Il problema dei contenuti d’odio su internet non è solo italiano. In Francia Laetitia Avia, deputata del partito centrista La République en Marche (La repubblica in marcia; LREM), ha depositata una proposta di legge, in discussione in parlamento, per cercare di contrastare il fenomeno. Se la proposta verrà approvata, i social media e i motori di ricerca dovranno cancellare i contenuti “manifestamente illegali“ entro 24 ore, altrimenti verranno multati. La misura vuole colpire i messaggi razzisti, sessisti e omotransfobi, ma in estate una commissione parlamentare aveva aggiunto tra i bersagli anche i contenuti che potrebbero caratterizzarsi come “sfruttamento della prostituzione“.
Il mondo dei sex worker si era subito ribellato, perché – data la vaghezza con cui la legge francese definisce lo sfruttamento della prostituzione – la legge avrebbe potuto significare una totale censura della loro presenza sui social media, sia in quanto lavoratori e lavoratrici sia in quanto attiviste e attivisti. L’emendamento proposto avrebbe ridotto enormemente la possibilità di usare internet sia per trovare clienti, obbligando i sex worker a lavorare per strada e a esporsi a maggiori pericoli di violenza, sia per organizzare gruppi di aiuto e di sostegno. Per fortuna, grazie alla mobilitazione delle associazioni e alla presa di posizione del governo e di diversi deputati, compresa Laetitia Avia, il riferimento allo sfruttamento della prostituzione è stato eliminato.
“Bene, ma non troppo”
Eva Vocz, portavoce del Syndicat du Travail Sexuel (Sindacato del lavoro sessuale; Strass), dà un giudizio positivo della svolta nel dibattito parlamentare: “Ovviamente è una buona notizia, perché le conseguenze sarebbero state gravi. Invece così rimane tutto com’è: i siti di escort continueranno a essere vietati in Francia, ma non saranno bloccati. E chi lavora come sex worker potrà ancora esprimersi in quanto tale sui social media, senza che il suo account venga cancellato. Anche se, in realtà, già adesso subiamo una censura fortissima sui social“.
Vocz, comunque, lancia un nuovo allarme: Laetitia Avia ha proposto un nuovo emendamento che punta alla soppressione di tutti i contenuti pornografici dai siti privi di un filtro basato sull’età. Secondo il sindacato Strass, questa disposizione penalizzerebbe camgirl e camboy, cioè le persone che si esibiscono in spettacoli a luci rosse in webcam. La norma colpirebbe anche attori e attrici porno, che non potrebbero promuovere le loro produzioni. D’altra parte, Avia fa notare che le restrizioni sarebbero attive solo per gli spazi online accessibili a minori.
La discussione è aperta
In ogni caso, la discussione ha avuto due effetti molto importanti. Innanzitutto, è positivo che tanto il parlamento quanto il governo si siano messi all’ascolto dei sex worker, senza demonizzarli e trattandoli come normali cittadini che difendono i propri interessi e la propria attività. Dall’altra parte, si è riaperta la discussione sulla legge sullo sfruttamento della prostituzione, che non brilla per chiarezza e dà quindi spazio a interventi arbitrari e sproporzionati: a finire davanti al giudice possono essere i proprietari di casa che affittano a chi si prostituisce, le banche e i sistemi di pagamento online e addirittura le associazioni, perché anche un aiuto gratuito può configurarsi come un reato.
Pier Cesare Notaro
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