Boys of Bangladesh: nuovi spazi per la visibilità LGBT

Provi vergogna e sensi di colpa per essere gay o omosessuali? Per me sarebbe facile dirti: ‘Basta, non c’è nulla di cui vergognarsi!’. Ma è molto più difficile farlo che dirlo, perché i semi della vergogna e della colpa di solito sono seminati per molti anni, a partire da quando eravamo molto giovani“. Questo è uno dei tanti consigli che un giovane bangladese può trovare online grazie a Boys of Bangladesh (Ragazzi del Bangladesh; boysofbangladesh.org), la principale associazione LGBT del paese. Nato come un semplice gruppo virtuale, BoB, come questa ONG è chiamata più familiarmente, si è sviluppato fino ad espandersi nel mondo reale, ad aprire un piccolo ufficio nella capitale Dhaka e ad iniziare a collaborare con molte organizzazioni nazionali ed internazionali, come le università e l’Associazione per i diritti umani in Asia meridionale (SAHRA). Rajeeb, manager di BoB, illustra questa importante esperienza a Il grande colibrì.


Com’è la situazione in Bangladesh per le persone LGBT? Il codice penale britannico del 1860, che prevede fino a dieci anni di carcere per rapporti sessuali “contro l’ordine della natura”, è ancora applicato?

L’omosessualità è categoricamente criminalizzata secondo la Sezione 377, che è un retaggio britannico, ma la legge non è mai stata applicata, anche se viene usata dalle forze dell’ordine come strumento di minaccia e molestia. Anche alcune altre leggi locali sono anche evocate per minacciare le persone LGBT. Il Bangladesh è una nazione “omosociale”, nel senso che qui l’intimità fisica (non sessuale) tra persone dello stesso è comune. Essendo un paese conservatore a maggioranza musulmana, il sesso in Bangladesh è visto come un tabù. Infatti qui la nozione di orientamento sessuale e di sessualità non esiste proprio. E’ molto raro che si venga allo scoperto. E quelli che lo fanno devono fronteggiare violenza e discriminazione e sono banditi dalla società.

Puoi presentarci Boys of Bangladesh (BoB) e spiegare come agite e qual è la vostra storia?

Boys of Bangladesh è il più vecchio e più grande network di uomini bangladesi che si identificano come gay, in patria o all’estero. BoB è un’organizzazione non registrata, senza finanziamenti e informale guidata da un manipolo di volontari che ci si dedicano. Abbiamo iniziato come gruppo online nel 2002 per offrire a persone con idee simili una piattaforma per mettersi insieme e aiutare a costruire una comunità gay basata sull’amicizia e la solidarietà.

Come sono cambiati i vostri obiettivi e la vostra azione dal 2002?

Da allora, siamo diventati una piattaforma basilare per la comunità LGBT del paese. Essendo un’organizzazione portata avanti da volontari, BoB si è sviluppata in modo naturale nel corso degli anni. Abbiamo cominciato a diventare sempre più visibili, e non solamente nel mondo virtuale. Se all’inizio lo scopo era costruire una comunità gay, ora immaginiamo un movimento più vasto di gruppi diversi per orientamento sessuale e identità di genere. Stiamo diventando sempre più inclusivi e raggiungibili. Oltre alla mobilitazione della comunità, sono diventate nostre priorità anche la promozione dei diritti e la creazione di una rete.

Quali saranno le vostre prossime mosse per promuovere i diritti LGBT?

Ora stiamo collaborando con le principali organizzazioni per i diritti umani. Fin qui siamo molto soddisfatti di avere l’appoggio del più ampio movimento per i diritti umani. Vogliamo inoltre usare la salute e i diritti relativi alla sessualità e alla riproduzione come punto per introdurre il tema dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

In Bangladesh aumentano le tensioni tra il Partito Nazionalista del Bangladesh (BJD), che sembra ogni giorno più vicino agli islamisti, e la Lega Popolare Bengalese, il partito al governo più orientato a sinistra. Avete qualche interlocutore naturale anche in Parlamento?

Politica e religione sono intrecciati in Bangladesh. Così è difficile dire quale partito politico sia più islamico e quale meno. Non abbiamo contattato nessun partito politico, quindi non conosciamo le loro posizioni ufficiali sulle istanze LGBT.

A gennaio in Bangladesh è stata lanciata la prima rivista LGBT in assoluto. Pensate che potrà sopravvivere in una situazione in cui non ci sono leggi che proteggano i diritti LGBT?

Il lancio della rivista Roopbaan ha creato molta visibilità sui media a proposito delle questioni LGBT. E’ stata accolta bene da molti, ma anche contrastata in modo veemente dalla maggioranza. Naturalmente è una sfida continuare ad alzare le nostre voci in una società così omofobica, ma stare in silenzio non è un’opzione. E’ vero che non ci sono leggi specifiche che proteggano le persone LGBT, ma ci sono molte leggi nazionali e internazionali che possono essere utilizzate. Inoltre la nostra costituzione garantisce la libertà di espressione. Inoltre il Bangladesh è firmatario di una serie di convenzioni internazionali che possono essere applicate anche alle persone LGBT. Dopo tutto, i diritti LGBT sono diritti umani.

 

Michele e Pier
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