L’omosessualità è ancora reato: ma è questa l’India?

coppia omosessuale indiana
Una coppia di ragazzi omosessuali indiani

La notizia è ormai diventata popolare, tanto che l’hanno ripresa tutti i media italiani. Benché gli attivisti e la popolazione LGBT dell’India vi riponessero parecchie aspettative, la Corte suprema non ha confermato la sentenza di un tribunale di Delhi dello scorso anno, lasciando quindi immutato il testo del codice penale del paese per quanto riguarda il sesso “contro natura”[pagina cancellata visualizzabile su Wayback Machine]. La ragione del rigetto delle istanze abolizioniste sta fondamentalmente nella minima casistica di persecuzione del reato da quando è stato codificato ad oggi e la cosa appare un po’ curiosa: è come dire “lasciamo la legge com’è, tanto non la applichiamo”. La corte non ha però escluso un intervento del governo in materia, ma mentre il ministro per l’informazione Manish Tewari ha detto che un provvedimento di decriminalizzazione è allo studio, il suo collega alla giustizia Kapil Sibal ha subito ribattuto che, se la Suprema corte considera un reato l’omosessualità, il governo non può andarle contro.

Questo dibattito nell’esecutivo riflette bene una divisione tra i partiti (e nei partiti), che di sicuro non renderà agevole un provvedimento legislativo in tempi brevi [Zee News].

Ovviamente tra i più soddisfatti per il pronunciamento ci sono molti gruppi religiosi, dai musulmani ai cristiani di diverse confessioni [Gulf News], che, oltre a manifestare il proprio compiacimento per il bando di una condotta considerata non etica, disordinata ed innaturale, sostengono anche che molti sondaggi dimostrerebbero la disapprovazione dell’omosessualità dalla gran parte della popolazione indiana. Tra i personaggi più infervorati nel commentare il verdetto della corte c’è il guru yoga Baba Ramdev, secondo cui “il giudizio ha rispettato i sentimenti di milioni di indiani, che considerano l’omosessualità come un crimine” [DNA India].

Mentre spicca a sorpresa tra i giudizi critici quello dell’arcivescovo cattolico di Mumbai Oswald Gracias che, pur dichiarandosi contrario ai matrimoni gay, si oppone ad ogni forma di discriminazione: “Gli omosessuali hanno la stessa dignità di ogni essere umano” [Asia News].

Ancora più indignate sono ovviamente le reazioni dei commentatori e degli attivisti. Yoshita Sengupta (giornalista particolarmente attiva sul fronte dei diritti umani) osserva su DNA India che, negando il diritto all’amore alle persone omosessuali e chiedendo alla polizia di perseguire il sesso “innaturale” in un paese che non riesce a controllare una vera e propria emergenza come quella degli stupri di gruppo, la Corte suprema “ha creato con il suo giudizio 30 milioni di criminali”. Un attacco deciso arriva anche da Lakshmi Chaudhry, commentatore di First Post, che descrive la vera e propria disperazione che gay ed etero dovrebbero insieme avere per questa sentenza che nega la libertà di fare ciò che ci aggrada “nell’intimità della nostra camera da letto, riducendo la nostra dignità da quella di cittadini a quella di sudditi”.

Sconsolato anche il commento di Pallav Patankar, direttore del programma HIV del Humsafar Trust: “Sono triste, ma non sconfitto. Chi ha detto che la lotta contro il bigottismo e il fondamentalismo sarebbe stata semplice? India, hai fallito di nuovo”.

Tra la popolazione LGBT prevale comunque la voglia di combattere: Usha racconta che se lo aspettava, perché “stiamo ancora nuotando nella gloria del regno britannico, contenti della nostra schiavitù. Ma combatteremo finché non otterremo ciò che vogliamo. Questo giudizio deve darci la forza per reagire, non demoralizzarci”, mentre Advani dice che “l’India oggi è diventata una barzelletta, ma noi lotteremo ancora, e vinceremo, anche grazie agli avvocati, che sono dalla nostra parte”. Alok è invece pessimista: “Non voglio nemmeno definirmi indiano, dopo aver visto prevalere questa mentalità precoloniale: ho perso fiducia nella magistratura di questo paese. Che dio ci aiuti”.

Intanto Hinduistan Times [pagina cancellata visualizzabile su Wayback Machine] ha lanciato un sondaggio per conoscere l’apprezzamento della sentenza e mentre scriviamo ben l’86% dei lettori sono delusi dal contenuto di quanto deciso dalla Corte suprema (ma il dato ovviamente non rispecchia il gradimento tra la popolazione indiana, essendo un giornale online in inglese).

Per consolarci un po’ segnaliamo che ieri, intanto, l’Irlanda del nord ha rimosso il divieto che impediva alle coppie gay di adottare bambini, acquisendo quindi gli stessi diritti che erano riconosciuti agli sposi eterosessuali e perfino agli omosessuali single. Con questo cambiamento, l’Ulster si allinea al resto del Regno Unito, dove le coppie dello stesso sesso già possono proporsi per l’adozione [Belfast Telegraph].

 

Michele
©2013 Il Grande Colibrì
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