“Positive Pictures”: viaggio visivo tra vita gay e HIV

La storia e le immagini della vita gay e delle campagne sul sesso sicuro da quando la diffusione del virus HIV e dell’AIDS sono entrate nella vita del movimento LGBTQ* mondiale trovano un interessante approccio e un’intelligente analisi nel volume “Positive pictures“, pubblicato nello scorso marzo da Bruno Gmünder e scritto da Christian Lütjens, condirettore della rivista “M+”, e da Paul Schulz, vicecaporedattore del mensile “Männer”. Il grande colibrì ha intervistato quest’ultimo e propone qui anche alcune immagini del volume.

Sembra strano guardare e leggere un libro come il vostro nel 2013. Per la gran parte delle persone nel mondo occidentale l’AIDS e l’HIV non sembrano essere un argomento importante. Quando, negli anni ’80, il virus fu identificato come una “faccenda gay” il movimento LGBT reagì, mentre ora il problema sembra essere passato (Il grande colibrì). Quali sono dunque le ragioni del vostro libro ora?

Positive-Pictures-hiv-aidsPer me la ragione primaria di farlo è stata profondamente personale. Due anni fa un mio giovane amico è diventato sieropositivo ed era davvero spaventato. Parla correntemente tre lingue ma non sono stato in grado di trovare un libro in nessuna delle tre per aiutarlo a vincere la sua paura. Non era più stato scritto sul tema dell’HIV e dell’AIDS alcun libro per quasi dieci anni che non fosse dedicato a lettori scientifici o che non fosse una guida per il sesso sicuro. Io volevo contestualizzare l’HIV per lui, vederlo nella sua prospettiva. Quindi ho deciso che avremmo dovuto scrivere per conto nostro il libro di cui avevamo bisogno e fortunatamente abbiamo trovato un editore, Bruno Gmünder, che era d’accordo nel farlo.

Nella prima parte della ricerca, il mio co-autore ed io ci siamo velocemente resi conto che la storia dell’HIV è la storia del movimento gay stesso negli ultimi trent’anni in Europa e in America e sarà probabilmente una buona parte delle nostre vite per alcune decadi a venire. E sono con tutto il cuore in disaccordo con il tuo assunto, che il problema sia finito. Si è semplicemente spostato dalle città europee ed americane ad alcune aree in Russia, Africa sub-sahariana o India.

E secondo te quali sono le ragioni di questo spostamento?

Le ragioni della sua crescita attuale in questi luoghi sono le medesime della sua crescita in Europa e in America negli anni ’80: non c’è modo di combattere l’HIV con successo senza parlare apertamente del sesso gay e del modo in cui gli uomini gay vivono, perché l’HIV è un argomento che riguarda i gay. Occorre supportare i diritti dei gay per riuscire a raggiungere i gay sieropositivi e insegnare loro le regole del sesso sicuro. Nei paesi in cui l’essere omosessuale è un problema, l’HIV è un  problema tra gli uomini gay. Se si cerca una soluzione universale per la prevenzione, abbiamo una lunga strada da percorrere. Ma ogni volta che si combatte contro l’omofobia, ovunque nel mondo, si combatte anche contro il virus. E speriamo che il libro sia un passo in questa direzione. Dobbiamo ricordare, qui e sempre, che i gay sono stati e sono eroi quotidiani nella battaglia contro l’HIV e l’AIDS.

 

Un’importante sezione del libro è dedicata alla “Generazione sesso sicuro”, con la spiegazione che il messaggio “il sesso senza preservative può uccidere” ha raggiunto le persone che facevano sesso in quel momento, ma nello stesso tempo l’industria del porno ha accresciuto le sue specializzazioni nei feticismi e qualcuno ha cominciato a proclamare il “bareback pride”. Cosa c’è di simile e cosa di differente rispetto ad ora?

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Ciò che intendiamo con “Generazione sesso sicuro” è che due intere generazioni di uomini gay hanno fatto esperienza del sesso come di qualcosa che potrebbe essere mortale quando sono uscite allo scoperto, ma hanno sviluppato percorsi per continuare comunque a divertirsi molto nel sesso. “Positive Pictures” (e i suoi autori) sono assolutamente a favore del sesso e a favore del porno. Molti uomini della mia generazione – io ho quarant’anni – hanno imparato dal porno ad usare un preservativo e che anche quello può essere sesso fantastico. Registi del porno come Chi Chi LaRue, che abbiamo intervistato per il libro, sono veri eroi ed hanno salvato migliaia di vite, promuovendo in modo aggressivo l’uso del preservativo attraverso i loro film.

Ma alcuni produttori e registi hanno fatto il loro business con film dove i preservativi non esistono e a volte ci sono presenti chiari bollini come “solo bareback”…

Il bareback è nato come qualcosa che gli uomini gay sieropositivi facevano tra loro in privato perché i sieronegativi non avrebbero voluto andare a letto con loro. L’industria del porno non ha inventato il bareback. Oggi abbiamo una difficoltà per cui il sesso senza preservativo può essere sesso sicuro se entrambi i partner hanno fatto il test e sono negativi o perfino se uno di loro è sieropositivo ma si cura con una terapia combinata, perché questi uomini non trasmettono il virus. Quindi quando si vede un film e si fa l’equazione “bareback” uguale “a rischio” si sbaglia perché potrebbe trattarsi di sesso sicuro.

Comunque c’è una grande differenza tra gli attori dei porno, che sono testati per ogni malattia sessualmente trasmissibile e sanno ciò che fanno avendo rapporti senza preservativi su un set controllato, e quelli che vengono usati da marchi come “Treasure Island Media”. Rendere lo sperma un feticismo, comportarsi come se essere sieropositivi sia qualcosa di desiderabile, promuovere l’uso di droghe nei porno (Il grande colibrì) è semplicemente stupido e può portare queste stesse persone a mettersi in pericolo. La risposta è semplicemente sempre quella: se non sai se lo status del tuo partner sia negativo o positivo e vuoi essere al sicuro per quanto possibile, usa un preservativo e non ingoiare. Questa cosa non è cambiata in trent’anni. Ma la realtà sottostante di questo assunto è molto più complessa nel 2013 che vent’anni fa.

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Un argomento sembra quasi mancare nelle vostre pagine. Tutte le statistiche indicano che AIDS e HIV sono un problema soprattutto per neri e latinos negli Stati Uniti, mentre nel vostro libro ci sono veramente poche immagini dedicate a questo tema. Dipende dal fatto che le campagne stesse sembrano più dedicate ai bianchi o si tratta di una scelta dovuta al fatto che il libro è prodotto in Europa e sarà probabilmente venduto soprattutto ad europei?

Dire che l’HIV e l’AIDS sono soprattutto un problema per neri e latinos mi fa un po’ sobbalzare. La comunità ideale dovrebbe essere indifferente ai colori, com’è il virus. Il problema per neri e latinos è di tipo culturale: molti uomini di questi ambienti hanno un problema con il fatto di essere gay o bisessuali e non parlano apertamente del sesso gay né del sesso sicuro. Il fenomeno delle persone che nascondono la propria omosessualità è solo un sintomo di un problema più grande che resta sottotraccia: l’omofobia di queste comunità. Ma tutto può cambiare ora che Frank Ocean e Jason Collins hanno fatto coming out. Sono degli esempi e mi danno speranza.

Per quanto riguarda il libro, è stato per questa stessa ragione difficile trovare rappresentazioni artistiche di neri e latinos riferite all’HIV di e su uomini omosessuali. “Positive Pictures” è un libro sulla rappresentazione visiva dell’HIV di e su uomini gay. E la rappresentazione è stata dominata da facce caucasiche per tre decadi e ha avuto luogo soprattutto negli Stati Uniti e in Europa. Magari non sarà politicamente corretto dire ciò, ma è la verità. E io non vedo l’ora che ciò cambi! Magari avremo l’occasione di una seconda edizione nel futuro e mi piacerebbe molto includere più uomini neri e latinos ad ogni livello.

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Qualcuno pensa che la profilassi pre-esposizione sia una buona soluzione per prevenire la diffusione di AIDS e HIV, mentre altri ritengono che quest’uso contribuisca ad abbassare il senso di responsabilità. Tu cosa pensi del dibattito sull’uso di queste pillole, anche per le persone HIV-negative?

La mia personale posizione su questa profilassi è semplicemente questa: come osa qualcuno usare un medicinale che può salvare una vita in Africa, giusto per fare festa e scopare di qua e di là?! Ma la realtà della comunità gay è, ancora una volta, più complicata. E io sono contento per ogni persona che rimane sieronegativa. E se qualcuno di noi ha bisogno di questa profilassi per farlo, dategliela. Quindi concordo che la profilassi abbassi il senso di responsabilità, ma per quelli che capiscono di averne bisogno è essa stessa una cosa responsabile da fare.

Il libro è pieno di colori e viaggia attraverso più di trent’anni attraverso l’impegno di famose star. Quali sono le prospettive future delle campagne per il sesso sicuro?

Le campagne per il sesso sicuro dipendono sempre meno dalle celebrità e lavorano soprattutto con uomini gay comuni che parlano dei loro desideri e del sesso che fanno o vorrebbero fare, ed è fantastico. Perché abbiamo imparato una cosa, scrivendo e pubblicando questo libro: quando si parla di sesso sicuro, non c’è miglior insegnante per gli uomini gay che altri uomini gay. In futuro le star saranno utilizzate per raccogliere fondi e promuovere l’uguaglianza, ciò che Elizabeth Taylor, Sharon Stone o Elton John hanno fatto, e con incredibile successo, per decenni. Ma il dialogo sul sesso sicuro passerà attraverso gli stessi uomini gay, a cui effettivamente compete.

 

Michele
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