Omofobia, il sole a San Pietroburgo non fa primavera

Ieri, domenica 17 maggio, la venticinquesima Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia è stata celebrata in tutto il mondo, compresa la Russia. Nel paese il cui governo è in prima linea nell’alimentare l’odio nei confronti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), le due manifestazioni principali erano previste a Mosca e a San Pietroburgo, ma gli esiti sono stati radicalmente diversi: il clima festoso e pacifico che si respirava nella capitale culturale russa avrebbe potuto alimentare, se non proprio legittimare, grandi speranze, ma la repressione e la violenza che si sono scatenate nella capitale politica e in altre città costringono chiunque a ripiombare bruscamente in una realtà cupa ed oppressiva. Conviene allora raccontare più nel dettaglio la giornata di ieri – anzi, le due giornate di ieri, tanto diverse da sembrare appartenere a due universi distinti.

San Pietroburgo, Campo di Marte. Palloncini colorati, bandiere arcobaleno, striscioni con slogan come “Amore senza frontiere“, “L’amore non è un peccato” o “Noi scegliamo l’amore“. 350 persone “molto coraggiose, molto diverse e molto belle“, come le ha definite Svetlana Zakharova, della Rete LGBT russa. Tutto autorizzato e svolto sotto gli occhi dalla polizia (che ha persino ricevuto gli elogi di Polina Andrianova, attivista di Coming out: “L’anno scorso la loro omofobia era palese, quest’anno abbiamo percepito di avere un vero e proprio alleato“; comingoutspb.com), nonostante la legge che proibisce la fantomatica “propaganda gay” davanti a minori.

A pensarci meglio, il “nonostante la legge” potrebbe essere sostituito da un “a causa della legge”: la massiccia presenza di agenti (circa 200) è stata giustificata non solo come prevenzione in caso di contestazioni dei gruppi omofobi, ma anche per assicurarsi che nessun bambino potesse posare i propri occhi sull’evento. A mettere in crisi l’imponente apparato di “sicurezza”, però, come racconta openrussia.org, è bastata una sola bambina che, dopo aver scorto i palloncini da lontano, ne ha chiesto uno in dono. La polizia non l’ha fatta passare, ma il rifiuto di un palloncino è stato troppo imbarazzante persino per gli sbirri, che, dopo alcune trattative, hanno autorizzato la piccola a ricevere il tanto agognato oggetto colorato. Situazioni paradossali, insomma, eppure quasi paradisiache per gli standard russi.

Mosca. Stesso paese, ma niente festa. Circa cinquanta attivisti si sono ritrovati davanti ad un teatro della città per realizzare un flash mob, ma, ancor prima che qualcuno potesse gridare uno slogan o srotolare uno striscione, è intervenuta la polizia, che ha disperso i manifestanti e ne ha arrestati 17 (themoscowtimes.com).

Chabarovsk, estremo oriente russo, al confine con la Cina. Alcuni attivisti omosessuali stanno gonfiando dei palloncini per un evento chiamato “Arcobaleno sopra Cupido”. Due uomini si avvicinano, afferrano una bombola dell’elio e la sbattono sulla nuca di Alexander Ermoshkin, ex professore di geografia licenziato perché gay. L’uomo stramazza al suolo, privo di sensi. Trasportato in ospedale, i medici diagnosticano un trauma serio – ma in fondo è stato fortunato: poteva andare anche molto peggio (amurpress.ru).

Quale direzione prenderà la Russia? Inizierà finalmente a guardare in faccia con rispetto le persone LGBT, come secondo qualcuno – forse con eccessivo ottimismo – i segnali arrivati da San Pietroburgo lascerebbero sperare, o continuerà a colpirle con violenza alle spalle, come accaduto a Chabarovsk? Nello scontro tra apertura e repressione, purtroppo, larga parte della classe politica russa ha già scelto da che parte stare: dopo a novembre una donna transessuale che è ancora identificata come maschile sui documenti si è sposata con un’altra donna (in un matrimonio “tecnicamente” eterosessuale), ora il parlamento moscovita vuole proibire per legge altre unioni simili in futuro (buzzfeed.com).

Insomma, ieri a San Pietroburgo è stata una bella giornata di sole e l’estate è sempre più vicina, eppure il cielo russo resta carico di cupe nubi di tempesta.

 

Pier
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