India e Pakistan, nemici uniti dall’estremismo religioso

nazionalisti induisti e fondamentalisti islamici
Sopra: nazionalisti indù; sotto: integralisti pachistani

La rivalità tra Pakistan e India, spinta da elementi estremisti e iper-nazionalisti, non è nuova nel subcontinente indiano sin dalla separazione tra questi due stati (1947), che comunque hanno in comune la stessa cultura e le stesse tradizioni, ma anche molto altre cose come la corruzione e il fanatismo religioso. Entrambi i paesi, inoltre, affrontano una dolorosa crisi di povertà. La loro separazione traumatica ha creato due nazioni dotate di armi nucleari che hanno combattuto tre guerre negli ultimi 70 anni. Per gettare benzina sul fuoco, entrambi gli stati continuano a usare l’estremismo religioso e il nazionalismo per alimentare una guerra per procura e l’odio reciproco.

Wajahat Ali ha scritto in articolo pubblicato nel 2015 su Quartz: “L’attuale generazione sia di cittadini indiani sia di cittadini pachistani forse non è in grado di ricordare un momento in cui i propri paesi non siano stati, in un modo o nell’altro, impegnati in un gioco del pollo con un’alta posta in gioco. Ma per capire davvero le radici di questo conflitto, dobbiamo guardare molto più indietro nel tempo. Perché probabilmente i semi della reciproca sfiducia tra India e Pakistan (estremismo religioso e stallo politico) sono stati piantati dallo stesso identico evento che ha inaugurato la loro indipendenza“.

Contro blasfemia e carne bovina

In Pakistan alcune persone vengono uccise per strada in base ad accuse di blasfemia da folle religiose aggressive, come è successo recentemente con l’omicidio di Mashal Khan, uno studente dell’università di Mardan assassinato dai suoi compagni di ateneo per false accuse di blasfemia. Questo delitto è stato ampiamente condannato dentro e fuori il paese.

Intanto in India la minoranza musulmana affronta la persecuzione per il consumo di carne bovina: Junaid Khan, un ragazzo di 15 anni, è stato pugnalato a morte da un gruppo di uomini su un treno mentre stava tornando nella sua città natale in Haryana dopo aver comprato dei vestiti pochi giorni prima la festa di Eid. Un altro caso di linciaggio per consumo di carne bovina era già avvenuto nel 2015, quando un musulmano era stato picchiato a morte da una folla di indù che lo accusava di aver contrabbandato mucche per farle macellare – accuse false, secondo The Indian Express: infatti successivi test del DNA confermarono che la carne era di montone.

Pakistan, integralismo VS laicità

Se l’India non è in grado di contrastare l’estremismo dell’Hindutva (nazionalismo indù), neppure il Pakistan è stato capace di sostenere una campagna seria contro l’estremismo all’interno dei propri confini perché non è mai stato in grado di risolvere la questione della propria identità: è una repubblica islamica o no? È una teocrazia o no? Questo dualismo pachistano è un problema strutturale radicato in tutta la storia politica dello stato. I vertici delle élite al governo del Pakistan hanno strumentalizzato i sentimenti religiosi per centralizzare e rafforzare l’identità nazionale.

Tre giorni prima che il paese ottenesse la propria indipendenza, l’11 agosto 1947, il fondatore  e primo governatore generale del Pakistan, Quaid-i-Azam (padre della patria) Mohammad Ali Jinnah, tenne un discorso davanti all’assemblea costituente del Pakistan che i laici interpretarono come una chiara dichiarazione della volontà di costruire uno stato laico. Ma subito dopo la sua morte, ogni riferimento alla laicità fu eliminato. Il primo passo formale nella trasformazione del Pakistan in uno stato islamico avvenne nel marzo 1949, quando il primo premier della storia del paese presentò la “Objectives Resolution” all’assemblea costituente.

Eppure i giovani dialogano

In entrambi i paesi i gruppi religiosi sono stati appoggiati dalla macchina statale per influenzare la politica interna. In Pakistan molti giornalisti sono stati uccisi perché hanno criticato l’influenza politico-religiosa e l’estremismo, ma i fondamentalisti indiani non hanno nulla da invidiare ai terroristi islamisti: sono orgogliosi di uccidere le voci laiche del proprio paese e gioiscono della loro morte. È successo, per esempio, per l’omicidio di Gauri Lankesh, una giornalista indiana che criticava apertamente l’estremismo di destra dell’Hindutva e della politica nazionale indù.

Eppure c’è sempre una speranza e le cose stanno cambiando. Il processo è lento a causa dell’instabilità politica in entrambi i paesi, ma i giovani dei due paesi confinanti si stanno avvicinando grazie ai social network, scambiano i propri punti di vista, dialogano sui reciproci problemi sociali. Molte questioni, però, stanno ancora aspettando di essere prese in considerazione dai nostri governanti civili e militari.

“Alla fine che siete come noi”

La famosa poeta pachistana Fahmida Riaz ha scritto questi versi per parlare agli indiani del loro estremismo religioso. La poesia si intitola “Tum bilkul hum Jaise nikle” (Ti sei rivelato essere proprio come noi).

E quindi si è scoperto che sei proprio come noi.
Dove ti sei nascosto tutto questo tempo, amico?
In quanta stupidità, in quanta ignoranza
ci siamo crogiolati per un secolo…
Guarda, è arrivata anche alle tue coste!
Molte congratulazioni a te!
Alzando la bandiera della religione,
scommetto che ora costruirai l’Hindu Raj?
Anche tu inizierai a confondere tutto,
anche tu devasterai il tuo bel giardino.
Anche tu ti siederai e ti chiederai
(posso dire che sono in corso i preparativi)
chi è un vero indù e chi non lo è.
Scommetto che presto approverai delle fatwa!
Anche qui diventerà difficile sopravvivere.
Anche qui suderai e sanguinerai.
A malapena riuscirai a farlo senza gioia.
Rantolerai senza aria come noi.
Me lo chiedevo con così profondo dolore
e ora scoppio a ridere all’idea:
si è scoperto che sei proprio come noi!
In fondo non eravamo due nazioni!
Al diavolo l’educazione e l’apprendimento:
cantiamo le lodi dell’ignoranza.
Non guardare alle buche nel tuo percorso:
riporta indietro invece il tempo che fu!
Allenati più duramente fino a padroneggiare
l’abilità di camminare sempre all’indietro.
Non lasciare che un solo pensiero sul presente
ti distragga dall’attenzione sul passato!
Ripeti sempre le stesse identiche cose…
Sempre e sempre, ripeti solo questo:
“Quant’era gloriosa l’India del passato!
Quant’era sublime l’India dei tempi andati!”.
Poi, amico mio caro, arriverai
e andrai in paradiso, dopo tutto.
Già. Noi ci siamo già da un pezzo.
E quando sarai qui,
quando saremo nello stesso inferno,
chiamaci e dicci come vanno le cose!

Samar Abbas
giornalista di Karachi (Pakistan)
traduzione di Pier Cesare Notaro
©2018 Il Grande Colibrì

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