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Dmitry Dedov, un giudice russo che fa parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha spiegato la sua opinione sul tema delle unioni civili, dopo che la stessa Corte ha condannato la Russia per aver violato il diritto di assemblea delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersex e asessuali).

Credo che possano essere trovati – ha detto – un compromesso ed un’armonizzazione sociale sulla base del rispetto reciproco e  sul rispetto dei diritti umani, in particolare per quelle minoranze che non cercano di imporre il proprio stile di vita agli altri [questa è una delle accuse principali alle quali è soggetta la comunità LGBTQIA in Russia; ndr)], ma che cercano, piuttosto, di vedere riconosciuti i propri diritti, il proprio rispetto e la loro protezione da parte dello Stato. Il riconoscimento legale delle unioni civili sarebbe un punto di partenza per poter soddisfare anche gli altri bisogni che, di solito, sorgono tra membri della stessa famiglia”.

Secondo quanto riporta il quotidiano russo Kommersant, uno dei quotidiani più critici, nei limiti della ristretta libertà di stampa consentita nel regime di Putin, ci saranno poche possibilità che il giudice Dedov possa essere ascoltato.

Prima serve il diritto di parlare

Igor Kochetkov, rappresentante del Russian LGBT Network, ha detto che, prima di arrivare alle unioni civili, la comunità LGBTQIA russa dovrebbe ottenere i diritti di base: “Di quali unioni civili vogliamo parlare se, al momento, non ci vediamo riconosciuto neanche il diritto a un’assemblea?”. Inoltre, ha proseguito Kochetkov, le autorità avrebbero potuto benissimo multare Dedov se lui avesse fatto la sua dichiarazione nel territorio russo, dato che “ha parlato in modo positivo delle unioni tra persone dello stesso sesso, e la legge contro la propaganda omosessuale verso i minori, proibisce questo comportamento”.

Per la deputata Oksana Pushkina, la questione non si deve neanche porre: “In Russia, l’opinione di Dmitry Dedov non prenderà piede nel prossimo futuro. La Russia promuove i valori tradizionali che sono l’unione tra un uomo e una donna, la religiosità, la necessità del matrimonio ed una stretta gerarchia in famiglia”. Mentre, secondo quanto riporta lo stesso quotidiano, Tamara Pletneva, responsabile della Duma per gli Affari della Famiglia ha semplicemente detto di non voler parlare di questo argomento, ed avrebbe chiuso il telefono al giornalista di Kommersant che l’aveva contattata per chiedere la sua opinione.

Alessandro Garzi
©2018 Il Grande Colibrì
foto: rawpixel.com (CC0)

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