Papà trans e mamme lesbiche: “Sono genitori e basta”

I confini della maternità e della paternità, illusoriamente immutabili e rigidi nella vulgata tradizionale, stanno dimostrando ormai sempre più manifestamente tutta la propria duttilità. Mandando in tilt non poche persone e istituzioni. L’ultima organizzazione che si è trovata ad affrontare il tema della genitorialità non tradizionale è stata La Leche League (LLL), l’associazione internazionale, presente in 68 paesi (Italia compresa), che promuove l’allattamento al seno. Al seno materno, come ha chiarito di fronte alla proposta di Trevor MacDonald, papà transessuale canadese di 27 anni, di guidare un gruppo di training. Nonostante 16 mesi di esperienza nell’allattare suo figlio e nonostante l’appoggio entusiasta delle mamme del circolo locale della LLL cui è iscritto Trevor, l’organizzazione ha opposto un netto “no” (Milk Junkies).

E in Canada si è aperto un ampio dibattito, ben più vivace di quello scatenato in Italia poche settimane fa dal transessuale barese che ha fatto congelare i propri ovociti prima di sottoporsi all’operazione di riassegnazione sessuale (Il grande colibrì). INFACT, associazione canadese dedicata anch’essa all’allattamento, ha definito inaccettabile il veto della LLL, condannato anche da numerosi esperti: Dawn Hanes della Baby Friendly Initiative Ontario spiega che l’allattamento al seno fa bene al neonato e al genitore indipendentemente dal sesso di chi allatta, mentre Andrea Doucet, della Brock University, bolla come eccessivamente tradizionaliste le idee della LLL sui concetti di maternità e paternità (The Star). E si schiera a fianco di Trevor anche Annie Urban, blogger canadese nota per i suoi consigli ai genitori (PhD in Parenting).

Dagli Stati Uniti, invece, arriva una storia di genitorialità non eterosessuale sfociata in dramma: in Nevada, Leon, una giovane lesbica incinta, ha scoperto che il proprio ospedale considerava la propria compagna come una sconosciuta, priva di qualsiasi possibilità di essere informata e di prendere decisioni per il bene dell’amata. Alla struttura sanitaria non importa proprio nulla se le due donne sono unite civilmente già da tre anni: se è vero che la legge impone di riconoscere pari diritti alle coppie omosessuali registrate rispetto a quelle eterosessuali sposate, è altrettanto vero che quella stessa legge non prevede praticamente nessuna sanzione per chi decide comunque di discriminare. Alla fine Leon ha perso il bambino, forse anche per lo stress dovuto all’opposizione incontrata nell’ospedale (Las Vegas Review-Journal).

E purtroppo storie come questa sono pane quotidiano per le coppie omogenitoriali, quando l’autorità pubblica non riconosce e garantisce i diritti dei genitori dello stesso sesso e dei loro figli. Lo sa bene Rosie O’Donnell, attrice molto nota negli Stati Uniti, lesbica e madre di quattro bambini. Dopo un infarto molto grave, l’artista spiega sul suo blog che ha poche speranze di rimanere in vita: che fine faranno i suoi figli dopo la sua morte, considerando che la legge non riconosce alcun rapporto tra i bambini e la sua compagna Michelle Rounds?

Di fronte a simili drammi è difficile credere che qualcuno possa rimanere insensibile e continuare ad opporsi al riconoscimento dei diritti delle famiglie con genitori omosessuali. Eppure c’è chi è capace di fare anche di più: il pastore amish mennonita Kenneth Miller, in Virginia, ha aiutato una ex-lesbica a fuggire in Nicaragua con la figlia, per impedire qualsiasi contatto tra la piccola e la propria ex compagna, co-genitrice adottiva della bambina. Il sacerdote è stato accusato allora di complicità nella sottrazione internazionale di minorenne alla madre adottiva e, pochi giorni fa, è stato dichiarato colpevole. La pena, non ancora resa pubblica, potrebbe essere pari a tre anni di carcere (The New York Times).

E se qualcuno avesse ancora dubbi su chi, tra genitori omosessuali e moralisti omofobi, ha più a cuore il reale benessere delle famiglie, conviene ascoltare Zach Wahls, figlio di due lesbiche dell’Iowa: “La gente chiede sempre come sia avere genitori gay, ma non sono genitori gay: per me, sono genitori e basta. Nessuno chiama la propria mamma e il proprio papà ‘genitori etero’. Non cambia nulla nella mia famiglia” (Sioux City Journal). Ancora più interessanti sono le conclusioni della valutazione scientifica sulla recente ricerca di Mark Regnerus (Social Science Research, vol. 41, n. 4), secondo il quale i figli delle coppie dello stesso sesso avrebbero molti più problemi dei bambini cresciuti in famiglie omosessuali: gli esperti, quasi unanimemente, ritengono che lo studio non risponda ai requisiti scientifici basilari (The Chronicle).

 

Pier
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1 commento

  • Con l'avanzare delle proposte politiche sul matrimonio tra persone dello stesso sesso (in alcuni Stati USA e in tutto il Regno Unito), parallelamente cresce il sentimento anti-gay mosso soprattutto dalle organizzazioni a sfondo religioso. I fondamentalisti si sono resi conto che l'unione LGBT in sé ormai non viene considerata come un problema dalla società, così tentano di attirare seguaci andando a toccare il tema "bambini". È la loro strategia: far apparire l'omogenitorialità come il male assoluto per i bambini (peraltro ignorando ogni constatazione statistica e scientifica).

    Per la cronaca, 'Reverendo anti-gay condannato per atti osceni in luogo pubblico' (vicino un parco-giochi per bambini : http://bit.ly/O7Ofkr

    In ogni caso, il male è rappresentato dai genitori gay.

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