“Islam: bisogna superare l’attuale legalismo fascista”

E’ possibile un processo di secolarizzazione nelle società arabo-musulmane? Comunemente si esprime scetticismo su questa ipotesi, giudicata improbabile a causa di presunte caratteristiche intrinseche alla religione islamica: l’islam, si afferma, sarebbe un sistema in cui la legge religiosa avrebbe un ruolo assolutamente preponderante su ogni aspetto della vita personale e sociale. In realtà questo tipo di visione è caratteristico delle realtà politiche odierne e non è un’espressione inevitabile dell’islam, tanto che nella storia musulmana si ritrovano esempi anche molto lontani da questo modo di interpretare il ruolo della norma. Ecco cosa ha detto a questo proposito, durante un incontro organizzato da Il grande colibrì con Casa dei diritti, Il guado, Le rose di Gertrude e Renzo e Lucio, Ludovic-Mohamed Zahed, imam e studioso apertamente omosessuale [Il Grande Colibrì].

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Duecento anni fa nelle società arabo-musulmane il rapporto con la legge era molto meno fascista e totalitario di oggi, secondo quanto hanno testimoniato nei loro scritti non solo gli arabi, ma anche quegli europei, soprattutto religiosi e commercianti, che visitavano l’impero ottomano e che erano scandalizzati – in particolar modo i francesi, all’epoca i più omofobi di tutti – dal fatto che imam, sultani e grandi intellettuali arabi scrivessero poesie d’amore per i ragazzi (o per le ragazze, nel caso delle donne sapienti). Erano anche scandalizzati dal fatto che le persone transgender potessero richiedere un cambiamento dello stato civile: per esempio, a Damasco nel XVI secolo persone nate come Ali potevano diventare Aliya e alla fine sposarsi con persone del proprio stesso sesso biologico.

In fin dei conti, il rapporto con la legge islamica è sempre stato assoggettato al potere politico, e la cosa non sorprende: un sultano che combatte sul campo di battaglia non cede il potere agli imam. L’eccezione è l’Iran, dove gli imam hanno preso il potere.

Come affermano alcuni storici del mondo arabo-musulmano moderno e post-moderno, oggi in paesi come l’Iran e l’Arabia Saudita si esprime in ritardo il fascismo ed il totalitarismo del XX secolo: questi regimi non hanno nulla di diverso, nella loro essenza, dal nazismo che ha deportato ebrei, omosessuali e rom, mentre non c’entrano nulla con la fede ed il monoteismo. Dal mio punto di vista, è un problema di emancipazione economica, culturale ed intellettuale che non ha nulla a che vedere con l’islam in quanto religione né con la cultura araba.

Che poi cosa sarebbe la “cultura araba”? In Marocco, Sudan e Libano, per esempio, ci sono culture profondamente diverse, le persone non adottano lo stesso abbigliamento e le tradizioni culinarie sono differenti. C’è una grande diversità, anche se c’è stato un processo di arabizzazione, di uniformazione inevitabile in tutti gli imperi per facilitare gli scambi intellettuali, eccetera.

Secondo me non ci sono differenze per natura tra la civiltà europea e la civiltà arabo-musulmana, come invece sostengono quegli intellettuali che parlano di “scontro delle civiltà” in opere che contengono frasi francamente razziste. Per capire questi problemi occorre prendere un po’ di distanza da tutti questi attentati e da tutte queste guerre, anche se è molto difficile.

Facciamo un esempio: durante il protettorato francese in Marocco il re non venne destituito, ma gli furono lasciati solo poteri spirituali, mentre il potere temporale era gestito dai francesi, dal generale Lyautey. Sotto influsso del re, che voleva comunque esercitare qualche forma di controllo sul proprio popolo, la mudawana, il codice di famiglia che regola anche i diritti delle donne, è stata resa più severa che mai. E si è anche proibito alle persone di mangiare per strada durante il ramadan e ai non musulmani di entrare nelle moschee – divieti che sono tutt’ora validi in Marocco. Anche qui troviamo, non a caso, traccia degli effetti negativi della colonizzazione. E, per me, è un altro esempio del fatto che sono problemi legati alla geopolitica e non ad un sistema culturale.

In tutto questo, non bisogna comunque negare le differenze. Ad esempio, parla di differenze Emmanuel Todd, autore di opere come “Allah n’y est pour rien!” (Allah non c’entra nulla!; Le Publieur 2011, 10€) e “Qui est Charlie? Sociologie d’une crise religieuse” (Chi è Charlie? Sociologia di una crisi religiosa; Seuil 2015, 18€, 248 pp.), che racconta di un’Europa più aperta al mondo rispetto ad un impero ottomano rimasto per secoli molto stabile, ma troppo chiuso su se stesso. E ci sono differenze anche a livello di strutture e tradizioni familiari: ad esempio, il matrimonio tra cugini per i musulmani non è un tabù, ma una possibilità supplementare, che però purtroppo spinge le comunità a chiudersi su se stesse, dal momento che le persone si sposano all’interno della stessa famiglia.

Insomma, ci sono tantissimi fattori di cui tenere conto. Faccio un ultimo esempio: ci dicono che in alcuni quartieri l’80% dei reati è commesso da persone di origini arabo-musulmane. Ma i musulmani non rispettano la legge sopra ogni cosa? La cultura araba non si fonda sul rispetto della legge? Evidentemente queste frasi sono semplificazioni e queste persone non rispettano più nessuna forma di istituzione per colpa della disoccupazione, della mancanza di emancipazione e della mancanza di educazione.

 

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Ludovic-Mohamed Zahed, imam, psicologo e antropologo
traduzione di Pier
©2015 Il Grande Colibrì

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1 commento

  • Io credo che il problema dell'imposizione di tabù sia a riferirsi a una visione coloniale dell'economia, laddove non si produce più per sé ma per il paese invasore. Quando questo succede c'è la tendenza nel sottomesso a rimuovere il proprio modo di vita e pensiero, per assecondare il padrone e riceverne benefici economici di scarto. Ricevere di scarto significa pensare di essere di scarto e non meritevole di rispetto quindi meritevole si sottomissione culturale, che si esplica nell'importare i modi i tabù i valori del padrone. Però non capisco perché i valori di imam religiosi tolleranti che applicavano la versione tollerante del Corano, non abbiamo avuto la forza di restare integri per il loro popolo; combutta anche dell'islam con il più forte?

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