Furore dalla Russia: l’omofobia invade l’Est europeo

Sono anni che la situazione per gli omosessuali nei paesi dell’ex Unione sovietica sta generalmente peggiorando: dai difficili Pride di qualche anno fa si è arrivati anche a provvedimenti legislativi che negano il diritto anche solo di parlare di omosessualità e che prevedono punizioni severe per chi viola queste norme. Ad aprire la catena di questa serie di leggi illiberali, che purtroppo vedono favorevole la gran parte della popolazione, è stata San Pietroburgo che – nonostante le proteste internazionali – ha varato il modello di questi provvedimenti nello scorso febbraio (Il grande colibrì), subito seguita da altre regioni russe che stanno ora discutendo per far tacere la “propaganda omosessuale“, già diventata legge a Ryazan, Kostroma e Arkhangelsk.

Martedì, purtroppo, anche il parlamento della Siberia ha ratificato una norma che vieta la “propaganda di omosessualità e pedofilia tra i minori” (sembra incredibile vedere ancora associati questi due termini che non hanno alcuna relazione tra loro ma che per gli omofobi sono praticamente sinonimi). Il provvedimento servirebbe sostanzialmente, secondo le parole di Alexander Ilushchenko, sovrintendente alle attività giovanili della regione, a vietare le manifestazioni come il Pride, “evitando a chi non è legato all’omosessualità di spiegare ai propri figli cosa sta succedendo” (NDTV).

In questo clima non sorprende certo che il primo festival del cinema gay di Mosca, conclusosi ieri, abbia avuto, malgrado il grande successo di pubblico, vita difficile: solo la polizia ha infatti impedito le violenze degli attivisti anti-omosessuali (estremisti di destra e cristiani ortodossi), che hanno tentato in ogni modo di boicottare l’evento, come ha testimoniato a Kurier l’attore eterosessuale tedesco Lukas Steltner, protagonista del corto “Stadt Land Fluss” (Città, terra, corrente). Lodando il coraggio degli organizzatori di dar vita al festival contro le attuali posizioni di intolleranza delle autorità: “Ciò che è importante è non chiudere gli occhi quando ci sono tali iniquità“.

Ma le posizioni di intolleranza omofobica non appartengono solo all’ex-Urss. Dopo che rigide norme sono state approvate in Ungheria (Il grande colibrì), anche la Lettonia vuole copiare le città russe. E proprio a Riga, dove il consiglio comunale sta per discutere la proposta di varare norme contro la propaganda omosessuale, il Pride programmato tra il 30 maggio e il 2 giugno prenderà proprio in esame questo diffondersi di norme omofobiche nell’Europa dell’Est. Anche se lascia sperare il fatto che un simile dibattito, svoltosi negli ultimi mesi in Lituania, si è infine concluso con una legge che vieta la discriminazione basata sull’orientamento sessuale (Qx).

 

Michele
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2 commenti

  • ma porca puttana ma gli anarchici in Russia sono estinti? Possibile che Stalin li abbia fatti sparire tutti nei gulag? Nessuno che si ribella e prende a dare la caccia ai nazi ed ai nazicristiani per le strade, sprangandoli per lasciarli sull'asfalto sanguinanti. Mi sa che l'antifascismo è comune solo nell'europa occidentale

    • Gli anarchici in Russia, esattamente come i comunisti, vengono uccisi dagli stessi gruppi neo-nazisti che perseguitano gli omosessuali – e infatti circolano sul web anche video di questi omicidi. La risposta sensata, comunque, non è né la violenza attuata né quella proclamata nei commenti anonimi.

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