“Ecco perché l’islam non condanna l’omosessualità”

Il Corano non condanna le persone omosessuali

L’imam omosessuale Ludovic-Mohamed Zahed, noto per aver fondato a Parigi una moschea inclusiva, accogliente anche nei confronti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), ha recentemente partecipato a due incontri a Genova e Milano organizzati da Il grande colibrì e da alcune associazioni locali. La scorsa settimana vi abbiamo proposto il racconto della sua vita e del percorso umano e religioso che lo ha portato a conciliare fede islamica e omosessualità [Il Grande Colibrì]… ma la sua è una posizione di comodo o ha solide basi? Gli studi di genere applicati all’islam mostrano come le convinzioni di Zahed siano tutt’altro che campate in aria. Oggi l’imam ci propone la lettura di tre opere teologiche e storiografiche che riserveranno grandi sorprese a chi, musulmano o no, vorrebbe rappresentare l’islam come una religione per natura misogina e omofobica.

* * *

Amina Wadud Inside the Gender Jihad - 1Per chi voglia apprendere le basi dell’islam inclusivo, “Inside the gender jihad: Women’s reform in Islam” (Dentro il combattimento per il genere: la riforma femminile nell’islam; Oneworld Publications 2006, 19,35€, 325 pp.) della femminista musulmana Amina Wadud è un libro molto interessante. L’autrice è una delle prime donne ad aver affermato, negli anni Novanta, che si può essere al tempo stesso donna e imam, appoggiandosi – e questa è la cosa più importante – sulla stessa tradizione islamica usata dai musulmani dogmatici.

Amina Wadud ha reinterpretato questa tradizione a fini egualitari, partendo dal principio, fondamentale per i musulmani, di “tahwid” (ﺗﻮﺣﻴﺪ ‎; unicità), parola araba che deriva da “wahid” (واحد ; uno), secondo cui siamo chiamati ad essere tutti uguali e l’unicità di Dio si specchia nell’unicità dell’umanità. Wadud ricorda ai musulmani più estremisti e dogmatici che l’unicità di Dio non può essere scissa dall’unicità dell’umanità. L’autrice parla di questo principio fondamentale nell’islam per militare a favore dei diritti delle donne, per farle accedere al potere all’interno delle comunità musulmane.

Un’altra opera molto interessante è “Homosexuality in Islam: Critical reflection on gay, lesbian, and transgender Muslims” (L’omosessualità nell’islam: Riflessione critica sui musulmani gay, lesbiche e transgender; Oneworld Publications 2010, 23,60€, 448 pp.) di Scott Siraj Al-Haqq Kugle, che è dottore in scienze umane negli Stati Uniti ed effettua un’analisi sistematica del testo coranico e degli ahadith (أحاديث ; aneddoti sulla vita del Profeta) in relazione alla questione dell’omosessualità e della transessualità.

Scott Kugle Homosexuality in IslamStudiando il Corano, Kugle si rende conto che il libro sacro tratta la questione di Sodoma e Gomorra in più di 70 versetti, ma senza mai utilizzare l’espressione “al-mithliyya al-jinsiyya” (المثلية الجنسية ; omosessualità). Gli abitanti di Sodoma e di Gomorra sono descritti come popoli che praticano lo stupro rituale e il brigantaggio e che rifiutano l’ospitalità.

Questa interpretazione è confermata da storici antichi come Erodoto (484 – 425 a.C.), che descrisse le pratiche religiose delle città mesopotamiche: queste si fondavano sul fatto che la verginità dei giovani maschi e delle giovani femmine dovesse essere offerta alla dea Ishtar. Era l’esatto opposto di quello che succede ora: per essere figli di buona famiglia bisognava pagare un sacerdote per farsi violentare, senza avere il diritto di rifiutare le violenze del sacerdote né di scegliere il partner, altrimenti era un disonore per la famiglia, racconta Erodoto. Il seme dei giovani maschi era offerto per inseminare i campi della città, mentre la verginità delle giovani femmine era offerta direttamente alla dea per soddisfare il suo piacere. Si trattava, insomma, di una rappresentazione della sessualità e della spiritualità violenta e non consensuale.

E ciò non ha nulla a che vedere con le rivendicazioni attuali degli omosessuali e delle persone LGBT in generale: nessuna associazione LGBT in Europa chiede di restaurare lo stupro rituale! Chiediamo, invece, che le coppie omosessuali siano protette dalle leggi dello stato e in alcuni paesi chiediamo che i figli di queste coppie, che già esistono o che esisteranno in futuro, siano anch’essi protetti: secondo me non c’è nessuna contraddizione con la spiritualità di ispirazione arabo-musulmana, anzi è vero il contrario.

Il libro di Kugle analizza sistematicamente le tradizioni profetiche, gli ahadith, in cui il Profeta dei musulmani, Maometto (صلى الله عليه وسلم ; pace e benedizione su di lui), è descritto come molto tollerante nei confronti di alcuni uomini effeminati, che si chiamavano “mukhannathun” (مخنثون). Questi uomini erano effeminati, si vestivano con abiti variopinti, si truccavano con l’henné e non provavano desiderio nei confronti delle donne. Lavoravano presso il Profeta perché nessuno voleva dar loro lavoro. Le mogli del Profeta non si velavano davanti loro. Il Profeta impedì ai suoi compagni di prendersela con loro, di far loro violenza o di ucciderli – perché alcuni compagni volevano ucciderli.

Oggi, usando una terminologia moderna, diremmo che il Profeta dei musulmani difendeva in modo proattivo i diritti delle minoranze sessuali. E questa interpretazione è tratta dagli stessi testi che i dogmatici estremisti utilizzano per giustificare l’uccisione delle persone omosessuali, con una differenza: questa interpretazione si basa principalmente su ahadith autentici, mentre i soli “aneddoti” che condannano chiaramente l’omosessualità, dicendo che bisogna uccidere l’attivo e il passivo, sono apparsi storicamente nei testi più di 200 anni dopo la morte del Profeta. Sono menzogne, e comunque queste persone all’epoca non avrebbero avuto bisogno di creare “aneddoti” per condannare l’omosessualità se lo avesse già fatto il Corano.

Khaled El-Rouayheb Before Homosexuality“Before homosexuality in the Arab-Islamic world, 1500-1800” (Prima dell’omosessualità nel mondo arabo-islamico, 1500-1800; University of Chicago Press 2005, 22,44€, 208 pp.) di Khaled El-Rouayheb, invece, racconta la storia del mondo arabo-musulmano e della sua tolleranza verso la diversità di generi e sessualità.

Il titolo si riferisce all’epoca pre-moderna in cui le persone non venivano categorizzavate in base alla loro sessualità. Il termine “omosessualità”, infatti, è stato inventato da medici e psichiatri europei, con molte conseguenze positive a lungo termine in Occidente, ma con conseguenze estremamente negative nelle società arabo-musulmane in pieno tumulto: in tempo di crisi le minoranze sessuali diventano il capro espiatorio di società che si sentono in pericolo, che si sentono invase geograficamente, politicamente o economicamente.

La situazione prima del XIX secolo era esattamente invertita: all’epoca gli arabo-musulmani dell’impero ottomano erano descritti come bisessuali per natura, mentre, per esempio, una città-stato europea come Venezia nel IX secolo rifiutava che il sultano Harun Al-Rashid arrivasse con il proprio amante per fare sesso e divertirsi con i giovani dell’aristocrazia cittadina. Insomma, all’epoca l’impero ottomano, che aveva conquistato metà del mondo, che era alle porte di Vienna e aveva diviso Budapest in due, era l’equivalente di quello che ci immaginiamo essere oggi gli Stati Uniti, mentre gli europei mandavano sul rogo gli omosessuali, i “sodomiti”, come è successo fino al 1750 sulla piazza del municipio di Parigi (e nell’impero britannico l’omosessualità è stata passibile di pena di morte fino al 1830).

Le società arabo-musulmane, come quelle indiane e africane, hanno ereditato queste leggi puritane elaborate in un’epoca in cui in Europa l’omosessualità era considerata un crimine. Dunque, se non è colpa dell’Europa, è almeno un po’ colpa della colonizzazione.

Ricordiamoci comunque che la colonizzazione non è una prerogativa solo europea: oggi l’Arabia Saudita, per la prima volta dopo 1400 anni, ha recuperato quel potere sulle masse musulmane che aveva perso molto velocemente all’inizio della storia arabo-musulmana dopo la morte del Profeta, dal momento che città come Baghdad o Damasco all’epoca erano culturalmente molto più sviluppate rispetto a La Mecca o Medina nella penisola arabica. Oggi l’Arabia Saudita distribuisce gratuitamente copie del Corano, tradotto in tutte le lingue, in cui, dopo aver citato Sodoma e Gomorra, aggiunge la frase tra parentesi “la città degli omosessuali”… come se Dio fosse troppo stupido per dire da solo “la città degli omosessuali”!

Insomma, questa gente non solo cambia e riscrive la storia del mondo arabo-musulmano, ma soprattutto fa esattamente l’opposto di quello che afferma l’islam e l’opposto dell’esempio offerto dal Profeta, e dice che non si può essere omosessuali e musulmani. Secondo me, invece, non si può essere razzisti, antisemiti, misogini, omofobi e musulmani.

 

Leggi tutta la serie di interventi di Ludovic-Mohamed Zahed

 

Ludovic-Mohamed Zahed, imam, psicologo e antropologo
traduzione di Pier
©2015 Il Grande Colibrì

Scritto da
More from Ludovic

Come organizzarsi in associazioni di musulmani LGBT?

Organizzare attività conviviali, culturali e politiche con e per le persone musulmane...
Leggi di più

1 commento

  • questi tentativi di interpretare il Corano in chiave gay-friendly sono ammirevoli ma il punto rimane: le tre religioni monoteiste condannano in un modo o nell’altro l’omosessualità. L’unica strada per garantire libertà a tutti è una progressiva marginalizzazione della religione dalla vita pubblica e politica, ne rimango convinto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *