In Kurdistan anche i muri parlano di amore e diritti

Murales anti-omofobia nel Kurdistan iracheno
Uno dei murales anti-omofobia in Kurdistan

Rasan Organization è un’organizzazione non governativa fondata nel 2004 per difendere i diritti delle donne in Iraq e in particolar modo nella regione autonoma del Kurdistan. Negli ultimi anni i membri dell’organizzazione si sono occupati anche dei diritti delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali), andando contro il clima critico interno affannato con l’estremismo conservatore che è degenerato soprattutto a causa della presenza pericolosa dei militanti di gruppi islamisti come l’ISIS.

Alla fine dello scorso novembre l’organizzazione ha lanciato una campagna artistica, durata 16 giorni, al liceo Safin nella città di Sulaymaniyya. Dipingendo diversi murales sulle mura esterne della scuola e con l’aiuto di molti volontari, il risultato di questa forma di attivismo è nelle linee, nelle parole scritte, nelle figure e nei colori che portano tutti lo stesso messaggio: i diritti delle donne, l’uguaglianza, la coesistenza religiosa e i diritti delle persone LGBTQI.

TRE MURALES PER I DIRITTI LGBTQI

Fra le opere artistiche, tre murales sono stati dedicati alla lotta per i diritti all’uguaglianza per le persone LGBTQI. Nel primo sono state dipinte tre coppie: una di due maschi, una di due femmine e l’ultima con un maschio e una femmina. Tutte e sei le figure hanno i diversi colori della bandiera arcobaleno e sotto le immagini è stato scritto lo slogan “Love is love” (L’amore è amore).

Invece il secondo murale vede l’uso dei simboli dei due generi per raccontare l’uguaglianza degli orientamenti sessuali: i volontari hanno creato tre addizioni che abbinano in diverso modo i due generi, ma che fanno sempre lo stesso risultato, cioè un cuore rosso. Il terzo muro è stato decorato con sette sagome femminili e maschili, tutte colorate diversamente, con al posto della testa un simbolo di genere sessuale diverso. Tre murales semplici per tramettere grandi e importantissimi messaggi sull’uguaglianza.

murales di Rasan Organization in Kurdistan
Gli attivisti di Rasan Organization davanti ai murales contro omofobia e transfobia

La campagna, ben riuscita, ha anche messo in evidenza alcune questioni fondamentali come la discriminazione sul posto di lavoro e la violenza domestica che le donne subiscono continuamente. Inoltre sono stati appesi cartelloni in tutta la città per fermare e combattere l’oscena tradizione del matrimonio con spose bambine.

INCONTRARE ANCHE CHI È OSTILE

Oltre all’aspetto artistico che ha visto coinvolti anche gli allievi della scuola, Rasan Organization ha programmato seminari e conferenze stampa in varie città nei dintorni di Sulaymaniyya: ad esempio a Chamchamal sono riusciti ad organizzare un incontro formativo invitando 129 imam per parlare di diritti delle donne e delle persone LGBTQI. Sulla sua pagina Facebook ufficiale, il team di Rasan ha postato le foto dell’incontro spiegando le difficoltà avute affrontando l’estremismo religioso di alcuni presenti, tra chi se n’è andato e chi è rimasto solo per attaccare verbalmente i rappresentanti dell’organizzazione.

La campagna si è conclusa il 10 dicembre scorso con quattro cartelloni bianchi sparsi per la città di Sulaymaniyya dove tutti i cittadini potevano commentare e scrivere i loro pensieri sui diritti delle donne e sulla campagna stessa.

UNA CAMPAGNA DI GRANDE SUCCESSO

Intervistato da Washington Blade, l’attivista Shalal Ayaz, vicedirettore dell’organizzazione, ha dichiarato che la campagna ha avuto un grande successo e un feedback positivo da parte dei cittadini e che, nonostante i messaggi aggressivi ricevuti da qualche membro di Rasan, spera che l’organizzazione possa ampliare le sue campagne raggiungendo altre città come Irbil e Kirkuk (a est di Mossul). Shalal ha anche affermato che le autorità locali non hanno concesso a Rasan il permesso di dipingere altri murales nella città al di fuori della scuola per paura delle reazioni dell’opinione pubblica.

Malgrado il terrore e la repressione che vivono le donne e le persone LGBTQI curde, e irachene in generale, organizzazioni come Rasan sono diventate un faro che illumina la vita di chi si rivolge ai loro volontari per contrastare il buio dell’ignoranza, dovuto anche al silenzio delle autorità locali. Sperando che il male causato dalle guerre e dalle crociate in nome di un dio non si abbatta sugli anelli più deboli della società irachena, e non solo di quella, continuo a credere che anche un gesto semplice possa far scattare un effetto domino per un cambiamento positivo maggiore e ad ampio raggio.

Lyas
©2017 Il Grande Colibrì

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