Omofobia nei paesi arabi: l’amore gay non si arresta

Incubo: “Immaginate parate di persone nude e individui dello stesso sesso che si baciano in piazza Merdeka“, nella capitale della Malesia Kuala Lumpur. L’Utusan Malaysia, organo di stampa semi-ufficiale del partito al governo, la conservatrice ed islamista Organizzazione Nazionale Malese Unita, si allarma per il futuro: “Gli attivisti LGBT [lesbiche, gay, bisessuali e transgender] stanno intensificando i loro sforzi per chiedere molte cose, compreso il diritto di marciare, come fanno in tanti paesi occidentali” (utusan.com). Di fronte ad una società che lentamente si apre ed abbatte i propri tabù, il potere politico perde la testa (e anche la faccia) lanciando allarmi sempre più comici e soprattutto promuovendo iniziative sempre più assurde, come la campagna contro le scollature a V (ilgrandecolibri.com). Qui il movimento omosessuale può permettersi di contrastare l’omofobia con l’ironia.

In altri paesi a maggioranza musulmana la situazione è molto più difficile. Pensiamo al Kuwait, dove un raid di polizia in un’azienda zootecnica ha scoperto una “festa notturna immorale” e ha portato all’arresto di massa di 32 individui, tra cui “ubriachi, travestiti e donne mascoline” tanto kuwaitiani quanto stranieri (arabtimesonline.com). Non sono gli oltre duecento arresti che vennero fatti l’anno scorso proprio in questo periodo (ilgrandecolibri.com), ma si tratta comunque di un episodio gravissimo che merita di essere ricordato in tutto il mondo nel corso della Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia che si celebrerà domani 17 maggio.

Come bisognerà ricordare che negli ultimi giorni sono state arrestate sei transessuali a Heliopolis, al Cairo. Formalmente il reato che viene contestato è quello di prostituzione, ma la polizia e i media, nell’additare queste donne come immorali, sembrano puntare molto di più sulla loro identità di genere che sulla loro professione (videoyoum7.com). Con un apparente paradosso, la situazione per gay e transgender in Egitto sta continuando a peggiorare da quando il governo è tornato nelle mani dell’esercito “laico” (ilgrandecolibri.com).

E non bisognerà dimenticare neppure i sei ragazzi imprigionati con accuse di sodomia e induzione alla prostituzione in Marocco: le indagini della polizia sono partite dopo che il padre di uno degli arrestati, un giovane di 19 anni, aveva sporto denuncia contro tre suoi amici che lo avrebbero spinto a diventare gay (enca.com). In Marocco, però, una fetta importante della società civile si sta schierando apertamente a favore dei diritti delle persone LGBT e ha aderito alla campagna per la depenalizzazione dell’omosessualità “L’amore non è un reato” lanciata dall’associazione gay Aswat (aswatmag.com).

In un video, il sociologo Abdessamad Dialmy ricorda come l’omosessualità non sia né una malattia né una condizione che possa giustificare un diverso trattamento da parte dello stato. E il filosofo Ahmed Aassid tuona contro una società che “considera queste persone come inferiori e non meritevoli di alcun rispetto, mentre in realtà dovremmo considerarle per quello che sono: persone come tutte le altre“. “L’omofobia non si fonda su alcun dato scientifico – aggiunge Aassid – e gli omosessuali hanno diritto a vivere degnamente, a esprimere le proprie preferenze e differenze, conformemente ai principi dei diritti umani e della democrazia“. Tra le personalità intervenute nella campagna, ci sono anche il giornalista Salaheddine Al-Mizi e lo scrittore Abdellah Baida.

La campagna “L’amore non è un reato” sta avendo molto successo e sta facendo parlare il Marocco intero, tanto che la deputata islamista Amina Maa Al-Aynin, del Partito della giustizia e dello sviluppo, l’ha denunciata in parlamento perché “mina la fede musulmana, le radici religiose dei marocchini e la stabilità del paese” e “costituisce una violazione della legge“… ma si è sentita rispondere dal ministro per gli affari islamici Ahmed Taoufiq che, anche se con qualche limite, con gli omosessuali è necessario aprire un dialogo (telquel-online.com).

Il fronte omofobico, insomma, appare meno compatto, meno sicuro di sé, più esitante: se Abou Hafs, importante voce dell’estremismo salafita, conferma che quelle omosessuali sono “pratiche contrarie alla natura umana e all’identità del paese“, Mohamed Hilali, vice-presidente della potente organizzazione religiosa islamica Movimento dell’unicità e della riforma, preferisce non esprimersi e sviare: “Per noi oggi la priorità sono le riforme” (panorapost.com). L’omofobia in Marocco è ben lontana dall’essere sconfitta, ma appare qualche crepa che mostra come l’attivismo LGBT nel paese si stia muovendo nella direzione giusta.

manifesto giornata contro l'omofobiaLavora altrettanto bene anche il movimento in Tunisia, che ha lanciato la sua campagna per la Giornata contro l’omofobia e la transfobia con lo slogan “I vostri colpi non mi fanno male!” e con l’intelligente immagine (qui accanto) di un giovane omosessuale vittima di un pestaggio in cui, però, al posto degli ematomi spuntano macchie di colore arcobaleno. “Con questo manifesto vogliamo gettare luce sulle ingiustizie che subiscono le persone omosessuali, bisessuali, transessuali, intersessuali e queer – spiega a Il grande colibrì l’attivista Colomba Nera (nome di battaglia) del Gruppo degli LGBT tunisini – ma anche lanciare un messaggio di speranza e di orgoglio“.

Intanto è stato aperto un gruppo su Facebook in cui omosessuali tunisini postano da tutto il paese e anche dall’estero la propria fotografia con la scritta “Persona senza diritti” (immagine di apertura). “Grazie a questa campagna online, siamo riusciti anche quest’anno a riunire i membri della comunità LGBT e tutti i simpatizzanti da molti angoli del mondo intorno a questo messaggio fondamentale” spiega ancora Colomba Nera. Ma non tutto si svolgerà sul web: domani pomeriggio in centro a Susa, terza città del paese per numero di abitanti, l’associazione Damj per l’uguaglianza e la giustizia proporrà il dibattitoOmosessualità in Tunisia, tra realtà e mito“.

 

Pier
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