Pakistan, giallo sui cugini cristiani accusati di blasfemia

protesta sulla sicurezza dei cristiani in pakistan
Protesta contro l'insicurezza dei cristiani in Pakistan

Gli scandali e le false accuse di blasfemia diventano giorno dopo giorno più numerose, mentre i gruppi islamisti estremisti in Pakistan sono diventati più forti di quanto non siano mai stati negli ultimi decenni e alcuni partiti politici di destra vorrebbero farli entrare nella politica parlamentare ufficiale. Per esempio, Tehreek-e-Labaik, un nuovo gruppo islamista, ha messo in piedi un sit-in contro la possibilità di modificare le norme sulla blasfemia in Pakistan, dimostrando dimostrando come queste strutture si stiano sempre più organizzando e sollevando tantissime domande sulla natura dello stato e sul suo ruolo nel contrastare queste manifestazioni e la narrazione che forniscono alla folla.

Il famoso religioso e leader di Tehreek-e-Labaik, Khadim Hussain Rizvi, ha attaccato ogni singolo partito politico e tutti i leader, usando un linguaggio offensivo di fronte ai propri seguaci e ai media, e ha preso di mira la Corte suprema, chiedendo che rimanesse all’interno dei propri limiti, in riferimento alla condanna a morte di Mumtaz Qadri, l’assassino del governatore del Punjab Salmaan Taseer. Qadri, che era una guardia del corpo di Taseer, aveva ucciso il politico in base a false accuse di blasfemia. Il 29 febbraio 2016 l’omicida è stato impiccato, suscitando proteste in tutto il Pakistan. E dopo questa esecuzione si sono formate molte organizzazioni come Tehreek-e-Labaik.

Le indagini sulla blasfemia

Patras Masih, un adolescente cristiano, è in carcere per un’accusa di blasfemia, mentre suo cugino, Sajid Masih, è in condizioni critiche dopo essere “caduto” misteriosamente dall’edificio della Federal Investigation Authority (Autorità investigativa federale; FIA) durante un interrogatorio legato alle indagini sulla blasfemia. Secondo alcuni giornalisti locali, alcuni membri del gruppo islamista Tehreek-e-Labaik sarebbero stati presenti nella sede della FIA.

Tutta la vicenda è iniziato qualche giorno fa, quando il commissariato cittadino di Shahdara ha aperto un’indagine contro Patras in base alla sezione 295-C della legge sulla blasfemia in base alla denuncia di un uomo, Hafiz Muhammad Awais, che ha sostenuto che il ragazzo il 16 gennaio 2018 avrebbe postato una fotografia sacrilega in un gruppo Facebook chiamato “Paaglon Ki Basti”.

Pesanti accuse di tortura

In un recente video caricato sui social media dall’ospedale, Sajid Masih sostiene che gli agenti della FIA lo avrebbero picchiato durante le indagini sulle accuse di blasfemia contro suo cugino Patras e che avrebbero cercato di obbligarlo a praticare un rapporto orale con lui: “Li ho supplicati, perché non potevo fare sesso con mio cugino, e questo li ha fatti arrabbiare. Hanno continuato a insistito e io non ho avuto altra possibilità che buttarmi dalla finestra della stanza“.

Nel frattempo il vice-ispettore della FIA Khalid Saeed ha smentito queste affermazioni, dicendo che il sospettato è andato in panico durante le indagini. L’avvocata di Patras, Aneeqa Maria, ha detto ai giornali locali di aver depositato sabato un’ingiunzione scritta all’Alta corte di Lahore contro la FIA per aver torturato i due cugini.

Samar Abbas
giornalista di Karachi (Pakistan)
traduzione di Pier Cesare Notaro
©2018 Il Grande Colibrì

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