Kirghizistan, il referendum proibisce i matrimoni gay

Lo spoglio dei voti del referendum in Kirghizistan

Durante il referendum dell’11 dicembre in Kirghizistan, tra i 26 emendamenti al voto c’era quello di ufficializzare il matrimonio come un unione esclusivamente formata da un uomo e una donna. L’80% degli elettori hanno sostenuto questa modifica, interpretandola come un modo per proteggere i valori della famiglia. Così nello stato del Kirghizistan è stato ufficialmente stabilito che il matrimonio si può contrarre solamente tra un uomo e una donna, vietando automaticamente i matrimoni gay.

Nel 2015 un emendamento che chiedeva di inasprire le pene contro chi aveva uno stile di vita omosessuale e relazioni sessuali “non tradizionali” passò la prima approvazione in Parlamento [Il Grande Colibrì], ma non ottenne fortunatamente l’approvazione finale. La legge rispecchiava quella russa e prevedeva sanzioni pecuniarie e il carcere per sei mesi, o un anno nel caso in cui si parlasse di omosessualità davanti a minori. Anche chi partecipava a riunioni o assemblee in cui l’omosessualità veniva “promossa” come qualcosa di positivo, poteva incorrere in sanzioni.

Il Kirghizistan è una repubblica semi-presidenziale a maggioranza islamica. L’omosessualità e il matrimonio omosessuale ricevono spesso molte condanne dagli imam e dai gruppi nazionalisti, che denunciano il modo in cui i valori occidentali starebbero distruggendo il paese [Il Grande Colibrì].

Dopo e prima del referendum, le parole di alcune figure politiche sono state molto forti: “Siamo contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso in Kirghizistan perché potrebbero portare alla distruzione dell’umanità” ha sostenuto Marat Jumanazarov, il capo del gruppo indipendente degli attivisti civili ed esperti, nel corso di una recente riunione a Bishkek [Radio Free Europe].

Gli elettori sono stati più volte invitati a rifiutare i valori “inventati” dall’Occidente per proteggere una società sana.

Kozhobek Ryspaev, parlamentare del partito Ar-Namys (Dignità), avvertì che la nazione del Kirghizistan si sarebbe potuta trovare di fronte al rischio di estinzione se le unioni tra persone dello stesso sesso non fossero state vietate: “Guardate quello che sta succedendo nel mondo: le donne si sposano con altre donne, e gli uomini con altri uomini. Ci sono solo 3 milioni di kirghisi puri. Potremmo scomparire del tutto” [AKI Press].

Omurbek Tekebaev, leader della fazione parlamentare Meken Ate (Patria), sostiene che l’emendamento non era necessario perché l’articolo 36 della Costituzione del Kirghizistan stabilisce che “la famiglia, la paternità, la maternità, l’infanzia sono le priorità della società”, quindi secondo Tekebaev l’articolo garantisce che “la società kirghisa ha un orientamento eterosessuale” e che “non c’è posto per i matrimoni dello stesso sesso.”

Nella capitale Bishkek ci sono alcuni gruppi omosessuali e femministi, attivi anche sui social network, ma anche bar e caffé per il loro ritrovo, ma le loro attività vengono limitate e, da quando ci fu il tentativo di introdurre pene maggiori nel 2015, gli attacchi violenti, compreso lo stupro, sono aumentati.

 

Ginevra
@2016 Il Grande Colibrì

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