Il grande colibrì, la Casa dei diritti, Il guado, Le rose di Gertrude e Renzo e Lucio) dell’imam Ludovic-Mohamed Zahed [Il Grande Colibrì] con uno sguardo tra passato e futuro. Partiamo con una riflessione sull’uso della parola “fascismo”, che Zahed usa per descrivere dinamiche politiche e sociali del presente nel mondo arabo-musulmano e in Occidente. Passiamo poi ad alcune note sullo scontro secolare tra un’interpretazione umanistica dell’islam ed un’interpretazione dogmatica della religione, assoggettata agli interessi politici delle élite. Infine, Zahed ci racconta le proprie previsioni e speranze per il futuro. Tutti gli interventi dell’imam possono essere facilmente ritrovati sulla pagina del progetto Musulmani omosessuali in Italia sul Grande Colibrì.

* * *

Io insisto a parlare di fascismo anche se in Francia questo crea qualche problema, perché mi dicono che il fascismo è solamente un periodo storico molto particolare – ed è vero, ma se non staremo attenti tornerà questo problema, anzi sta già tornando. Io insisto a parlare di fascismo ogni volta che un partito politico impone un modello identitario sulla totalità dello spazio pubblico e privato. Da 30 anni gli studi di psicologia sociale ci dicono che il fascismo risponde ad un istinto animale di conservazione e che, al contrario di quanto ci dicono, non ha nulla a che fare con Dio – che poi su Dio si dice tutto e il contrario di tutto. Il fascismo è la parte più animale, istintiva, incontrollabile e incosciente degli esseri umani.

La psicologia sociale ci dice che i gruppi sociali, quando si sentono in pericolo, rafforzano le frontiere che li separano dagli altri gruppi, identificano un capo forte, maschilista e patriarcale, conformano in senso fascista le loro identità e, come ultima tappa prima di scendere in guerra e uccidere gli altri, identificano dei capri espiatori, come dice Michel Foucault, da sorvegliare, punire, rieducare e, se non è possibile, ammazzare. E’ per questo che l’omofobia, come ogni tipo di fobia, può condurre al genocidio.

Come possiamo evitare questi meccanismi? Le teorie possono essere anche molto belle, ma devono poter essere applicate, trasmesse, riprodotte dalle persone sul campo, che devono potersene appropriare a modo loro, perché non si deve creare un nuovo dogma che si definisca “progressista” ma che resterebbe comunque un dogma. Allora lo ribadisco: per me l’islam è una tradizione spirituale. Dio dice nel Corano: “نحن نقص عليك احسن القصص” (Noi ti raccontiamo la più bella delle storie; Sura XII, Giuseppe, 3); insomma, Dio parla di storie, di morale e di etica utile ad elevare l’essere umano. E da 1400 anni questa rappresentazione umanistica, filosofica e spirituale dell’islam si scontra con la rappresentazione politica e dogmatica in mano alle élite autoproclamate.

Ci sono stati gli stessi problemi, ad esempio, alla fine dell’età d’oro dell’islam in Andalusia, quando per ragioni politiche iniziarono a sorgere problemi di omofobia. Alcuni sapienti, come Ibn Hasan, spiegarono ai loro connazionali che nel Corano non c’era nessuna condanna dell’amore tra persone dello stesso sesso, che non c’erano differenze con l’amore eterosessuale e che non bisognava punire gli omosessuali perché l’omosessualità non costituiva un “hadd”, un reato meritevole di una punizione corporale secondo le leggi elaborate dai sapienti.

Dobbiamo ribadire che, al contrario di quanto sostiene qualcuno, quando pretendiamo uguaglianza di diritti in Francia, in Italia e in ogni altro luogo stiamo chiedendo non diritti particolari, ma il rispetto dei diritti universali, che contribuirebbe anche a pacificare a lungo termine la società tutta intera, perché ci sarebbero meno discriminazioni e quindi meno violenza. Non è pura teoria: sarebbero effetti reali.

Noi non ci troviamo all’interno di una semplice riproduzione di identità passate, ma, come direbbe Homi Bhabha, dell'”ibridismo identitario”, perché facciamo parte contemporaneamente di diverse minoranze. Coloro che hanno la fortuna di avere cultura ed educazione producono nuove identità, che sono utili all’emancipazione e alla liberazione di tutti.

Come dice Serge Moscovici, padre fondatore della psicologia sociale in Francia, in “Psicologia delle minoranze attive” (Boringhieri 1981, 25,82€, pp. 300), sono le minoranze a proporre alla maggioranza le riforme del sistema sociale che creeranno benefici a tutti i cittadini, perché la maggioranza, invece, ha un ruolo conservatore di riproduzione delle istituzioni e, come direbbe Pierre Bourdieu, di riproduzione delle élite. Questo non è un problema, è anzi un principio fondamentale della cultura e della civiltà; il problema è che questo processo deve essere universalmente inclusivo e per realizzare ciò ci vuole molto tempo.

Io, comunque, sono molto ottimista: vedo che la Francia si sta muovendo nella giusta direzione. Mentre in passato anche le persone che si collocano piuttosto a sinistra sullo scacchiere politico dimostravano islamofobia e anche razzismo con una interpretazione della laicità estremamente militante e ateista – e l’ateismo per me non è problema: è un problema il voler imporre un modello identitario – dall’inizio dell’anno, dopo gli attentati del 7 gennaio a Charlie Hebdo, sono apparse analisi scientifiche sulla questione sempre più raffinate e gli intellettuali, i giornalisti e gli attivisti francesi iniziano a porsi delle domande. Per anni sembrava che avessero già tutte le soluzioni, ma poi queste soluzioni non hanno mai funzionato.

Io sono davvero ottimista: credo che l’Europa attraverserà una crisi profonda, ma penso che abbiamo tutte le armi per uscirne.

 

Leggi tutta la serie di interventi di Ludovic-Mohamed Zahed

 

Ludovic-Mohamed Zahed, imam, psicologo e antropologo
traduzione di Pier
©2015 Il Grande Colibrì

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3 commenti

  • Un'occasione perduta. Non mi sarebbe dispiaciuto una dibattito vero sulle molte, gravi questioni che si pongono a tutti gli europei in questo momento così confuso e complesso. Passando in questo blog, che in passato ha pubblicato testi che mi erano piaciuti di Pier sul tema, mi sono ritrovato invece davanti a questa serie di trascrizioni in forma di post che ho letto e che invece non mi sono piaciute affatto. Non mi piace il linguaggio, non mi piacciono le parole che usa, non mi piacciono molti degli autori che ha scelto di citare… per non parlare di quello che dicono.

    In post precedenti si é lanciato in una critica della comunità LGBT facendo molte affermazioni che ho trovato perentorie quanto generiche e in sostegno della quali non ha apportato elementi per me sufficientemente corroboranti. Rifiuto come dissi in un commento precedente la sua visione della comunità LGBT e sono certo che lei, che ha detto che i problemi attuali sono "problema di emancipazione economica, culturale ed intellettuale che non ha nulla a che vedere con l'islam in quanto religione né con la cultura araba", mi comprenderà quando le dico che l' islamofobia il razzismo, l'omonazionalismo etc… non hanno nulla a che vedere con l'omosessualità né con la cultura LGBT.

    Il suo ottimismo finale in questo post (lei ha letto Todd, Plenel &co e si é entusiasmato) mi ha fatto pensare agli articoli delle sinistre Israeliane e Britanniche stra-convinte di vincere le ultime elezioni. Io penso che la crisi é gravissima e non vedo vie d'uscita. Vedo alcuni trend.

    Quanto succede nella sinistra degli stati uniti e quanto sta avvenendo in UK con il caso Corbyn é molto importante, per esempio. In UK per la prima volta l'estrema-sinistra sta per prendere il controllo di un grande partito di governo europeo. Via via che le posizioni e le frequentazioni di Corbyn sono state presentate al grande pubblico molti sono stati costretti ad accorgersi di un trend in atto da decenni in molti settori dell'estrema-sinistra occidentale e cioé l'emergenza di una sinistra che adotta sistematicamente come suo il punto di vista di chiunque veda come "vittima" dell'occidente e in primis il punto di vista arabo e che non solo non é affatto laica o atea ma é attivamente pro-religiosa (e particolarmente pro-islam e non precisamente del tipo di Islam di cui parla lei) di cui fa proprie le rivendicazioni. Al di là del dibattito sull'Antisemitismo molti sono stati shoccati dalle frequentazioni di Corbyn con omofobi e dai suoi spunti di dibattito sui diritti delle donne.

    Io sono un ateo militante e laico e lo rivendico. Voglio libertà e pluralismo. Al momento in Europa sono in declino ambedue (negli stati uniti molti provano a farle declinare con meno successo per fortuna). Spero che negli anni a venire l'occidente riaffermi i valori che sono frutto della sua evoluzione secolare (che contrariamente a quello che credono alcuni non é solo colonialismo o fascismo) e che sono alla base delle società aperte in cui dopo 2000 anni di oppressione anche i gay come me possono vivere e amare liberamente. Da un punto di vista politico spero che si acceleri un fenomeno che in parte é già in atto e cioé che in Europa negli anni a venire sempre più laici, atei, progressisti, riformisti, gay, LGBTQI in generale, abbandoneranno la "sinistra" e spero che i liberals americani reagiscano riaffermando i loro valori perché come ha detto Bill Maher: "To count yourself as a liberal, you have to stand up for liberal principles. Free speech, separation of church and state, freedom to practice any religion or no religion without the threat of violence. Respect for minorities including homosexuals, equality for women"

    • Insomma: un dibattito vero… ma esprimendo idee che piacciono a me, con un linguaggio che piace a me, citando autori che piacciono a me? Non trovo nulla di male, ovviamente, nel fatto che il discorso di Ludovic-Mohamed Zahed possa non piacere o possa non trovare tutti d'accordo, mentre trovo paradossale che l'espressione di idee che non piacciono o con cui non si concorda venga considerata come mancanza di un "dibattito vero".

    • Qualche giorno fa Salman Rushdie commentando il ricorso sistematico al complesso del martire da parte della fanatica religiosa cristiana Kim Davies lo ha definito come un “classico leitmotiv del fanatico religioso” e ha aggiunto: “mentre stanno negando il loro diritti agli altri, si proclamano perseguitati. Mentre si comportano in modo colossalmente offensivo, affermano di essere coloro che sono offesi… lo fanno tutti… in india , che ha una maggioranza Hindu dell'85%, in questo momento leader religiosi stanno dicendo che l'induismo é minacciato. Nel mondo islamico la paranoia é routine: “il mondo è anti-musulmano” …é solo un leitmotiv che rubano ad altri fanatici religiosi".

      avrei risposto prima ma il sistema non mi prendeva il commento.

      Ogni Bene

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