LGBT in Africa: nuovi arresti e nuove leggi anti-gay?

Pochi giorni dopo la promulgazione della legge anti-omosessualità in Uganda, ecco il primo arresto, corredato da fotografie: due uomini, ci racconta gaystarnews.com, il sito LGBT più letto al mondo, sono stati sorpresi dalla polizia mentre amoreggiavano in una stanza d’albergo. Un attimo, però: la notizia da chi è stata lanciata? Da una serie di piccoli siti scandalistici di nessuna affidabilità. Voi, ad esempio, vi fidereste degli “africani pazzi” di crazyafricanz.com? Beh, gaystarnews.com si fida. E poco importa che la notizia puzzi di bufala lontano un miglio. Controllare cosa sia successo veramente non è difficile, per il semplice fatto che le foto pubblicate hanno tutte il simbolo semitrasparente del sito globalpublishers.info. Basta fare un salto su questo sito, dunque, per scoprire che a fine febbraio un arresto di due uomini, trovati insieme seminudi, sembra esserci stato, ma a Dar as-Salaam, in Tanzania.

Tra la nostra denuncia (ilgrandecolibri.com) dei metodi inaccettabili usati troppo spesso dall’informazione LGBT (assenza di verifica delle fonti, opacità nella loro identificazione, mancanza di smentita dopo un errore) e la pubblicazione di questa ennesima notizia falsa dall’Africa è passato appena un giorno. E dobbiamo di nuovo porci una domanda piuttosto inquietante: chi fa informazione LGBT non ha la minima voglia di controllare quello che sta per pubblicare? Oppure, data la semplicità della verifica della notizia in un caso come questo, fa due conti sul fatto che un arresto in Uganda attirerà un bel po’ di lettori, mentre un arresto nella “sconosciuta” Tanzania verrà probabilmente ignorato dal pubblico?

Domanda ancora più inquietante: chi e perché ha montato la falsa notizia su questi micro-siti? Chi e perché l’ha fatta arrivare a gaystarnews.com? Ipotizzare una trappola mediatica, per screditare ancora una volta i media LGBT e con loro l’intero movimento per i diritti, è eccessivo?

Purtroppo, oltre all’arresto in Tanzania che rimane poco chiaro, ancora altre persone LGBT sono finite in carcere in Africa negli ultimi giorni. Non ci sono molti dettagli per quanto riguarda i nove studenti universitari arrestati ad Alessandria (youm7.com), ennesima dimostrazione che i regimi militari “laici” in Egitto rispettano i diritti umani meno del governo islamista dei Fratelli musulmani. Non ci sono dettagli neppure sull’arresto di quattro lesbiche in Camerun, anche se 76crimes.com ha promesso che presto ci saranno aggiornamenti.

Nello Zimbabwe del re dell’omofobia Robert Mugabe, invece, il raid di polizia contro la locale Associazione dei gay e delle lesbiche (GALZ) ha portato all’arresto di due attivisti, rilasciati in breve tempo. Una dei due, Natasha Dowell, però, subirà un processo: il pretesto è che non avrebbe chiesto alla polizia l’autorizzazione per svolgere la riunione dell’associazione (newzimbabwe.com).

Intanto in Nigeria quattro ragazzi tra i 20 e i 22 anni, arrestati durante le gigantesche retate delle ultime settimane, sono stati pubblicamente fustigati per avere avuto rapporti omosessuali (watermarkonline.com). La punizione, dolorosa, inumana e ingiusta, è stata però accolta localmente quasi con sollievo: le pressioni affinché i giovani venissero condannati a morte, comminando per la prima volta la massima pena prevista per l’omosessualità, erano state fortissime (ilgrandecolibri.com). Insomma: le frustate sembrano allontanare ancora la piena applicazione della legge omofobica.

E a proposito di leggi anti-gay non applicate, in Kenya questo è il principale cruccio di Irungu Kangata, che ha promosso un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo come mai (e per colpa di quali associazioni) lo stato non abbia ancora sconfitto l’omosessualità e i tribunali quasi mai emettano condanne contro gli omosessuali – nel paese i rapporti tra persone dello stesso sesso sono puniti con 14 anni di carcere dall’articolo 162 del codice penale (allafrica.com).

Un altro parlamentare, il laburista Steve Mbikayi, vorrebbe introdurre normative anti-omosessualità nella Repubblica Democratica del Congo, dove per ora le relazioni tra persone dello stesso sesso non sono considerate reato. Il suo disegno di legge vuole perseguitare gli omosessuali, i transessuali e i travestiti e chiunque cerchi di difendere i loro diritti (attività etichettata come “apologia dell’omosessualità“). Le pene sono alte: fino a cinque anni di carcere per l’atto sessuale, fino a 12 per chi “scelga un sesso diverso da quello dato dalla natura“, fino a 15 a chi sposi una persona del proprio sesso. Mbikayi si dice sicuro che ci saranno pressioni internazionali contro questo progetto, ma promette: “L’opinione congolese vincerà questo combattimento” (jeuneafrique.com).

D’altra parte, l’esempio della vicina Nigeria non può che ringalluzzire questo politico omofobo: nonostante le parole di fuoco pronunciate dagli stati occidentali, il governo non avrà rilevanti conseguenze per aver introdotto una legislazione nazionale anti-gay persino peggiore di quella ugandese. Il Parlamento europeo (europarl.europa.eu) e le Nazioni Unite (panapress.com) hanno ribadito la propria condanna, ma questo fiume di parole sembra avere effetti paradossali, come le parole del ministro nigeriano della giustizia Mohammed Bello Adoke, secondo cui le nuove norme proteggeranno gli omosessuali dalle sommesse di chi, senza una legge, avrebbe potuto farsi giustizia da sé. “E’ una situazione che vede tutti vittoriosi“, ha detto (thisdaylive.com), aggiungendo al danno la beffa.

 

Pier
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