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È una sfida le cui proporzioni al momento non possiamo comprendere in pieno“: con queste parole José Zuniga, dell’International Association of Providers of AIDS Care (Associazione internazionale dei fornitori di cure per l’AIDS; IAPAC), ha descritto il fenomeno del “chemsex”. Con questa parola si indica l’uso di droghe per fare sesso senza inibizioni e senza sentire stanchezza, ma anche una vera e propria sottocultura fatta di orge lunghe anche più giorni dove si mescolano droghe pesanti (cocaina, ketamina, metanfetamina…) e si fa generalmente sesso bareback, cioè senza protezioni. In queste situazioni, non mancano le violenze sessuali (in costante aumento in questo tipo di party secondo le autorità londinesi, per esempio).

Il fenomeno ha già attirato l’attenzione degli esperti sanitari: se secondo alcuni non ci sarebbero particolari motivi di allarme, altri specialisti sono molto preoccupati. Per la IAPAC, per esempio, le orge chemsex sarebbero all’origine di vere e proprie epidemie urbane di HIV e di altre malattie sessualmente trasmissibili (MST) nelle comunità omosessuali delle grandi città europee e nelle principali mete del turismo gay, come Ibiza. I dati sui nuovi casi di HIV tra uomini che fanno sesso con altri uomini, a dire il vero, danno un quadro molto meno chiaro e uniforme: se a Milano questi casi “sono in forte crescita, soprattutto tra giovani e giovanissimi, anche al di sotto dei 20 anni“, Berlino ha visto un calo e Londra quasi un crollo.

Quali risposte?

Il rischio è di attaccarsi a un dato o all’altro per difendere in modo acritico una posizione ideologica: il chemsex finisce per diventare una bandiera di libertà contro la sessuofobia o un mostro dalle dimensioni apocalittiche, in cui tra l’altro si mettono sullo stesso piano azioni come fumarsi una canna, sniffare del popper e iniettarsi del Crystal meth. Senza giudizi moralistici e senza voler diffondere il panico, occorrebbe sottolineare le ovvietà scoperte da varie ricerche: comportamenti a rischio e MST sono più frequenti tra chi ricorre al chemsex. D’altra parte, solo il 36% degli amanti della pratica è pronto a dire che l’uso di droghe non abbassi l’attenzione sul sesso sicuro.

Per quanto riguarda le risposte, sicuramente servirebbero campagne informative per conoscere e riconoscere le diverse sostanze e capirne i possibili effetti: associazioni e locali gay di città come Berlino o Parigi regalano piccole e semplici guide sull’argomento, per esempio. Inoltre a chi fa chemsex Shannon Hader, vice-direttrice di UNAIDS, consiglia la profilassi pre-esposizione (PReP), cioè l’uso di farmaci retrovirali per evitare l’infezione da HIV. E forse non è inutile ricordare che si può fare in completa sicurezza e con grandi soddisfazioni tutto il sesso che si vuole, con quante persone si vuole e in mille modi diversi anche senza droghe e senza farmaci, ma semplicemente con qualche pacchetto di preservativi.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
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